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Smisurata sproporzione
Questi sono giorni di un altro distacco, forse più lento ma non meno inarrestabile.
Mamma si sta spegnendo come una candelina, giorno dopo giorno. Ma è grandioso quel che accade, questa nonna è una forza della natura, dimostra un vigore ancora più grande di quell'enorme ghiacciaio. Una implacabile e smisurata sproporzione tra noi e quello di cui è capace la natura. Dove natura sta per Mistero: qualcosa di sconosciuto che abbiamo sempre l'impazienza di definire, afferrare, catalogare. Ma in cui però siamo affondati dentro, ricoperti, ne siamo circondati, ne siamo fatti, è la nostra stessa stoffa.
Una donna e il ghiacciaio dicevo.
Ma la lotta che sta conducendo mamma si dimostra ancora più imponente. La mia cara lottatrice fragile, che più si abbandona più dimostra la sua grandezza. E' un ghiacciaio la mia mamma, un vulcano in eruzione. Un pugile sul ring. Un quarterback all'ultima meta.
E noi così piccoli che possiamo fare di fronte a questa corsa accanita? Guardare e accudire. Sì, accudire. Perchè forse i cataclismi in natura a volte possono essere conseguenza della nostra incuria. Nello stesso tempo sappiamo però che non sono le nostre cure a decidere il destino, e allora dobbiamo attentamente guardare. Riempirci gli occhi di quei movimenti, di quell'andare perchè la cosa migliore da imparare...forse, dico...forse... è quella sproporzione sana che ti fa dire "non sono io il padrone".
E se non sono io a fare quel che c'è vuol dire che pensarmi sola è irragionevole.
Ecco, se sto attenta sento, mi accorgo che lì inizia la gratitudine e lo stupore, proprio lì, insieme a una pacifica dolcezza, in mezzo a un dolore grande.
Furti e bisogni
La povera gente sfoggia raramente il poco oro che possiede. Lo conserva, per paura di sciuparlo, come si conserva un affetto profondo, con discrezione e rispetto.
Un anello d'oro è segno nel vero senso della parola: una cosa che rimanda e ne significa un'altra, più grande, preziosa, ineguagliabile. Per questo il valore dell'oggetto non è nel pregio del metallo, nemmeno nell'abilità dell'artigiano, il valore oltrepassa il segno.
Hanno rubato le quattro cose, quattro, d'oro della mamma. Hanno rubato segni e ricordi di affetti e fatiche, di sacrifici e allegrie. Poca roba, oro dei poveri. Segni. E' rimasta giusto la fede del papà perchè la porto io al dito e una catenina che mamma mi ha consegnato tempo fa. Il resto non c'è più.Notte insonne, mi sono venuti a trovare pensieri e stati d'animo vari. Uno su tutti, il più insistente: tu sei l'essere umano più idiota della terra perchè avresti potuto non fidarti e mettere al sicuro le cose di mamma, prima di far entrare altra gente a vivere in casa. E' davvero da stupidi credere di essere meschini solo a pensare che qualcun altro, poveretto quanto te, ti possa fregare?
Il mondo non è certo un bel posto per i grulli. Ok, potrebbe finire qui. Ma io non ci sto.
Non mi rassegno che dall'esperienza l'unica cosa che si può imparare è il cinismo.
Prima non mi importava granchè della spilletta d'oro con le iniziali, dell'anellino, della catenina. Eh già... chiaro caso di confusione tra libertà e indifferenza.
La libertà dalle cose intendo, dall'attaccamento agli oggetti: meno possiedi, più sei libero. Vero, verissimo.
Piccolo particolare: la libertà non disprezza il valore delle cose.E' vero, quel che conta non è tolto, quello che conta è conservato in casseforti inviolabili.
Ma noi siamo facili al disorientamento, e i segni ci servono come ci serve il cartello stradale per arrivare a destinazione.
Ma se invece che turista del mondo uno si scopre ad essere a casa, tutto cambia. Anche mezzo orbo e claudicante ok, ma uno a casa sua si muove più a suo agio, liberamente...appunto.
Tutto rimane: la rabbia, la vergogna, il dispiacere... ma non il bisogno.
E io di cosa ho davvero bisogno per vivere e amare? Forse è proprio questa la domanda che spalanca la finestra di casa mia perchè possa entrare un po' d'aria libera.
lasciarsi amare
Stasera, come tutte le sere da un po' di tempo a questa parte preparo mia mamma per la notte. Nel senso che la faccio mangiare, la porto in bagno, la cambio e le dò le medicine.
Niente di straordinario, quanta gente lo fa?!
Il fatto è che mia madre fino a due mesi fa se la cavava in tutto orgogliosamente da sola, orgogliosamente mai avuto bisogno del dottore, orgogliosamente mai stata in ospedale tranne che per partorire. Sarebbe stata felice di iscriversi al guinnes dei primati come piccola nonna bionica. E dire orgogliosamente, per chi la conosce, è usare il termine nel suo pieno e soddisfacente significato.
Ora assisto, stupita, al piegarsi di questa donnina di ferro, al lasciarsi portare dove non avrebbe mai voluto, in una vera immersione di umiltà.
La sua fatica non è tanto nel passo incerto, nel cuore debole, nelle notti insonni. La sua fatica è lasciarsi cambiare il pannolone da sua figlia, farsi vedere in tutta la sua piccolezza.
Stasera mi ha chiesto scusa e lì ho capito che non ci sarebbero state parole adatte a convincerla del mio bene, del fatto che io ne sia capace, semplicemente perchè io non sono capace. Lì ho capito che l'unica cosa vera da dire è una richiesta: "mi permetti di volerti bene? Adesso, qui..."
Noi non siamo capaci di amare...ma ancora più difficile è lasciare che qualcuno ci ami, perchè non è amore vero quello che non arriva a vederci nudi, indifesi e vergognosamente meschini.
Ok, allora stasera che ho chiesto il permesso di amare, stasera desidero a mia volta concedere a qualcuno il permesso di amarmi.
E chi mi dice che la vecchiaia è inutile... vada a raccontar barzellette a qualcun altro please.
Buona notte
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