Aspettando il Natale 2

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Aspettando il Natale....

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...alle porte... non il Natale che si compra, quello che abbiamo gratis, tutti.
Quest'anno pensavo di ascoltare qualcosa che all'apparenza di natalizio ha ben poco.
All'apparenza.
Ma il Natale è tutt'altro che apparenza, l'abbiamo fatto diventare una mielosa e appiccicosa bugia, mentre non c'è niente di più sovversivo e corrispondente alle domande umane.
Ecco, aspetterò il Natale con tutti quelli che domandano.... che lo sappiano o no a Chi si rivolgono, io sono come loro.
ciao ciao



La mia terra

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Oggi sono stata a Pavia. Piccola città con una grande storia. Bella. Sotto il sole d'autunno. Rilassata. Di  domenica. Sotto il sole d'autunno.
Visita a San Michele, chiesa di re e imperatori. Imperatori di quella cosa che poi avremmo chiamato Europa. Di qui sono passati. Qui hanno chinato la testa in un gesto forse simbolico, ma che serviva a ricordare loro che senza l'aiuto di Dio l'uomo, tutti gli uomini, pezzenti o imperatori, santi o peccatori farebbero cilecca, cilecca a far bene o a peccare alla grande.... cilecca comunque.
Ne è passato di tempo sotto i ponti di Pavia! Ne ha viste di lotte questa piccola incantevole città.
Ho ripensato a tutte le città d'Italia che ho visto e camminato. Come Pavia tutte: storia, arte, lotte anche tra fratelli, odio, rancori, gelosie e poi lavoro, opera, bellezza, sfida coraggiosa o incosciente al tempo e alle avversità sue.

Amo la mia terra. E se non ne conoscessi anche le brutture penso che la amerei di meno. So della meschinità di cui siamo capaci ma non mi scandalizza, niente giustificazioni, ma nemmeno svendita al miglior offerente. Nessuna, ma proprio nessuna vergogna. Sono una svergognata amante della mia terra.
Perchè la vergogna è il seme del tradimento, la vergogna è frutto della dimenticanza, figlia dell'ignoranza, ma di quella figliolanza abbandonata, orfana, senza alcuna appartenenza e perciò pronta ad essere schiava del primo mercenario prepotente.

Chi ride dell'Italia oggi, chi fa festa in questo difficile momento dell'Italia di oggi sono soggetti di due tipi: gli ignoranti con la memoria corta che aspettano di essere salvati senza spendere una goccia di sudore, o i falchi che ne conoscono bene il valore e se la vogliono comprare a poco prezzo.

In tutto questo chi ancora dichiara di vergognarsi di essere italiano, e solo per le colpe di qualcun altro, si chiama fuori dalla propria storia, fuori dalla propria terra... Bene, libero di andarsene a sputare sentenze per il mondo, ma dubito che prima o poi avrà la libertà di appartenere a qualcuno, dubito che potrà mai dire 'io' a sè stesso o 'mio' a qualcosa, dicendolo come solo sa dirlo un uomo libero, forse ferito, forse meschino, povero e limitato ma libero.

In questi giorni mi sono fatta una certa idea: credo che i perfetti, alla fine, non abbiano una patria. Ecco chi sono i poveretti.



The big Kahuna

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...o dell'inseguimento della felicità.

Mi piacciono i racconti quando sono costruiti come metafore. Forse non so leggere fino in fondo, però un po' di ABC la vita me l'ha insegnato.

Ho rivisto un bel film che avevo quasi dimenticato.
E' capitato altre volte: leggi o vedi qualcosa una volta... magari anche due, e ti passa addosso come acqua calda in estate...evapora subito senza traccia.
Poi, per caso, si ripete l'occasione, ed è quella dove scatta la corrispondenza. E' stato così per Big Kahuna.
Non è un film facilissimo. Praticamente non succede niente. Praticamente succede tutto.
Tre venditori attendono in una camera d'albergo. Attendono di incontrare il grande acquirente. Il colpaccio della vita insomma. Due esperti e un pivellino. Un cinquantenne un po' disilluso ma paziente, di quella pazienza che nasce un po' dalla conoscenza dei propri errori, e da una domanda, per fortuna, ancora viva, ferita, stanca ma viva. Grande Danny DeVito.
L'altro un po' più giovane, più compiaciuto del proprio cinismo ma incapace di essere aspro fino in fondo. Un saporitissimo e mordace Kevin Spacey. Infine il giovane che, sotto una timida e docile apparenza, risulta essere il più rigido dei tre.
Tutto è pronto per accogliere il personaggio tanto atteso e che non si vedrà mai. Arriverà, certo, ma non si vede.
La felicità sarà aspettata, cercata, corteggiata ma non si vedrà mai.
C'è, è lì, ad un soffio, proprio lì dove la attendevi, ma non te ne accorgi. Solo il più giovane incontrerà l'atteso grande compratore di lubrificanti, ma, preso dal suo progetto, non riuscirà a cogliere l'occasione.
E' un film di dialoghi, domande, senso religioso. E dico questioni religiose non perchè si parla di Cristo. Balle. Infatti il personaggio più pio e devoto, il ragazzo, in effetti mi pare il meno religioso dei tre.

