big bang e dintorni

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Mix di immagini e parole per una spiegazione "elementare", mai sazi di risposte in questo viaggio affascinante.
In questa prima parte il testo non è mio ma tratto da un libro
"Stelle, galassie e misteri cosmici" di Jonathan Lindstrom Editoriale Scienza 



Per il testo della seconda parte ho studiato... spero di aver svolto bene il mio compito




Scienziati, maestri, uomini: non sono quelli che sanno tutto ma che desiderano imparare da tutto.

Ecco cosa mi ha detto Marco , il mio maestro scienziato amico:
"La scienza è bella perché come metodo conoscitivo "impone" l'umiltà. Ti devi "piegare" a capire il mondo secondo il linguaggio in cui esso è formulato. Tutte le grandi 'costruzioni' mentali che ti puoi fare non valgono un granello di vera e appassionata osservazione del reale. Devi farti da parte e guardare.
Pensa Galileo, il padre del metodo scientifico moderno, che si è messo a vedere come cadevano a terra gli oggetti... e prima di lui c'erano i grandi ragionamenti di Aristotele e gli altri a tenere banco (tanto ragionamento e poca osservazione... conducono facilmente all'errore), pensa che vera e silenziosa rivoluzione... arriva questo qui e guarda come cadono i sassolini a terra.."

Il violinista

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Quando suonava era un’altra persona, quando suonava non era che musica. Sbagliato: non era che anima e musica, cuore e musica, ragione e musica.
Strade bagnate, freddo, asfalto lucido e pozzanghere. Cielo grigio, muri grigi, grigie le facce dentro ai cappotti, ognuno infilato per la sua strada, a testa bassa, come su invisibili binari che non permettono perpendicolari di contatto. Gli incroci con altre vite, perfettamente regolati da un ordine di difesa. Era la città dei perfetti, la città dove il caso non aveva mai messo piede, la città della pioggia e del sole ad intervalli regolari, la città del previsto, la Città della Pace, come l’avevano chiamata.
Abitavano il luogo quelli che altrove dicevano “irregolari”, un recinto senza sbarre per chi aveva bisogno di “rieducazione all’esistenza”. Molto onesto, molto pulito, molto saggio da parte del governo.
Lui non sapeva da quanto tempo fosse lì, aveva perso il conto dei giorni, all’inizio l’aveva anche tenuto, aveva contato forse anche le ore, ma poi aveva deciso comunque di vivere e, per non morire, aveva capito che sarebbe stato meglio non resistere, rassegnarsi.
Aveva un violino, aveva dita lunghe, agili, eleganti. Non gli era stato permesso portare spartiti. Ridicola sicurezza di chi non sa cosa vuol dire musica: le note sono nel battere e levare del cuore, sono nel ritmo del respiro, sono nei sogni e nella veglia della mente prima di essere sulla carta, e dal cuore, dal fiato, dal pensiero dilagano in tutti i capillari.
Quando suonava lo spartito era sulla punta delle dita, quando suonava era in un altro luogo.
In un passato remoto aveva conosciuto una donna, la cosa che lo rattristava di più non era aver dimenticato il suo volto, quello che non lo lasciava in pace era il non saperne più la voce.
Gli aveva anche fatto del male, come solo un’amante distratta può fare, ma quello non contava più adesso. Ogni tanto la ricordava, senza amarezza, anzi, con un segreto sorriso. In quel ricordo trovava un po’ di quiete... chi l’avrebbe mai detto allora!
Quel giorno, come ogni giorno, faceva la sua strada regolare, prevista, malinconica. Aveva finito il suo lavoro, stava tornando a casa. Si sorprese a camminare secondo un ritmo calibrato, ogni tanto uno scarto, ma non ci stava male, pausa, ripresa. Veloce... allegro con brio. Tempi musicali assolutamente fuori luogo rispetto all’umore, come se a dettarli fosse qualcuno perfettamente estraneo a quella città, all’uomo che lui era, che era diventato.
Aveva fretta di tornare a casa per conoscere quella musica.
Gli avevano permesso di suonare, si capisce, ma in una stanza speciale, insonorizzata. Nessun fremito d’ala doveva sfuggire a quella gabbia. La musica è sempre stata pericolosa, ma è una forza della natura, una marea, un terremoto.
Rise di gusto a quel pensiero: comiche, meschine regole quelle che si illudono di cavalcare la tigre.
Gli avevano concesso di suonare, ma ad orari precisi. Non poteva permettersi di trasgredire, pena: sequestro dello strumento. Fine pena: mai.
La voglia di vivere è la cosa più prepotente della terra, la musica era la sua vita. L’ultimo tratto di strada: allegro moderato.
Le scale di corsa: vivace.
La custodia, il violino: fortissimo.
Pausa.
Respiro.
Lento moderato... la sua donna, il ricordo, la pace, un’altra vita. Largo maestoso.
C’era tutto: il dolore, la rabbia, l’amore e la passione, c’era la purezza e la trasgressione, c’era la scoperta del nemico e lo sberleffo. La rivincita della musica, la rivincita dell’umano.
E nel silenzio che seguì c’era la forza per sopportare un altro giorno.
Quando la mattina dopo aprì la porta per uscire niente faceva prevedere che sarebbe accaduto qualcosa, la calda consolazione di un imprevisto, l’aggressione compassionevole di un avvenimento.
Si portò sulla strada come tutti gli altri giorni, forse un po’ più leggero, ma non ci fece caso.
Stesso percorso, stesse facce, stesso orario. Tutto come previsto da un sistema perfetto.
La mente occupata in faccende banali, cose che aiutano la vita o che la abbattono... dipende. Scansare un passante distratto, cercare un appunto nella tasca, voltare un angolo: ecco, improvvisa, una stretta al braccio, una spinta violenta, quasi perdeva l’equilibrio. Un vicolo in ombra, un sussurro, due occhi chiari che puntano agli occhi.
“Io li conosco, quegli occhi li ho già visti, ti riconosco...”
“Papà, sono venuto a portarti via, si torna a casa”
“Ma ti hanno mandato loro?”
“No, sono qui per farti scappare, bisogna far presto...”
“Ma.. il violino...”
“Non c’è tempo da perdere”
Si guardarono un istante, possibile che quel figlio fosse venuto dal nulla? Possibile non ricordare? Ma fu un momento, tutto riaffiorò dal tempo sommerso fino a dilatarsi in un sorriso. Fu un attimo, poi si avviarono per la fuga... due profili simili, due vite legate da lontano, una pazzia che cominciava... ma questa è un’altra storia.

