Sagrada Familia, Gaudì

Pochi giorni fa ho potuto vedere un filmato sulla Sagrada Familia. Non un documentario, solo foto e musica.
Era una situazione particolare, la disposizione d'animo e l'ambiente adatto per fare spazio alla bellezza.
Così mi sono innamorata di questa cattedrale. 
Certo che ne avevo sentito parlare... foto, racconti, entusiasmi...tanto che io, bastian contrario, mi ero stufata anche un po'...quando tutti hanno da dire qualcosa su qualcosa...quella cosa non mi interessa più, vado in 'cimbali', non so cosa pensare.

Allora? 
Allora eccomi qui, a smentire me stessa e balbettare una meraviglia.

Sagrada Familia: ovvero della passione.
Di tutta questa bellezza ho avuto un'eco. Di tutto il lavoro, del sudore, della fatica. Perchè non c'è come un'architettura a ricordarmi che l'arte è lavoro, uso, funzione, servizio per quel che deve fare l'uomo, per quello che deve vedere e per quello che deve pensare mentre vede e lavora.

Gaudì ha guardato intorno a sè ed ha plasmato lo spazio come fosse materia, ha fatto fiorire la materia come fosse un giardiniere ed è cresciuta la pietra come fosse la sua preghiera.
Ma tutto questo è solo la superficie, è dire 'che bello' solo perchè è facile....lo dicono tutti!

E invece non è facile.
Rimanere fermi alla superficie è sentimentale. E', appunto, rimanere fermi.
Ma se ti addentri nella bellezza incontri l'imprevedibile. E cosa c'è di più imprevedibile in una verde e bellissima foresta di una terra desolata e arida? Proprio lì, nel mezzo.
Ma, che sorpresa... un'aridità che non nega la bellezza, anzi, la esalta.
Aridità, solitudine, tristezza che ti spingono, ti costringono, ti accendono il fuoco della passione.
mentre le bellissime immagini scorrevano io pensavo a Gaudì, il signor Anton curvo sul suo tavolo di lavoro, alle prese con un problema di misure, o semplicemente a lottare con un mal di testa. La sua fatica come pane quotidiano, così dentro, così presente a dare assetto alla smisurata e incompiuta bellezza della sua cattedrale.
Ed ecco tutti i passaggi aridi e noiosi della mia giornata, tutto il deserto del mio desiderio, la fatica spicciola del lavoro, che sembra inutilmente senza fine e senza scopo, senza un disegno completo...è invece l'armatura di questa costruzione.
Nella fatica, nel deserto non è negata la bellezza, se non fosse anche lì, soprattutto lì, allora perchè stupirsi? Perchè vivere? Perchè?



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