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Scritto e orale

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 Ieri sera al tiggì guardavo i ragazzi che sfilavano. Il pretesto della protesta pare sia il rifiuto della prova scritta alla maturità di quest'anno.

Mi è partito un embrione di pensiero stamattina, mentre mi lavavo i denti; bè si, ho una mente dalla lenta cogitazione. 

Ah se la scuola fosse davvero quel luogo dove ti insegnano a far tesoro della tua esperienza. Se il maestro fosse visto, usato, interpretato, esercitato per quella persona che si accompagna con te nella scoperta dei legami tra te e la realtà. Se quel che vivi e desideri fosse, tra quelle aule e corridoi, davvero preso sul serio perché tu impari a prenderti sul serio. 

Se davvero intendessimo la maturità come il bisogno, la voglia, la necessità di generare un giudizio, un pensiero una vita utile per sé e per il mondo... ma ragazzi...non avreste voglia di dire la vostra in qualunque spazio, modo, mondo, luogo, forma possibile?

Provate ad immaginare un bambino che ha appena imparato a camminare, e chi lo tiene più? Cade? Se ne frega perché adesso il mondo è suo e vuole afferrarlo. Se potesse esprimersi compiutamente credete rinuncerebbe a correre e saltare solo perché ha avuto mesi difficili senza sapersi reggere sulle gambe dalla nascita? E allora perché rifiutare di misurarsi solo perché per due anni avete dovuto confrontarvi con uno schermo? 

Del mio esame di maturità ricordo solo un gran nodo allo stomaco e una enorme voglia di dire la mia.

Quella voglia di spaccare i muri e uscire, combinare qualcosa e vivere con la mia faccia controvento, ho scoperto che potevano parlare anche davanti ad un foglio bianco e ad un professore dalla faccia strana.

Una prova, un tema, un colloquio, una interrogazione sono ostacoli da brandire non il nemico a cui mostrare la schiena. 

I miei tempi non erano migliori dei vostri, e noi non avevamo cuori più grandi, quindi non ho niente da rimproverarvi, solo una cosa mi permetto di suggerire: non accontentatevi di chiedere prove d'esame diverse, ai vostri maestri chiedete di più, chiedete loro di essere uomini e donne che vivono sul serio.

Buono studio, buona crescita.

Proteste studenti maturità

STANCHEZZA

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 Stavamo andando bene, i nani seienni che spargono allegria in mezzo alle infinite procedure, le imparano e le applicano che è una bellezza. Poche assenze, due o tre per covid ma come prevenzione. Una di noi l'ha assaggiato ma è tornata in pista con baldanza. Stavamo camminando.

Fatica? Tanta.

Voglia di proseguire? Tutte le mattine la riacchiappavo.

Cambi di strada con regole diverse? Ogni giorno, all'improvviso. E con 22 nanetti al seguito è come essere una locomotiva che trova uno scarto imprevisto.

Poi, eccoci arrivati alla frenata. Avviso alle famiglie via telefono un'ora per l'altra: "tenetevi pronti, da domani siamo chiusi"

Ci sono mamme sole che non sanno a che santo votarsi, papà che non hanno più ore di permessi, nonni generosi ma fragili, case con un vecchio computer in quattro e bambini, bambini che hanno appena iniziato ad assaggiare la scuola. "Maestra ma io voglio stare qui con voi!" perché, loro, ci credono davvero che la maestra abita a scuola.

Ecco. Torno a casa come una Ferrari che ha appena sgommato per non andare a sbattere.

Mi siedo e mi sento davvero triste. Dopo un anno di mascherine, chiusure, silenzi, mamme e badanti che muoiono e fratelli da portare in ospedale la parola che mi si accende a neon nella testa è "Ma bastaaa!"

Sono stanca. Bisogna guardarla questa stanchezza, inutile nasconderla. Se fai finta di niente ti spezza le gambe a tradimento.

Sì, lo ammetto, sono stanca e triste. 


Sto suonando la mia canzone all'angolo della strada e nessuno mi sente. A che serve urlare? Metto lì il mio piattino e aspetto, mendico. 

