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Da dove partire

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Primi giorni di scuola per i maestri. Sì ma i bambini sono ancora in vacanza, che ci fanno gli insegnanti in una scuola vuota di chiasso?
Bè...che il chiasso non ci sia è tutto da vedere, ti assicuro che solo due maestre insieme riescono ad arrivare ad una quota invidiabile di decibel solo nel salutarsi cordialmente, figurati se devono discutere di programmazione!
Comunque gli insegnanti a scuola ci sono e hanno già il loro bel 'da fare'.
Tra le altre cose si sta a spaccare il capello in quattro perchè ad ogni ministro nuovo (leggi: "ogni anno") salta lo sghiribizzo di farti riscrivere i criteri di programmazione e valutazione.
Intendiamoci, è giusto e sacrosanto rivedere e giudicare il tuo lavoro. Non sarebbe certo un problema solo se il cambiamento fosse reale. Ma ogni anno la minestra è la stessa, patate, carote, cipolle. Cambia solo l'ordine dei fattori... se non fosse che...
Già, se non fosse che il mestiere che faccio non è assemblare automobili alla catena di montaggio. E' qualcosa che implica lo sdoganamento libero delle domande.
Esempio.
Oggi c'era da stabilire come ti valuto i Pierini. Dato un obiettivo: "leggere una favola" quali sono i livelli di apprendimento? Non si tratta di voti numerici, ma proprio di definizioni: iniziale, intermedio, avanzato.
Da brave maestre abbiamo passato la mattinata a definire cosa ci aspettiamo che faccia un bambino, in modo da inserirlo nella casellina giusta.
Nessuno scandalo attenzione, è il nostro lavoro ed è giusto che sia così, sappiamo che stiamo parlando di strumenti che non esauriscono il rapporto profondo che stabilisci con i tuoi marmocchi.
Una maestra appartiene alla specie umana, e con essa condivide desideri e limiti. Ergo, per conoscere e amare ci dobbiamo dotare tutti di vili strumenti. Ed è per questo, solo per questo, che è giusto rivederli e collaudarli ogni anno.
Però mi è saltata la solita pulce, dannosa per le orecchie: nel livello iniziale abbiamo continuato a mettere "...non sa, non è in grado, non ha raggiunto..."
Uffa! Quando una pulce dà fastidio, dà proprio fastidio ed io temo di produrre molti fastidi alle mie care colleghe, ma nun gliela fò a fà diverso, perdonatemi.
Se il mio obiettivo è portarti in cima alla montagna a vedere un bel panorama e respirare l'aria buona non comincerai mai se parto da quello che non sai fare... o no?!
Non si tratta di cercare di valorizzarti, no, no! E' proprio una questione pratica ed egoistica, io quali capacità vedo in te che mi possono aiutare a lavorare? Sei paralitico, ok, non puoi camminare è evidente ma sei leggero  ed è quella leggerezza che ci viene in aiuto come risorsa, mia e tua.
Come si può dire utile una cosa che non c'è? Come posso dire che il punto iniziale di un bambino è quello che ...non ha? Su che manubrio ti faccio mettere le mani per iniziare ad andare in bicicletta?
Forse è solo un punto di vista, non nego che sia importante rendersi conto dei bisogni e delle mancanze ma un educatore dove la trova la speranza del cambiamento se parte dal nulla?
Pierino non è capace di molte cose ma quali sono le sue risorse? Dove mi appoggio per aiutarti a conoscere il mondo? Anche il buon Archimede aveva bisono almeno di una leva per sollevarlo.
E' tanto sbagliato cominciare così? E se sì, dove sbaglio?
Ciao ciao maestre buon lavoro!




  

Furti e bisogni

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L'oro per la povera gente non è ostentazione, l'oro per la povera gente non è vanità, l'oro per la povera gente è un concentrato di sudore e segno tangibile di legami, affetto, storia.
La povera gente sfoggia raramente il poco oro che possiede. Lo conserva, per paura di sciuparlo, come si conserva un affetto profondo, con discrezione e rispetto.

Un anello d'oro è segno nel vero senso della parola: una cosa che rimanda e ne significa un'altra, più grande, preziosa, ineguagliabile. Per questo il valore dell'oggetto non è nel pregio del metallo, nemmeno nell'abilità dell'artigiano, il valore oltrepassa il segno.