Amori

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Questa sera così fredda e buia, per le strade di questa città, siamo chiusi fuori dal cielo, senza neanche una stella a cui appendere lo sguardo e trovare la strada per uno spazio più aperto. Qui, in questa sera dicevo, qualcuno o qualcosa ha acceso il ricordo di un amore .... no, niente di romantico, non è musica per me... l'amore è una cosa troppo grande e bella per ridursi a diventare carta da cioccolatini!
Esistono amori che filtrano da tutte le parti, non ti accorgi quando iniziano e poi eccoli che, sottili e prepotenti, hanno già preso il posto loro nel posto più nascosto di te.
Chi si innamora anche di una piuma, di una goccia d'acqua, di un fiato di vento, chi si appassiona di un solo movimento musicale, di un tratto di pennello, di un gesto fugace, chi non può staccare gli occhi da un volto che scivola dietro i vetri di un autobus... questi possono capire quanto è acuto il dolore di fronte alla bellezza: ti spezza il cuore perchè trascorre, si consuma, dio mio, si consuma!
E più ti dibatti e cerchi di afferrarla... più trascolora, appassisce, se ne va.

"Non colgo mai i fiori. Si può benissimo amare, in questo mondo in cui siamo, senza aver subito voglia di uccidere il proprio caro amore, o di imprigionarlo tra i vetri, oppure (come si fa con gli uccelli) in una gabbia in cui l'acqua non ha più sapore d'acqua e i semi d'estate non hanno più sapore di semi"
                                                                                      (Miguel Manara, O. V. Milosz)

Io desidero tutto e, di questo tutto, desidero ogni cosa... intatta... per sempre, che ci posso fare? Non ditemi che è impossibile, che si vive a fare allora? Per attaccare lucchetti su ponte Milvio?