Mi lascio andare, mollo la presa, non oppongo resistenza. Chiedo una spalla su cui appoggiarmi, una compagnia. Niente altro. Uno "stai con me" e basta.

Accendo la radio.

Il Papa è in Iraq. Si, e che c'entra con me? 

Bè, ragazzi, chi lo farebbe al posto suo? Qualcuno parla di interessi di potere del Vaticano. Il potere non rischia la pelle, vende quella degli altri. Fine della risposta che mi do.

Però c'entra perché lo guardo e mi sembra di non essere poi così sola a suonare sul marciapiede e mendicare col mio piattino. 

No, non è affatto l'esercito della salvezza che ti piazza il pasto caldo per una notte al prezzo di una insulsa predica, e non ne ho intercettato neppure una parola a dire il vero. L'ho solo visto. 

Prima impressione, a sberla: quello sta mendicando come me, solo che invece di stare seduto nel suo angolino si tuffa in mezzo alla strada, come quei pazzi giocolieri ai semafori. 


Siamo pieni di tristezza, stanchi e al buio, ancora al buio, ma qui non ci si ferma, non ci hanno ancora fermati.

Adesso preparo la lezione a distanza, guardo il Papa e vado avanti.


Ignorare la scuola, ancora una volta.

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Impotenza.
Questa è la parola che domina e mostra il carattere di questo tempo.
L'estrema, ultima, terribile impotenza della distanza dai tuoi cari che muoiono soli, l'impotenza di fronte ad un nemico invisibile, l'impotenza che innesca pericolosamente indignazione e sconforto nel leggere dello sciacallaggio ideologico del potere legittimo o nascosto, dello sfruttamento sul bisogno della gente.
Impotenza. Ha tante facce, ma un solo unico grande dolore.

Oggi parlo della mia, di impotenza. Del mio quotidiano dolore.
Qualcuno crede ancora che lavorare tra i bambini, nella scuola, sia solo una cosa divertente. Una cosa lieve, tutto sommato di fronte alle tragedie della vita, ora, la scuola, può anche tacere.

I bambini vengono sempre zittiti, spesso danno fastidio. Spesso la scuola non è che un fastidio. Sappiamo tutti ripetere bene che i bambini sono il nostro domani...cavolate! I bambini sono il nostro oggi, adesso.

Ebbene, occorre sapere che la stessa identica impotenza che mi prende quando guardo le camionette dei morti uscire dagli ospedali, di notte, lo stesso identico sconforto, lo stesso peso porto con me ogni volta che vedo alcuni miei alunni abbandonati, soli, davanti al computer, al cellulare, al telefono, perchè con alcuni posso usare solo la voce.

Carissimi voi tutti che non avete considerato queste solitudini, che sentite tanto o poco scandalo reagendo a questo paragone: sappiate che la solitudine di un bambino in questa scuola strana che a chiamarla "scuola" si fa solo peccato, è la stessa tragedia che ci porta via delle vite e nel modo più drammatico.
E' la stessa, identica solitudine dei nonni che muoiono da soli nelle corsie degli ospedali, con la differenza che questi ragazzetti dovranno in qualche modo continuare a vivere in un mondo che continuerà ad ignorarli giustificandosi con moralismi disgustosi.

Ma io non voglio permettere all'impotenza di offuscarmi la vista. L'inevitabile è una sfida.
Non posso che continuare a lavorare dietro ad un computer, con un telefono in mano cercando dietro agli schermi o dentro un microfono la faccia e la voce dei miei alunni e anche quella dei loro genitori, implorando, se occorre, la loro presenza accanto ai figli. Non è solo questo però.