Hanno rubato le quattro cose, quattro, d'oro della mamma. Hanno rubato segni e ricordi di affetti e fatiche, di sacrifici e allegrie. Poca roba, oro dei poveri. Segni. E' rimasta giusto la fede del papà perchè la porto io al dito e una catenina che mamma mi ha consegnato tempo fa. Il resto non c'è più.



Notte insonne, mi sono venuti a trovare pensieri e stati d'animo vari. Uno su tutti, il più insistente: tu sei l'essere umano più idiota della terra perchè avresti potuto non fidarti e mettere al sicuro le cose di mamma, prima di far entrare altra gente a vivere in casa. E' davvero da stupidi credere di essere meschini solo a pensare che qualcun altro, poveretto quanto te, ti possa fregare?
Il mondo non è certo un bel posto per i grulli. Ok, potrebbe finire qui. Ma io non ci sto.
Non mi rassegno che dall'esperienza l'unica cosa che si può imparare è il cinismo.

Prima non mi importava granchè della spilletta d'oro con le iniziali, dell'anellino, della catenina. Eh già... chiaro caso di confusione tra libertà e indifferenza.

La libertà dalle cose intendo, dall'attaccamento agli oggetti: meno possiedi, più sei libero. Vero, verissimo.
Piccolo particolare: la libertà non disprezza il valore delle cose.
E' vero, quel che conta non è tolto, quello che conta è conservato in casseforti inviolabili.
Ma noi siamo facili al disorientamento, e i segni ci servono come ci serve il cartello stradale per arrivare a destinazione.
Ma se invece che turista del mondo uno si scopre ad essere a casa, tutto cambia. Anche mezzo orbo e claudicante ok, ma uno a casa sua si muove più a suo agio, liberamente...appunto.

Tutto rimane: la rabbia, la vergogna, il dispiacere... ma non il bisogno.
E io di cosa ho davvero bisogno per vivere e amare? Forse è proprio questa la domanda che spalanca la finestra di casa mia perchè possa entrare un po' d'aria libera.



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...e la serie finisce come tutti i salmi... buon Natale!


Aspettando il Natale 11

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Aspettando il Natale 10

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 Might be a rock'n' roll adict prancing on the stage
Might have money and drugs at your commands, women in a cage
You may be a business man or some high degree thief
They may call you Doctor or they may call you Chief.

 But you're gonna have to serve somebody, yes indeed
You're gonna have to serve somebody,
Well, it may be the devil or it may be the Lord
But you're gonna have to serve somebody.

Aspettando il Natale 9

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Aspettando il Natale 8

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"angel Malaika float your spirit to me come take my blindness away"






 

Aspettando il Natale 7

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Aspettando il Natale 6

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Aspettando il Natale 5

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Aspettando il Natale 3

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Aspettando il Natale 2

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Aspettando il Natale....

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...alle porte... non il Natale che si compra, quello che abbiamo gratis, tutti.
Quest'anno pensavo di ascoltare qualcosa che all'apparenza di natalizio ha ben poco.
All'apparenza.
Ma il Natale è tutt'altro che apparenza, l'abbiamo fatto diventare una mielosa e appiccicosa bugia, mentre non c'è niente di più sovversivo e corrispondente alle domande umane.
Ecco, aspetterò il Natale con tutti quelli che domandano.... che lo sappiano o no a Chi si rivolgono, io sono come loro.
ciao ciao



The big Kahuna

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...o dell'inseguimento della felicità.

Mi piacciono i racconti quando sono costruiti come metafore. Forse non so leggere fino in fondo, però un po' di ABC la vita me l'ha insegnato.

Ho rivisto un bel film che avevo quasi dimenticato.
E' capitato altre volte: leggi o vedi qualcosa una volta... magari anche due, e ti passa addosso come acqua calda in estate...evapora subito senza traccia.
Poi, per caso, si ripete l'occasione, ed è quella dove scatta la corrispondenza. E' stato così per Big Kahuna.
Non è un film facilissimo. Praticamente non succede niente. Praticamente succede tutto.
Tre venditori attendono in una camera d'albergo. Attendono di incontrare il grande acquirente. Il colpaccio della vita insomma. Due esperti e un pivellino. Un cinquantenne un po' disilluso ma paziente, di quella pazienza che nasce un po' dalla conoscenza dei propri errori, e da una domanda, per fortuna, ancora viva, ferita, stanca ma viva. Grande Danny DeVito.
L'altro un po' più giovane, più compiaciuto del proprio cinismo ma incapace di essere aspro fino in fondo. Un saporitissimo e mordace Kevin Spacey. Infine il giovane che, sotto una timida e docile apparenza, risulta essere il più rigido dei tre.
Tutto è pronto per accogliere il personaggio tanto atteso e che non si vedrà mai. Arriverà, certo, ma non si vede.
La felicità sarà aspettata, cercata, corteggiata ma non si vedrà mai.
C'è, è lì, ad un soffio, proprio lì dove la attendevi, ma non te ne accorgi. Solo il più giovane incontrerà l'atteso grande compratore di lubrificanti, ma, preso dal suo progetto, non riuscirà a cogliere l'occasione.
E' un film di dialoghi, domande, senso religioso. E dico questioni religiose non perchè si parla di Cristo. Balle. Infatti il personaggio più pio e devoto, il ragazzo, in effetti mi pare il meno religioso dei tre.

