Alcesti o del desiderio di eternità

Alcesti, moglie di Admeto re di Tessaglia, che muore al suo posto, liberamente e gratis. 
Tragedia di Euripide, tra le più antiche ispirata ad uno dei miti più toccanti della tradizione greca.
In poche parole Admeto avrebbe dovuto morire per volere degli dei, o sopravvivere a condizione che qualcuno fosse morto al suo posto. 
Senza nulla chiedere, se non un devoto ricordo, Alcesti dona la propria vita per l'amato... il quale non brilla proprio di chiara intelligenza, insomma vengono dei dubbi legittimi che ne sia degno ma, ed ecco la prima sorpresa, pare che questo non sia affatto un problema.
Lascio perdere tutte le faccende che riguardano eros e thanatos, amore e morte, devozione, dono di sè eccetera eccetera... anche perché non ne saprei un ciffolo! La cosa che mi colpisce è che in tutto il testo, anche nelle parti in cui emerge chiara la pochezza e meschinità dell'uomo, c'è un grido desideroso di vita e di vita eterna, per sempre.
E la vita cosa sarà mai se non un dono di qualcuno che ci vuole bene tanto tantissimo?
Secoli prima di Cristo un'altra profezia di Cristo sgorgata dal cuore stesso dell'uomo: il grande e commovente desiderio di essere così amati da poter vivere per sempre, il grande e commovente desiderio che l'amato viva per sempre.
Gli dei della grande Grecia non si curavano molto di tutto questo, potevano esserne toccati ma non coinvolti e commossi...
Alcesti pur tornando dall'Ade, e con lei Admeto, saranno comunque arrivati alla fine dei loro giorni, Alcesti, pur donando tutta sè stessa, non è in grado di rispondere alla sete infinita del suo cuore e di quello del suo uomo, perché siamo poveri uomini e chiediamo l'impossibile... per gli uomini, ma....


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