fare il male

Sto partendo da un disgusto. Il disgusto per il male. Non solo, ma per la facilità del male, una grande pensatrice l'ha chiamata anche 'banalità' del male.
Sbattilo in prima pagina e sotterralo di parole.... diventerà una fiction, un reality di plastica quindi qualcosa che riguarda gli altri, uno spettacolo, che serve ad illuderti di essere tanto buono quando si chiude il sipario.
Parlo di una ragazzina che è morta e della giostra che le gira ancora intorno, con tanto di opinionisti, colpevolisti, psicologisti e giornalisti.
Stranamente il disgusto che provo mi avvicina alla questione, ho bisogno di guardare e giudicare. Ma non mi interessa guardare morbosamente il male degli altri, è così facile, così troppo tremendamente facile trovarlo anche dentro di me!
Non c'è bisogno di arrivare ad uccidere per scoprire che il male del mondo ha un posticino comodo comodo anche a casa mia. E chi si scandalizza, chi grida al mostro vive nella casa di Barbie o in quella del Grande Fratello.
A volte per fare il male basta sentirsi 'a posto', basta la pretesa di trovare il colpevole come la soluzione di tutto: "è in galera? ok che ci resti a marcire e noi possiamo tornare a dormire, fine del problema."

Bisogna avere una grande pietà ed una grande conoscenza di sè per poter fare cronaca. Il mestiere del giornalista è uno dei più affascinanti, ha a che fare con la libertà e la discrezione, con la verità ma anche con il silenzio. Non può essere fatto da uno che ci guarda dal piedistallo, un giornalista sarà pure distaccato, ma non può tirarsi fuori dall'umano.
Oggi che differenza c'è tra libertà di stampa e rispetto per il dolore? E il sacrosanto valore della verità come va custodito? Va sempre urlata la verità? Ma la verità tutta intera, quella che prende dentro anche me, che svela anche il mio, di male. Perchè se il mio male è banale, o peggio, non lo considero, io sono in pericolo... io.
Sensi di colpa inutili? Retaggio di una 'educazione bigotta'?
Balle! I sensi di colpa sono una cosa e il male vero un'altra, e lo sappiamo bene, non pigliamoci per i fondelli!

Il male vero è annusare un fiore, restarne estasiati, attratti, desiderosi e tre secondi dopo, senza una ragione calpestarlo, distruggerlo, ucciderlo. E' appassionarsi della bellezza e vederla morire, non poter fare niente, nel migliore dei casi, per mantenerla intatta.

Il senso di colpa è un matto che ama di più la camicia di forza delle regole che la propria libertà di sbagliare.

Dostoevskij. Tanti dei suoi capolavori sono nati dalla lettura appassionata di fatti di cronaca, sanguinosi fatti di cronaca. Ma noi diremmo che "Delitto e Castigo" è spazzatura? Forse oggi il buon Feodor sarebbe lì anche lui a guardarsi le inchieste in tv, o bersi le ultime di "nera" dei quotidiani. Un'ossessione? Molti lo considerano un pietoso genio dell'umano.
Ma non è che tutto dipende allora dallo sguardo che abbiamo sulla realtà? Ancora una volta dobbiamo decidere se assistere passivamente alla vita da spettatori giulivi condotti attraverso la casa degli orrori, oppure viverla da protagonisti questa storia, nel bene e nel male, nella pietà e nella compassione, con le mani nella terra, senza fare i damerini senza macchia ne puzzette. Magari nella ribellione, ma vivere!
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