L'inizio è riconoscere e gridarlo a tutti, che il mio lavoro ha a che fare con la vita, che è prezioso, unico e dannatamente urgente.
Chiedo con tutta la mia voce, a chi di dovere, quindi prima di tutto a me stessa: consideriamo la scuola, per l'amor di Dio, come un luogo dove si potrebbero salvare delle vite umane, le nostre.



domande alla maestra

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Oggi entro in quarta B per la mia lezione di inglese: 17 bei marmocchi con tanta voglia di imparare e stare insieme. Subito dopo di me entra il bidello: "alle 12 facciamo un minuto di silenzio"
Tutti hanno immediatamente capito di cosa si trattava e sono partite a raffica le domande, per fortuna i nostri bambini non sono terrorizzati ma pieni di domande e un po' ansiosi. Più che le loro paure quasi tutti riportano l'ansia e il fastidio televisivo ma le domande sono vere, elementari, semplici, piene di ragione: "perché uccidono?" "chi sono?" "cosa vogliono?" "come ci possiamo difendere?" "ma perché dicono che lo fanno per Dio?" "dicono che sono musulmani, dobbiamo avere paura di loro?" Tra queste 17 faccette c'è anche quella di Lina (ovviamente non uso il suo vero nome qui) una bellissima bambina egiziana di fede musulmana.

Poi la maestra chiede silenzio, non ha molta voglia di aggiungere parole ma inizia a parlare, occorre che parli... "devi parlare maestra perché ho bisogno che tu adesso sia con me"

Allora comincio proprio da Lina, è lì, partiamo da vicino, partiamo da lei: "cosa direste bambini se io oggi vi dicessi che bisogna avere paura di Lina?" 
Tutti si mettono a ridere: "ecco, non devo dirvi altro. L'unica cosa di cui aver paura è la paura che è ignoranza e schiavitù.
Adesso facciamo il minuto di silenzio, ognuno pregherà con le preghiere che conosce, quelle che gli ha insegnato la mamma, e chi non ne sa penserà a tutto il suo desiderio di essere amato e di amare. E tutto questo non solo per i morti di Parigi ma per tutti gli innocenti vittime dell'odio e per noi stessi che impariamo ad affilare le nostre armi: l'amore, l'amicizia e l'accoglienza, che sono le armi più difficili da usare ma anche le migliori"

Li guardo in silenzio e tutta quella forte e fragile tenerezza mi convince sempre più che l'odio, la morte e la cattiveria non avranno l'ultima parola.


Da dove partire

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Primi giorni di scuola per i maestri. Sì ma i bambini sono ancora in vacanza, che ci fanno gli insegnanti in una scuola vuota di chiasso?
Bè...che il chiasso non ci sia è tutto da vedere, ti assicuro che solo due maestre insieme riescono ad arrivare ad una quota invidiabile di decibel solo nel salutarsi cordialmente, figurati se devono discutere di programmazione!
Comunque gli insegnanti a scuola ci sono e hanno già il loro bel 'da fare'.
Tra le altre cose si sta a spaccare il capello in quattro perchè ad ogni ministro nuovo (leggi: "ogni anno") salta lo sghiribizzo di farti riscrivere i criteri di programmazione e valutazione.
Intendiamoci, è giusto e sacrosanto rivedere e giudicare il tuo lavoro. Non sarebbe certo un problema solo se il cambiamento fosse reale. Ma ogni anno la minestra è la stessa, patate, carote, cipolle. Cambia solo l'ordine dei fattori... se non fosse che...
Già, se non fosse che il mestiere che faccio non è assemblare automobili alla catena di montaggio. E' qualcosa che implica lo sdoganamento libero delle domande.
Esempio.
Oggi c'era da stabilire come ti valuto i Pierini. Dato un obiettivo: "leggere una favola" quali sono i livelli di apprendimento? Non si tratta di voti numerici, ma proprio di definizioni: iniziale, intermedio, avanzato.
Da brave maestre abbiamo passato la mattinata a definire cosa ci aspettiamo che faccia un bambino, in modo da inserirlo nella casellina giusta.
Nessuno scandalo attenzione, è il nostro lavoro ed è giusto che sia così, sappiamo che stiamo parlando di strumenti che non esauriscono il rapporto profondo che stabilisci con i tuoi marmocchi.
Una maestra appartiene alla specie umana, e con essa condivide desideri e limiti. Ergo, per conoscere e amare ci dobbiamo dotare tutti di vili strumenti. Ed è per questo, solo per questo, che è giusto rivederli e collaudarli ogni anno.
Però mi è saltata la solita pulce, dannosa per le orecchie: nel livello iniziale abbiamo continuato a mettere "...non sa, non è in grado, non ha raggiunto..."
Uffa! Quando una pulce dà fastidio, dà proprio fastidio ed io temo di produrre molti fastidi alle mie care colleghe, ma nun gliela fò a fà diverso, perdonatemi.
Se il mio obiettivo è portarti in cima alla montagna a vedere un bel panorama e respirare l'aria buona non comincerai mai se parto da quello che non sai fare... o no?!
Non si tratta di cercare di valorizzarti, no, no! E' proprio una questione pratica ed egoistica, io quali capacità vedo in te che mi possono aiutare a lavorare? Sei paralitico, ok, non puoi camminare è evidente ma sei leggero  ed è quella leggerezza che ci viene in aiuto come risorsa, mia e tua.
Come si può dire utile una cosa che non c'è? Come posso dire che il punto iniziale di un bambino è quello che ...non ha? Su che manubrio ti faccio mettere le mani per iniziare ad andare in bicicletta?
Forse è solo un punto di vista, non nego che sia importante rendersi conto dei bisogni e delle mancanze ma un educatore dove la trova la speranza del cambiamento se parte dal nulla?
Pierino non è capace di molte cose ma quali sono le sue risorse? Dove mi appoggio per aiutarti a conoscere il mondo? Anche il buon Archimede aveva bisono almeno di una leva per sollevarlo.
E' tanto sbagliato cominciare così? E se sì, dove sbaglio?
Ciao ciao maestre buon lavoro!




