... anni fa (2)

‘Dai, suona, qualcosa mi verrà in mente’
Sono amiche, la vita è dura, ma sono amiche. ‘Capirà se dico qualcosa di sbagliato. E se non capirà... allora vorrà dire che perdonerà’
La porta si apre, piano. Una faccia carina e triste. Fazzolettone, occhi rossi ma asciutti, sorriso, triste anche quello.
‘Elena, cara, siamo qui... scusa... la nebbia’
‘Ma figuratevi, ragazze, neanche a pensarci. Grazie, anzi che siete venute. E’ di là. Volete vederla?’
La vita a volte aspetta un po’ ad essere dura. Spesso incomincia presto. A volte comincia presto ma te ne accorgi dopo un po’.
Quale sarà il caso di Elena?
La casa è piena di gente che parla piano, fanno spazio quando passano con lei. Alcuni sorridono un po’ imbarazzati, alcuni abbassano lo sguardo, ma quel ragazzo laggiù no, la guarda e sorride, la guarda in faccia, senza timore e sorride, schietto.
‘Chi è quello?’
‘E che ne so Dani, non fare domande da oca proprio adesso’
‘Ma non sto facendo la scema, chiedo sul serio, non lo conosco e chiedo’
‘Zitta’
Entrano. Sono grandi ormai, non è la prima volta che vedono un cadavere, eppure è sempre una strana e imbarazzante situazione. A vent’anni la morte è ancora una cosa lontana. Ma qui è ancora più strano. E’ la sua mamma. Era ancora giovane, una bella signora, sempre allegra.
‘Accidenti, sembra che dorma, sembra che respiri, se guardo bene adesso apre gli occhi, si mette seduta, ride e ci offre la torta’ Sono pensieri. Un po’ di imbarazzo ma in fin dei conti danno voce a un desiderio vero, che la vita non finisca mai. Che la morte è proprio una cosa contro natura.
Ti verrebbe voglia di andare lì vicino e scuoterla un po’ ‘Signora Lisa, signora Lisa, si svegli!’
‘Diciamo insieme una decina del rosario?’
Si voltano e vedono il proprietario di quella voce che osa alzarsi tranquilla e sonora tra tutti quei mormorii.
‘E’ quel tipo che non conosciamo’
‘Ma chi è Elena? Un tuo parente particolarmente devoto?’
‘No, è un mio ex compagno del liceo, abita qui vicino. Conosce... conosceva bene la mamma, era spesso qui da noi, ha conosciuto anche papà, studiavamo spesso insieme da piccoli.’
Il ragazzo sembra a suo agio, prende la corona del rosario e attacca:
‘Nel primo mistero doloroso si contempla...’
In pochi rispondono, comunque sono tutti zitti, almeno ascoltano.
Lì, seduto in un angolo c’è anche Andrea, il fratello di Elena. Sembra un po’ imbambolato, non ha sollevato lo sguardo un attimo, non ha salutato nessuno.
Finalmente finisce anche questa.
Alcuni rimangono ancora un po’, altri salutano sommessamente le facce conosciute, poi, quando sembra dignitoso possono anche accennare ad uscire.
‘Elena, chi resta con voi stanotte?’
‘C’è la zia Carla. Non vi preoccupate’
‘Senti perchè non andiamo insieme a mangiare una pizza?’
‘Si, certo, quando sarà finito tutto, c’è così tanto da fare sapete. La zia è bravissima, mi aiuta. Ma veramente sono un po’ preoccupata per Andrea. L’avete visto?’
Tre paia di occhi si spostano sul ragazzo, ma non è più da solo, c’è il solito amico, quello che non conoscono, gli sta seduto accanto. Stanno parlando.
‘Oh, guarda che caro il Lorenzo! Ve lo presento?’
‘No, meglio non disturbarli, magari ad Andrea può far piacere stare un po’ da solo con il tuo amico’
‘Andiamo sul balcone allora, è l’unico posto dove si può stare un po’ tranquilli, e poi ho bisogno di una sigaretta’
Non si guarda mai l’orologio quando c’è da chiacchierare, e stasera particolarmente. Anche se da condividere c’è più silenzio adesso. Ma non pesa, anzi, è un silenzio confortevole. Ogni tanto si affaccia qualcuno che vuole salutare. Quando rientrano c’è solo la zia. Sta mettendo in ordine le sedie.
‘Andrea?’
‘E’ uscito con Lorenzo. Volevano fare due passi. Vai anche tu ad accompagnare le tue amiche alla macchina, non ho paura di restare da sola, vai.’
Donna pratica e buona la zia Carla, un vero appoggio.
‘Ragazze stasera ho scoperto una cosa.’ Elena ha una faccia seria ma più serena ora.
‘Dai signorina, sputa una delle tue scoperte storiche’
‘Guardavo Lorenzo, come si è mosso stasera in casa, e non abbiamo scambiato molte parole sapete? Poi con voi, neanche con voi ho parlato tanto vero?’
‘Si, e... mi sembra normale...’
‘Bè, però ho sentito molto di più la vostra amicizia in questo silenzio che non in tutte le parole che ci siamo dette da quando ci conosciamo’
‘Già, a che servono le parole se non a raccontare la vita’
‘Brava Anna! E a che serve il silenzio, se non a far spazio alla vita?’
Bisogna vivere più che parlare, e capirlo a vent’anni è una cosa interessante.
‘Guardate un po’: la nebbia sta salendo, finalmente’
Ed è come uscire da una strettoia, l’allentarsi di un legaccio, l’allargarsi del respiro.
‘Elena’
Il timbro della voce ormai è familiare.
‘Lorenzo, vieni che ti presento le mie amiche’

                                                                                         (continua)

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