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la principessa Capricciosa 2

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Allora... a che punto avevamo lasciato i capricci? No, non i vostri... quelli della Principessa Capricciosa!
'In effetti non erano nemmeno cominciati'
Si, avete ragione. Era tutta una premessa per arrivare al dunque.
Dunque...dunque...dunque? Ah sì...il principe stava per arrivare. Accidenti quale ebollizione al castello!
Finalmente scarichiamo la peste al bellimbusto azzurro... e questa è un'esclusiva che vi regalo, un filo diretto con il cervello del re suo padre. 
Piccolo bocciolo di rosa... la mia bambina si sposa! Mentre questa frase va pensata e letta con una bella voce acuta e un po' stridula... la regina madre era proprio appiccicaticcia alla sua pupattola lagnosa!
'Non lo voglio, non lo voglio e non lo vo-glioooo' e questa indovinate un po' chi è! Per la recitazione vi suggerisco un tono molto eccitato, isterico anzichenò, collo tirato, faccia paonazza e pugni chiusi... se volete potete anche pestare i piedi... ed ecco il bel ritratto di Capricciosa.

Mentre al castello si preparava la buriana, il principe cavalcava beato, e... beota, in mezzo alla valle. Già si immaginava le scene eccitate e convulse causate dal suo trionfale ingresso al castello. Gli OOOH...AHHHH! Il fendersi della folla e i languidi sguardi delle fanciulle.
'Mia diletta! Io dirò appena i miei occhi si poseranno sul bel volto della mia promessa sposa!'
E la voce del principe vi concedo di immaginarvela come volete.
Pochi passi ancora ed ecco all'orizzonte lo svettare delle torri sulla collina. E ogni torre il suo bel vessillo svolazzoso.
'La dolce dimora della principessa'. Il cavallo ebbe un sussulto e si impiantò a terra. Forse che proprio purosangue non era, e tra i suoi antenati almeno la testardaggine di un mulo avesse lasciato il segno, o forse per il fatto che voleva dimostrare di essere più intelligente del suo padrone... fatto sta che l'animale pareva deciso a non fare un passo in più.
'Forza destriero... coraggio mio fidato compagno... hop... heiò... e muoviti!'
Niente da fare, cavallo e conseguente cavaliere erano fermi in mezzo al prato, tra l'olezzar dei fiori e il cinguettio dei passeracei.
Il ragazzo d'azzurro vestito sempre con il sorriso sul labbro principesco,  al dire il vero un po' rigido, si decise a scendere di sella e, visto che nella testa equina non passava neanche l'alito del pensiero di seguire il padrone, lasciò il cavallo a pascolare tra insulse margherite e si incamminò solitario verso il castello.

Non passò neppure un giro di clessidra che un suonar di trombe e rullar di tamburi ruppero il silenzio della valle, a cui rispose puntuale uno scocciatissimo nitrito di principesca cavalcatura.
Evidentemente le sentinelle sugli spalti del castello avevano notato l'avvicinarsi del personaggio.

Insomma è meglio non farla tanto lunga, in men che non si dica il principe appiedato fu caricato su una carrozza di salvataggio e portato al cospetto del re.

Caro, caro, carissimo ragazzo! Allora saresti tu il fortunatissimo ( e coraggiosissimo, ma questa parola rimase ben serrata all'interno dei regali pensieri) che riceverà la mano della mia diletta figliola!

Ebbene sì caro padre, sento già la sua dolce voce dentro il mio cuore chiamarmi per nome !
In effetti non si stentava a crederlo, visto l'eco delle urla di disappunto che la 'diletta' non smetteva di lanciare da qualche ora.

E mentre nella sala del trono si riceveva lo sposo, nei principeschi appartamenti ci si tappava le orecchie:
'non lo voglio, mandatelo via...via...via...via!!'

2. continua



La principessa Capricciosa 1

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C'era una volta una principessa. 'Mbè?!' mi direte 'tante volte ci sono state principesse, specialmente nelle favole!'
Sì, non è la prima e non è l'ultima.  Certo è che era unica!
'...in che senso?'... sì, adesso vi spiego... calma e con ordine.
Codesta principessa, cari signori dai gusti difficili... codesta principessa dicevo, era una lagna di prima categoria. La chiamavano 'la Capricciosa' e, al contrario della famosa pizza, non era per niente invitante nè facile da gustare.
Non le andava mai bene niente: la corona troppo stretta, il trono troppo alto, la parrucca con troppi capelli, i pizzi troppo traforati, i vestiti troppo stirati. La carrozza troppo scomoda, i cavalli troppo lenti, della serva non andavano bene i denti. Il castello troppo freddo, i gioielli troppo brillanti, delle scarpe i tacchi troppo bassi e perfino sulla strada non le piaceva la forma dei sassi.
Insomma a poco a poco aveva perso tutti gli amici, e anche i conoscenti facevano fatica a salutarla per strada.
Ma la cosa che soprattutto non le piaceva, e non se n'era ancora accorta, era proprio essere una principessa!
'Caspita! Una bella rogna non voler essere quello che si è!'
Sì, davvero, è il problema dei problemi, la disdetta delle disdette, il guaio dei guai, il fastidio dei fastidi.

Tutti l'avevano capito ma, figuriamoci, lei ancora no e continuava a fare i capricci su tutto, anche se tutto non c'entrava niente.

Un bel giorno, bruttissimo secondo lei, uno dei principi azzurri ancora rimasti scapoli, arrivò al castello per chiederla in sposa.
Il poverino veniva da molto lontano e, strano ma vero davvero, non aveva mai sentito parlare del caratterino di questa fanciulla. Vagamente aveva saputo della sua esistenza e del fatto che fosse in età da mettere su famiglia; questo, ahimè, gli era bastato per decidere di salire sul suo destriero e correre a chiedere la sua mano.
'Che fretta avrà mai avuto il malcapitato?'
Dovete sapere che questo principe era la più buona pasta d'uomo che mai regno delle favole abbia conosciuto. Era soprannominato 'Labbro Lieto' perchè cantava sempre ed era davvero soddisfatto del suo regno. Gli sarebbe bastato avere quello che aveva e non avrebbe voluto cambiare mai.
'Più che Labbro Lieto gli stava meglio Frescone come soprannome, 'na noia!'
Aspettiamo la fine della storia, poi giudicheremo. Sta di fatto che un giorno il re, suo padre, vedendosi invecchiare, gli disse che doveva decidersi a dargli dei nipoti per assicurare una discendenza alla famiglia reale.
Così il principe, suo malgrado, prese l'Annuario Principesco, che è un librone peggio delle pagine gialle con l'elenco di tutti i principi e principesse scapoli e nubili dell'anno corrente, lo aprì a caso, e ad occhi chiusi, puntò il dito proprio sul nome della principessa Capricciosa.
'Ma non ci hai detto come si chiamava realmente!'
Sapete che non mi ricordo!? Erano tutti abituati a chiamarla così che il suo nome vero si è perso nella notte dei tempi... andrò a cercare l'Annuario Principesco e poi ve lo dico.

Com'è come non è... il principe partì in un battibaleno alla volta del regno dove abitava la fanciulla, impettito e stirato di fresco. Deciso, baldanzoso e fiducioso nel futuro.
Anche questo principe azzurro cavalcava, e come tutti i principi azzurri andava un po' serafico incontro alla sua bella dose di guai.

(1 continua)