il laccio spezzato

Stasera esco, non ho voglia di stare chiusa in casa. Andrò da sola in centro, a fare un giro. Così, a zonzo, a perdere tempo, sì, proprio, a perdere tempo!
Iniziamo da questo a fare tutte le cose che farebbero imbestialire mia madre.
Mia madre: la parte moralista e rigida di me. Stasera manderò all'aria tutto questo peso e inizierò a riprendermi la mia vita. Sì, signori...vi presento una che ha una vita propria.
Mi metterò uno splendido smalto rosso...laccato. Di quelli da donna 'donna'. Orrore! Troppo appariscente! Sì, voglio essere appariscente, farmi notare da... me, che non ci penso mai a quell'essere umano che sta dentro 'sta faccia, queste mani e...tutto il resto.
Pensare a sè stessi? Ma come? Non bisognava essere altruisti? 
Non ho mai sentito una parola più pesante e falsa e moralista di questa. Comincio da me, perchè mi sono estranea, perchè se non comincio da me gli altri va a finire che non li sopporto, a lungo, o breve andare, non li sopporto. Mi portano via lo spazio, l'aria, il respiro. Mi portano via me.
Poi andrò a zonzo, sì, senza una meta precisa. A respirare l'aria della mia città. A guardarmi intorno come si guarda intorno un bambino. Per riscoprire cosa mi circonda, per riprendermi tutto, perchè tutto io voglio. Io ho bisogno di tutto e di tutti. Anche di quel tizio fermo all'angolo con un mazzo di fiori...starà aspettando la ragazza... sì, decisamente sta aspettando la morosa...con quell'aria ridicola e imbarazzata! Bene, anche costui mi appartiene! Che stia pure con la sua donna ma, anche se non lo sa, mi appartiene.
Poi mi voglio mangiare un gelato. Con questo freddo? Mbè? E allora? E me lo prendo anche bello grosso e camminerò per strada, guardando le vetrine.
Mi sento una sovversiva, una mezza delinquente. 'Alla tua età io già....' mi sembra di sentirla la signora coscienza materna che si vorrebbe appoggiare alla mia vita con tutto il suo peso morto...eh no! Non mi freghi più.... adesso tocca a me... avrebbe già da tempo dovuto toccare a me, quindi è ora che mi decida.
Santo cielo! Non mi ero mai accorta che la vita mia appartenesse a me, a me. E stasera devo farle fare un bel giro, luci, vetrine, negozi...sì, negozi: un bel rossetto nuovo. Bisogna festeggiare con una cosa perfettamente inutile...trasgressiva direi. L'inutilità oggi è la mia trasgressione privata, è il mio inno alla libertà, alla libertà di sbagliare...finalmente sbagliare senza il fiato sul collo, senza le prediche degli insoddisfatti che per invidia vogliono triste anche te.
"Il laccio si è spezzato e siamo stati liberati..."
Da chi ho sentito questo? Musica sconosciuta. Eppure che nota intonata con il mio canto! Chi sei tu che mi segni il tempo? Tu che tieni il ritmo con il mio respiro?
Qualcuno una volta mi ha parlato di desiderio. Sembra un ricordo che sale dal buio, una cosa che avevo schiacciato sotto la terra della sottomissione, nel campo dove cresceva solo l'erba del lamento.
Desiderio: parola pericolosa e proibita. Neanche un'editoria clandestina mi ero concessa. Non sapevo cosa fosse fino a quando il geyser non ha fatto saltare le condotte sotterranee, fino a che non è esploso l'inevitabile desiderio. 
Fuochi d'artificio sono i desideri del mio cuore, che stasera hanno il sapore di fragola del mio gelato, il colore rosso rubino del mio smalto e il profumo di questo rossetto chanel... ma che in fondo, in fondo al cuore rimbombano come l'eco di un grido in Paradiso. Infinite possibilità, infiniti desideri, oggi finalmente inizio a vedere la vera mia faccia e scopro che vivere mi piace...accidenti se mi piace!
Chi devo ringraziare? Chi li ha inventati per me? Chi mi ha inventata la vita?
Mi guardo intorno e vedo la gente, gli altri, come me, ognuno con il suo fagotto di desideri, commoventi legami...li abbraccerei tutti! 
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