Dico religione intendendo ricerca della felicità, della risposta alle grandi domande sulla vita, la morte, l'onestà e l'amore. Domandone insomma, che tutti, sbagliando, ci immaginiamo pesare nella testa di pochi addetti ai lavori e solo in alcuni e importanti momenti della vita. E invece? Invece risultano alla nostra portata, per noi, semplici, normali, limitati e un po' cinici commessi viaggiatori.

Ciao ciao


cosa 'fa' un maestro

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Questa mattina studiavo geometria. Fra un biscotto e l'altro: il punto, la retta e compagnia bella.
"Ehi! ma una maestra 'ste cose non dovrebbe già saperle?"
Ecco. A parte il fatto che ogni volta che sento questa musica mi viene voglia di spegnere lo strumento...devo dire che io veramente non sono mai troppo sicura di quello che so, nel senso che.... "non si è mai finito di imparare".
E dopo questa pietra miliare della saggezza popolare, riprendiamo il filo, no, la retta.
Geometria dicevo, ma avrebbe potuto anche essere il passato dei verbi, la caduta dell'impero romano o la ricetta della pasta alla carbonara. Alla fine, proprio lì, quando hai finito di leggere, quando sei tranquillo perchè hai capito, quando sapresti rifare i passaggi senza rileggere....quando hai studiato insomma...insomma lì si comincia davvero. Lì inizia una delle cose più belle del mio mestiere, inizia con una domanda: "...e adesso come lo faccio capire ai pargoli?".
Potrebbe esserci una soluzione: spiegazione, trascrizione esercizi, compiti, interrogazione.
Ok come dire: noia!
In fondo insegnare è un po' come cucinare: puoi farti un giro veloce al supermercato, riempire il carrello di  "salti in padella" e precotti e una volta a casa infilare tutto nel microonde, oppure...
Oppure girare tra i banchi di frutta e verdura del mercato, guardare, annusare, toccare, scegliere perchè devi preparare qualcosa di unico in cui fanno festa tutti i sensi.
Il problema non è la fatica, il problema è davvero il godimento!
Allora come la spiego la retta ai bimbi? No, non posso dare una definizione precotta in padella....gliela devo cucinare in modo che gli vada giù cantando, e mentre sono lì tra pentole e fuochi matematici le mie papille razionali sudano e si divertono.
In-segnare...in-dicare...dare una direzione a gambette che hanno voglia di correre.

Il segmento come "il percorso più breve che collega due punti P e Q nel piano euclideo" a un bambino fa lo stesso effetto di un piatto di zucchine bollite e insipide, occorre che i segmenti diventino un bel piatto di spaghetti da risucchiare e sbavarsi il mento...roba che si mangia con gusto...roba che si può prendere e pasticciare nel piatto, e anche mangiare con le mani se occorre. Le buone maniere le impariamo dopo.

"Allora bambini, qual è la strada più corta tra casa e scuola? Andiamo a fare un giro che poi lo segniamo sulla cartina"

Cosa fa di un maestro un maestro? La cucina casalinga.



