perché? perché voglio la luna

Oggi ho imparato una cosa: una delle cose più facili del mondo è la tentazione di arrendersi e smettere di chiedere, e di chiedere 'perché?'.
Leggi una notizia sul giornale, ti pestano i piedi in metropolitana, ti danno da fare un lavoro totalmente irrazionale... e devi farlo... guardi una cosa bella e ti si stringe il cuore come se la nostalgia di qualcosa che non puoi avere ti togliesse il respiro... qual è il rimedio che subito ti dai? Fare altro, lasciar perdere, distrarti... non domandare più. Perché se chiedi il perché a chi ti sta di fronte nel migliore dei casi ti senti rispondere che rompi le scatole: "fai e stai zitta che così ne usciamo prima...", se lo chiedi a te stesso è come affacciarsi sul vuoto e sentire il rimbombo della tua voce che scende, scende, scende dandoti la misura del profondo mistero verso cui gridi.
A volte ti sembra di essere proprio fuori, forse pretendo l'impossibile, forse sono davvero idiota...
Ma io non sono soddisfatta, non sono venuta al mondo per scaldare la sedia, non spendo il mio tempo al lavoro solo perché in qualche modo lo devo occupare, salvo poi lamentarmi con l'ente superiore perché mi impone compiti che non mi piacciono.
La prima lotta è per non smettere di essere uomini cioè di domandare.
E allora mi spiace io continuo a rompere le scatole ai miei colleghi perché se anche una cosa la devo fare vorrei sapere se e dove posso mettere la mia ragione, non solo il mio sudore.

"…Come si può continuare a vivere con le mani vuote quando prima stringevano l'intera speranza del mondo?…Mettersi d'accordo con la vita. Darsi delle ragioni, scegliersi un'esistenza tranquilla, consolarsi. Non è per Caligola."


Elicone: Buon giorno Caligola.
Caligola: Buon giorno Elicone.
Elicone: Sembri affaticato.
Caligola: Ho camminato molto.
Elicone: Sì, la tua assenza è durata a lungo.
Caligola: Era difficile da trovare.
Elicone: Che cosa?
Caligola: Ciò che volevo.
Elicone: E che volevi?
Caligola: La luna.
Elicone: Che?
Caligola: La luna. Sì, volevo la luna.
Elicone: Ah, e per fare cosa?
Caligola: E' una delle cose che non ho.
Elicone: Sicuramente. E adesso È tutto a posto?
Caligola: No, non ho potuto averla. Sì, ed è per questo che sono stanco. Tu pensi che io sia pazzo.
Elicone: Sai bene che io non penso mai. Sono troppo intelligente per pensare.
Caligola: Sì, d'accordo. Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti.
Elicone: E' un opinione abbastanza diffusa.
Caligola: E' vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell'immortalità , di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo.
Elicone: E' un ragionamento che sta in piedi. Ma, in generale, non lo si può sostenere fino in fondo, non lo sai?
Caligola: E' perchè non lo si sostiene mai fino in fondo che non lo si sostiene fino in fondo. E non si ottiene nulla. Ma basta forse restare logici fino alla fine.
Elicone: Io so ciò che pensi. Quante storie, per esempio per la morte di una donna.
Caligola: No, Elicone, non È questo. Mi sembra di ricordare, È vero, che alcuni giorni fa È morta una donna che io amavo. Ma cos'è l'amore? Poca cosa. Questa morte non è niente, te lo giuro. Essa è solo il segno di una verità che mi rende la luna necessaria. E' una verità molto semplice e perfettamente chiara, un pò stupida forse, ma difficile da scoprire e pesante da portare.
Elicone: Ma, in fin dei conti, qual è la verità , Gaio?
Caligola: Gli uomini muoiono e non sono felici.
Elicone: Andiamo, Gaio, questa è una verità con la quale ci si può benissimo arrangiare! Guardati attorno; non è questa una verità che impedisca loro di mangiare, per esempio.
Caligola: Allora è che tutto attorno a me è menzogna. E uno che mangia carne così è un mentitore. E io voglio che si viva nella verità . Da imperatore voglio che si viva nella verità , e io ho proprio i mezzi per farli vivere nella verità , poichè io so ciò che manca loro, Elicone. Sono privi di conoscenza e manca loro un professore che sappia ciò di cui si parla.
Elicone: Non offenderti, Gaio, di ciò che ti sto per dire, ma dovresti prima riposarti un po'..
Caligola: Non È possibile. Non sarà mai più possibile: dopo aver viste queste cose non è più possibile.
Elicone: Perché dunque?
Caligola: Ascolta, Elicone, sento dei passi e un rumore di voci. Non parlare e dimentica di avermi appena visto.
Elicone: Ho capito.
Caligola: E, ti prego, aiutami ormai.
Elicone: Non ho ragioni per non farlo, Gaio, ma non so molte cose e poche mi interessano. In che cosa ti posso aiutare?
Caligola: Nell' impossibile.
Elicone: Farò del mio meglio. Buon giorno Caligola.



                                                                                                                (Albert Camus 'Caligola')
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