Dico religione intendendo ricerca della felicità, della risposta alle grandi domande sulla vita, la morte, l'onestà e l'amore. Domandone insomma, che tutti, sbagliando, ci immaginiamo pesare nella testa di pochi addetti ai lavori e solo in alcuni e importanti momenti della vita. E invece? Invece risultano alla nostra portata, per noi, semplici, normali, limitati e un po' cinici commessi viaggiatori.

Ciao ciao


Dall'altra parte del mondo

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Stasera sono capitata in un sito un po' strano, sì strano ma abbastanza conosciuto per chi naviga di frequente in internet.
Si chiama Earth Cam e, in buona sostanza, raccoglie i filmati in diretta da telecamere fisse sparse un po' in tutte le principali città del mondo.
Ho scelto una panoramica su Times square a New York. Mi è capitato una volta di essere dall'altra parte di uno di questi aggeggi, una amica che era insieme a me, proprio a Times Square, una mattina ha svegliato i parenti in Italia solo per fare ciao ciao con la mano da New York, in diretta...
Pazzia?
Forse, ma in definitiva mi vengono in mente un po' di pensieri.
Prima di tutto mi fermo a guardare le macchinine in movimento sulla quella striscetta d'asfalto che ha un nome famoso: Broadway... ma guarda che formichine impazzite!
No, sono uomini, uomini e donne che in questo preciso istante, mentre io mi sto bevendo la mia tazza di tè, corrono chissà dove e chissà con chi. Hanno parole da dire, pensieri, progetti...
Persone con un cuore e una storia, piccola e normale come la mia... e grande allo stesso tempo. Mi prende una strana nostalgia, il fatto di averli incrociati e nemmeno averli visti... un soffio.
Tutta la bellezza del mondo, tutta la possibilità di amicizia che ci potrebbe essere tra esseri umani... di tutte la possibilità insomma, nella mia vita ne accade un numero molto limitato. Vorresti abbracciare tutto il mondo ma... che braccia piccole abbiamo in confronto alla grandezza del nostro desiderio!
In fondo anche quella mia amica non aveva tutti i torti, voleva essere abbracciata e sapere che in tutto il mondo, tra tutti gli esseri del mondo lei è unica e che dall'altra parte del mondo c'è qualcuno che non la considera un puntino ma qualcuno, con un volto, una storia.
Quello che desideriamo è davvero grande, esserci per qualcuno, avere un significato un po' più grande di quello che ha una formica.
Cerchiamo di distrarci un po' guardando la gente attraverso le telecamere sparse nei cinque continenti, così, per sentirci meno soli, e poi ci accorgiamo che questo non fa altro che ingrandire la nostra nostalgia, fa passare l'evidenziatore giallo sulle parole 'ho bisogno di essere amato' che ci grida in testa ogni minuto.
Insomma guardo ancora questa scena nella telecamera fissa sospesa sul cielo di New York e vorrei avere uno zoom gigantesco, scendere, scendere proprio vicino alla testa di quel signore che si sta grattando dietro l'orecchio sul taxi giallo e dirgli : 'Come ti chiami? Raccontami la tua storia, qual è il desiderio vero del tuo cuore oggi? Vuoi vedere che è come il mio?'

Per non sentirsi soli non basta stare in mezzo alla gente, non basta avere tanti amici su facebook. Basta uno, uno solo che ti dica 'sei unico'.
E se c'è quel qualcuno allora le formichine sulla Broadway, tutte, in questo momento, hanno a che fare con me...le posso abbracciare e non sono più formichine ma unici al mondo... come me.

Ciao ciao



albero maestre n°2

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Ci ho messo un po' ma adesso provo a suggerire un altro posto interessante dove approdare. Sarà che in queste ultime settimane mi è scoppiata la 'ritoccomania'....ma ho trovato divertentissimo pasticciare, stropicciare, ridisegnare, cincischiare....cone le mie banalissime foto delle vacanze, grazie a mezzo miliardo di applicazioni pressochè gratuite.
Ci ho provato un po' anche con i bimbi in classe ed è davvero divertente. Per chi non volesse scaricare applicazioni ci sono cose fantastiche online. Una semplice semplice ma davvero completa è questa


si chiama  http://ipiccy.com/editor  ed è davvero facile e veloce da usare. Si carica l'immagine e si comincia a scegliere tra le varie possibilità: l'editor permette di tagliare la foto, correggerne la luminosità, il contrasto, la saturazione...parole difficili? Ma no, dai....basta cliccare e si capisce bene cosa significa...lo vedi!
Poi gli effetti speciali, l'aggiunta del testo, la pittura a mano libera....see....libera, col mouse, che è diventata quasi la mia appendice sub-umanoide.
E se sbaglio? Ma niente paura! Si clicca sulla freccina in alto dove c'è scritto "undo" e torna tutto come prima! Vuoi far vedere agli amici? Spedire sul sito della scuola? Tenertela sul desktop? Puoi scegliere save & share in alto a destra ed ecco che tutto è fatto.

