piccola storia di perla

“...sarà perché ascolta sempre quella musica così malinconica, fa venire la depressione!”
Tuo fratello parla sempre in quella dannata maniera, pare sapere tutto, è così sicuro di sé che fa rabbia.
Lei lo sa, lo sente anche quando non lo sente.
Cuffiette, cartella ...”ciao ma....” e via in ascensore. Entra sempre a testa bassa, non vuole guardarsi nello specchio “bisogna che inizi ad usare qualcosa per questa pelle prima o poi, e tirati su quella frangia dagli occhi...” tua madre, un’altra che la sa lunga.
Traffico, autobus completo, neanche si ferma e tu che sei in ritardo “entrerò anche oggi alla seconda ora,  e va bene mi tocca...”
“benarrivata Perla, svegliata bene?”
Sorriso sardonico del prof, e quel nome detto ad alta voce, quello stupido nome, così diverso, così scemo.
Quinto banco in fondo, a destra le principesse, a sinistra le salutiste, in mezzo: il brutto anatroccolo bleah!
Intervallo, a destra concorso di bellezza “chi ha l’ombelico più fico?”, a sinistra nessuno, sono già tutte in palestra. Perla, bambina ancora nell’ostrica, da sola ad ascoltare le solite perturbazioni musicali, nelle cuffiette bianche.
E adesso cosa vuole il prof? Perché non se ne va al bar con i colleghi? Ha puntato su di te... no!
“Guarda che la musica è una cosa troppo bella per usarla come una serratura...”
“Cosa?!”
“Ho detto che la musica è fatta per volare, per abbattere i muri non per tirarli su!”
Non gli rispondi neanche, perché neanche aspetta la risposta, si china, sorride tranquillo e se ne esce, niente predica. Quello fa sempre così, ti butta addosso le parole come se giocasse a palla, e poi se ne va.
Cambio dell’ora, altro supplizio: la ginnastica. A quando l’ora di “lasciatemi in pace”?
E’ così con queste creature: pochi, pochissimi anni, ma si compiacciono delle loro spalle curve perché credono di portare tutto il peso del mondo. E forse lo portano anche, perché questo desiderio sconosciuto, questo sottile tormento, questi cambi d’umore sono il segno dell’incerto confine che stanno varcando. Non sanno chi sono ma vogliono esserlo con tutta l’anima.
Perla sta tornando a casa da scuola.
Perla con la musica nelle orecchie e negli occhi ancora lo sguardo strano e allegro di quel prof che forse, forse non è poi così male come sembra.
Perla che entra nella casa vuota, tutti i giorni vuota, perché questa famiglia bisognerà pur mantenerla!
Compiti.
Squillo del telefono.
“Pronto, sono Giulia, c’è Perla per favore?”
Ecco: Giulia, un nome normale! Perché tutti sono normali e io no?
“Sono io, ma Giulia chi?”
“Non mi conosci, sono di terza C, scusa se ti chiamo a casa, ma dopo la scuola non ti ho vista fuori, volevo invitarti a teatro sabato sera”
“Scusa ma forse hai sbagliato persona”
“Ma tu non sei la Perla Coretti?”
“Si sono io...così dicono”
“Allora non ho sbagliato, abbiamo lo stesso prof, il Tappo, il bassotto di matematica...”
“Si, quello della musica...”
“No, non quello di musica...”
“Si, ho capito, era una cosa mia, una battuta. Bè, e allora?”
“Mi ha detto di invitarti, che ti sarebbe piaciuto, sabato sera al teatro Saletti facciamo un po’ di musica, niente di speciale, ma ci farebbe piacere averti fra noi!”
Bizzarra situazione. “E perché proprio io? Neanche mi conosci!”
“E perché no? E poi ti conosce il Tappo no? Allora?”
“Non so, devo dirtelo subito?”
Ma vallo a capire sto prof. Appena arrivato, due mesi o giù di lì, e si mette a fare lo splendido. Che ne so se ci vado?
Capirai che musica poi?!
Martedì, mercoledì... Tappo arriva ancora, e guarda se ti manda un fiato, un segnale, un cenno sulla cosa!
Giovedì, venerdì...
“Allora Perla ci hai pensato?”
“Pensato a cosa prof?”
Bugiarda, è tutta la settimana che ci pensi, e adesso che finalmente te lo chiedono.... "mi odio, mi odio, mi odio!"
“Dai che lo sai! Domani sera, vieni con quelli della C? E’ musica! Non ti piaceva la musica?”

Chissà perché ti trovi qui, sono un bel gruppo affiatato, e tu? Già, in che schifo di situazione mi sono messa, non conosco nessuno, tranne ....il professore, si bella consolazione!
“Dai, Perla, via quel muso, vedrai che ti diverti!”
Musica.
Risate.
Domande. Tante, sincere. Si sono accorti di te.
Tutto passa lieve, passa e non sei stanca, passa e neanche ti sei ricordata di lamentarti.
“Prof, ma lei allora lo sa che la chiamano Tappo?”
Risata. Allegra. Non è offeso. Strano.
“Guarda che mica sono nato professore, a scuola ci sono andato anch’io.”
“E tu, hai visto che la musica è più bella fatta insieme ad altri?”
“Lo so, ma ci sono dei momenti che...”
“...uno non deve stare solo... adesso lo sai”
E’ una parola, ma per non stare soli occorre qualcuno disposto a farti compagnia.
“Ma prof, com’è che io sono così?”
E perché queste domande che vengono a galla, e perché proprio con questi qui?
Si rischia. Per avere le risposte al desiderio che incalza si rischia. E sono domande grandi, le più grandi che conosce.
"Mia madre mi dice sempre di distrarmi, che non si può perdere tempo a cercare cosa è vero e cosa no, il bene, il male, perché l’ingiustizia, perché.... Mio padre mi dice che basta crescere e poi non ci si arrovella più".
"E’ vero Perla, guardare all’universo infinito fa venire le vertigini, ma non è che se non lo guardi il cielo non è più lì. C’è, è lì per te. Aspetta solo che tu sollevi lo sguardo".
Non far tacere le tue domande, mai. Perché le risposte ci sono. Ma sono come le stelle, le devi cercare con il desiderio del cuore, percorrere con la ragione le distanze, collocarle nella geografia del tuo cielo, dare un nome ad ognuna.
E se qualche volta sentirai la paura del volo guarda, accanto a te troverai sempre qualcuno che viaggia, che forse ha la tua stessa paura, che canta, che fa musica, che vuole stare con te.
Perla va a scuola.
Perla ascolta musica.
Perla ha fatto amicizia.
Perla sta uscendo dall’ostrica e solleva il naso alle stelle.
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