perché? perché voglio la luna

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Oggi ho imparato una cosa: una delle cose più facili del mondo è la tentazione di arrendersi e smettere di chiedere, e di chiedere 'perché?'.
Leggi una notizia sul giornale, ti pestano i piedi in metropolitana, ti danno da fare un lavoro totalmente irrazionale... e devi farlo... guardi una cosa bella e ti si stringe il cuore come se la nostalgia di qualcosa che non puoi avere ti togliesse il respiro... qual è il rimedio che subito ti dai? Fare altro, lasciar perdere, distrarti... non domandare più. Perché se chiedi il perché a chi ti sta di fronte nel migliore dei casi ti senti rispondere che rompi le scatole: "fai e stai zitta che così ne usciamo prima...", se lo chiedi a te stesso è come affacciarsi sul vuoto e sentire il rimbombo della tua voce che scende, scende, scende dandoti la misura del profondo mistero verso cui gridi.
A volte ti sembra di essere proprio fuori, forse pretendo l'impossibile, forse sono davvero idiota...
Ma io non sono soddisfatta, non sono venuta al mondo per scaldare la sedia, non spendo il mio tempo al lavoro solo perché in qualche modo lo devo occupare, salvo poi lamentarmi con l'ente superiore perché mi impone compiti che non mi piacciono.
La prima lotta è per non smettere di essere uomini cioè di domandare.
E allora mi spiace io continuo a rompere le scatole ai miei colleghi perché se anche una cosa la devo fare vorrei sapere se e dove posso mettere la mia ragione, non solo il mio sudore.

"…Come si può continuare a vivere con le mani vuote quando prima stringevano l'intera speranza del mondo?…Mettersi d'accordo con la vita. Darsi delle ragioni, scegliersi un'esistenza tranquilla, consolarsi. Non è per Caligola."


Elicone: Buon giorno Caligola.
Caligola: Buon giorno Elicone.
Elicone: Sembri affaticato.
Caligola: Ho camminato molto.
Elicone: Sì, la tua assenza è durata a lungo.
Caligola: Era difficile da trovare.
Elicone: Che cosa?
Caligola: Ciò che volevo.
Elicone: E che volevi?
Caligola: La luna.
Elicone: Che?
Caligola: La luna. Sì, volevo la luna.
Elicone: Ah, e per fare cosa?
Caligola: E' una delle cose che non ho.
Elicone: Sicuramente. E adesso È tutto a posto?
Caligola: No, non ho potuto averla. Sì, ed è per questo che sono stanco. Tu pensi che io sia pazzo.
Elicone: Sai bene che io non penso mai. Sono troppo intelligente per pensare.
Caligola: Sì, d'accordo. Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti.
Elicone: E' un opinione abbastanza diffusa.
Caligola: E' vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell'immortalità , di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo.
Elicone: E' un ragionamento che sta in piedi. Ma, in generale, non lo si può sostenere fino in fondo, non lo sai?
Caligola: E' perchè non lo si sostiene mai fino in fondo che non lo si sostiene fino in fondo. E non si ottiene nulla. Ma basta forse restare logici fino alla fine.
Elicone: Io so ciò che pensi. Quante storie, per esempio per la morte di una donna.
Caligola: No, Elicone, non È questo. Mi sembra di ricordare, È vero, che alcuni giorni fa È morta una donna che io amavo. Ma cos'è l'amore? Poca cosa. Questa morte non è niente, te lo giuro. Essa è solo il segno di una verità che mi rende la luna necessaria. E' una verità molto semplice e perfettamente chiara, un pò stupida forse, ma difficile da scoprire e pesante da portare.
Elicone: Ma, in fin dei conti, qual è la verità , Gaio?
Caligola: Gli uomini muoiono e non sono felici.
Elicone: Andiamo, Gaio, questa è una verità con la quale ci si può benissimo arrangiare! Guardati attorno; non è questa una verità che impedisca loro di mangiare, per esempio.
Caligola: Allora è che tutto attorno a me è menzogna. E uno che mangia carne così è un mentitore. E io voglio che si viva nella verità . Da imperatore voglio che si viva nella verità , e io ho proprio i mezzi per farli vivere nella verità , poichè io so ciò che manca loro, Elicone. Sono privi di conoscenza e manca loro un professore che sappia ciò di cui si parla.
Elicone: Non offenderti, Gaio, di ciò che ti sto per dire, ma dovresti prima riposarti un po'..
Caligola: Non È possibile. Non sarà mai più possibile: dopo aver viste queste cose non è più possibile.
Elicone: Perché dunque?
Caligola: Ascolta, Elicone, sento dei passi e un rumore di voci. Non parlare e dimentica di avermi appena visto.
Elicone: Ho capito.
Caligola: E, ti prego, aiutami ormai.
Elicone: Non ho ragioni per non farlo, Gaio, ma non so molte cose e poche mi interessano. In che cosa ti posso aiutare?
Caligola: Nell' impossibile.
Elicone: Farò del mio meglio. Buon giorno Caligola.



                                                                                                                (Albert Camus 'Caligola')