Sì, bello.... ma come usarlo a scuola?
Intanto la maestra può anche andare di fantasia e preparare cose a casa....poi se si è così fortunati da avere un laboratorio di informatica, o addirittura la LIM....e magari anche un collegamento internet....bè...dal gioco puro e semplice alla preparazione di illustrazioni per le ricerche, il giornalino, gli inviti alla recita di Natale.... non è che ci sia poco da fare, volete qualche altro suggerimento? No, li date voi a me.
Vi piace la mia margherita?

ciao ciao

la commozione e i 5 sensi

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In questi giorni mi sono divertita a disegnare, pasticciare, scribacchiare, colorare....virtualmente sull'Ipad. Grande eccitazione, stupore...perchè no? Il signor Jobs, con buona pace di tutti, una cosa l'ha saputa fare: stupirci.
Comunque non è di lui che volevo dire, ma dei suoi e, ormai, nostri aggeggi.
Il computer, la tecnologia, l'Ipad, l'Iphone, e questo e quello....ci stupiscono proprio come il treno a vapore ha stupito i nostri bisnonni, come il cinema e, non stento a crederlo, come la ruota ha stupito i cavernicoli. Al di là di tutte le polemiche e le dotte considerazioni, che non so fare, bisogna ammettere che il frutto dell'intelligenza umana è sempre qualcosa di stupefacente, esattamente come la bellezza delle montagne o un tramonto sul mare. Il signor Jobs adesso ne converrà, lo vedrà bene, adesso, che i suoi famosi sogni, quelli che ci esortava a non tradire, proprio quei sogni lì non ci appartengono di più di quanto ci appartenga il sole che inonda di rosso l'orizzonte serale, o come il Monte Bianco in una chiara mattina estiva.
Sono andata fuori tema?
No, il fatto è che mentre coloravo sullo schermo dell'Ipad, mi sono guardata le dita e... a dire la verità mi è dispiaciuto di non vederle imbrattate di nero, rosso, verde...blu. Non c'era quella sensazione materiale del colore scivoloso, pastoso, polveroso, l'odore un po' chimico del pigmento e, perchè no, anche il fastidio.

Così ho avuto bisogno di un amico che queste cose le sa bene, di un maestro insomma.
Sono andata a trovare Vincent.
Come?
Ma con internet! In un bellissimo posto inventato da un altro gruppo di furbissimi geniacci, i signori 'del' Google.
Questo posto si chiama Art Project, guardi i quadri e ti sembra di averli a tre centimetri dal naso.... anzi, meglio! Non ti va insieme la vista, non suona l'allarme del museo e non ti balza addosso il guardiano ringhioso che ti fa spostare: "please, stay away from the picture"
E hanno un bel dire gli espertoni che un quadro si guarda da lontano....io voglio vedere anche da vicino vicino...
Ecco, lì, davanti a quella bellezza mi sono venute un sacco di domande... e se non ci fosse stato questo posto, che dalla sedia di casa mia mi porta in un batter d'occhio ad Amsterdam davanti, anzi, dentro questi colori? E perchè questa commozione? E perchè questa strana sensazione che manchi sempre qualcosa? O qualcuno?
Ho contato le pennellate, ne ho percepito lo spessore suggerito dai giochi di luce sulla materia, ho immaginato più facilmente le mani del pittore, il suo pennello, il movimento del polso. Dettagli bellissimi, ma non sufficienti... mi mancava l'essenziale, mi mancava l'essere lì, la materia insomma... il colore che sporca le dita e si impasta, mi mancava il respiro della cosa vera e della persona che la manipola, mi mancava il sudore.
Così più guardavo più capivo che no, non dobbiamo aver paura 'dell'internet' nè dell'e-book, dell'Ipad-pod-mac-tric-trac e ballac... perchè mai e poi mai potranno sostituirsi a quel desiderio di toccare, annusare, gustare, abbracciare, sentire... godere insomma, che ci scoppia dentro anche quando non ce ne accorgiamo.
E ho capito che in fondo tutto questo virtuale, preso per il verso giusto, non può far altro che farci desiderare ancora di più la realtà. Per questo mi piace!