il concerto

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La musica di Tchaikowski, e questo potrebbe bastare... commozione e allegria. Russia: un grande direttore d'orchestra umiliato dal regime che dopo trent'anni di silenzio trova la sua rivincita, comico, grottesco, dolce, insomma un bel film con tutto quello che piace a me.
L'unica cosa che mi sembra fuori posto è il doppiaggio: l'accento russo dei protagonisti mi sembra da barzelletta, un altro registro rispetto al resto del film.



regia di Radu Mihaileanu

Teatro: Miguel Manara

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Miguel Manara di O. V. Milosz

Don Giovanni, il vero don Giovanni di cui hanno poi scritto poeti e musicisti.
Veramente vissuto in Spagna nella metà del XVII secolo.
Tutta la depravazione e il male che un uomo può fare diventano la voce della vera passione umana per qualche cosa di infinito che solo può colmare la sete del cuore.

"...un infinito di vite nuove, ecco quello di cui ho bisogno, signori: semplicemente questo, e nulla di più.
Ah! Come colmarla, questa voragine della vita?
Che fare?
Perchè il desiderio è sempre presente,
più forte, più pazzo che mai.
E' come un incendio del mare,
che avventi la sua fiamma dove maggiore
è la profondità del nero nulla universale!
E' un desiderio di abbracciare le possibilità infinite!"


Manara si convertirà grazie ad un amore puro e bellissimo che gli sarà regalato:
"c'è una presenza per la quale il passato, con tutto il suo male, diventa una vita, una vita diversa, diventa la verità della propria esistenza ignorata prima" (L. Giussani, Le mie letture).

"Che ho fatto della mia vita, che ho fatto del mio cuore? Perchè non ho appreso prima di avere l'anima buona?"

La conversione di Manara non ha bisogno di rinnegare nulla di quel che è stato. Tutta la sua passione antica acquista una bellezza nuova e limpida.
Niente di noi va buttato, non è il moralismo di chi vuol nascondere il male sforzandosi ipocritamente di giungere alla perfezione. E' come tornare da un viaggio solitario e faticoso e trovare che qualcuno ti aspettava.




"La Favorita" di G. Donizetti, "Spirto gentil de sogni miei, brillasti un dì ma ti perdei..."
tenore Alfredo Kraus, Carneige Hall, 1975

arte e città: new york

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Arte e strade, arte per la strada, strada dell'arte. primo comandamento: guardare, secondo... guardare come altri hanno guardato, per godersela a.... regola d'arte.
se non si capisce mi spiace, è solo un gioco, divertitevi.
Il commento musicale era diverso, ma il signor Youtube non me l'ha permesso, chi è curioso può abbassare l'audio e sentirsi Eric (...chi? Clapton slow hand) Sunshine of your love  ma dovete sincronizzare anche i riff della chitarra con le immagini....vediamo se siete bravi, non è difficile. Enjoy




Un ragazzo difficile

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"Proprio nel mio gruppo c'era un rompiscatole, un ragazzino di otto nove anni, praticamente senza famiglia, che viveva presso parenti che non amava e da cui non era amato, di nome Akinfa; era indisponente, stuzzicava tutti, prendeva in giro i bambini ebrei, si azzuffava e così via. Noi tutti, e soprattutto io che ne avevo la responsabilità, lo esortavamo con la parola e con l'esempio, ma una volta Akinfa passò tutti i limiti: picchiò uno dei compagni, prese a male parole gli adulti, commise un furtarello e così fu decretata la sua espulsione.
Quando venne il momento di eseguire la condanna, il momento del distacco, io, non so come, scoppiai a piangere, e a questo punto avvenne la seconda nascita di Akinfa: scoppiò a piangere anche lui, chiese perdono a tutti, rese la refurtiva e da quel momento mi seguiva sempre e ovunque nel campo come un fedele cagnolino, spiegava a tutti che in vita sua non aveva mai visto una maestra che piangesse per un suo alunno, che piangesse, per dirlo con le sue parole: sull'anima e sulla vita di un monello; proprio questo era il senso del suo stupore e del desiderio di rimettersi sulla strada"
                                                                                                      Maria Judina

si, mi è capitato di piangere per qualche mio alunno... ma in effetti io sono Akinfa


Qualche notizia su Maria Judina, pianista russa tra le più grandi