  

di cosa la maestra non ha proprio bisogno...

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Credevo non fosse più così, ma... pare sia ancora un problema. Parlo del regalo. Il regalo alla maestra. Natalizio o "fineannesco".
Bene, sappiate che la maestra non ne ha per niente bisogno.
L'avreste mai detto? Cavoli, ma invece è proprio così.
Quando la maestra andava a scuola, e non era ancora la maestra, il regalo da parte di tutte la famiglie, quello con annessi mugugni e sottoscrizioni a collotorto, era un affare da fine quinta.
Ricordo che mamma e babbo rimasero un tantinello umiliati nel sentire la proposta addirittura di una lavatrice...tiravamo alquanto la cinghia, e i soldi per la nostra quota proprio non li avevamo.
Per fortuna la mia maestra, donna pratica e senza tante smancerie, si arrabbiò e proibì categoricamente ogni forma di ossequio forzato. Allora i genitori ci credevano ancora che la maestra corregge perchè è il suo mestiere e non perchè è "stronza e ce l'ha su con mio figlio".
Obbedirono. Tutti. Sì... i genitori obbedirono alla maestra.
Volete che lo ripeta? Che usi ancora questa parola perchè non siete sicuri di aver letto bene?
I genitori, quelli di una razza ormai estinta come i dinosauri, i genitori obbedirono alla maestra, senza protestare o, peggio, spettegolare.
I miei tirarono un sospiro di sollievo e optarono per la classica scatola di cioccolatini, segno tenerissimo e inequivocabile per loro di gratitudine sincera e lusso sfrenato.

Ma, ahimè, quando la maestra qui presente lasciò il proprio banco di scuola per spostarsi appena di qualche metro dietro la cattedra, era già arrivata la moda del regalo natalizio e di fine anno... di ogni benedetto anno.

Non faccio elenchi, dico solo che ne ho viste di tutti i colori. Dalla targa in ottone del peso di tre chilogrammi sani sani con incisioni in "stile vario", alla guepière in pizzo nero. Di questa vado molto orgogliosa perchè mi ricorda la scoperta in me di una saldezza di nervi inaspettata: scartarla davanti ad un uditorio di una quarantina di genitori senza capacità di discernimento,  che si aspettano da te un ossequioso ringraziamento, e farlo senza commenti audiovisivi... bè ci vuole più audacia che a indossarla, ve lo assicuro.

Ci è voluto del bello e del buono per far intuire ai molti che le maestre non sono esseri strani che pensano solo alla scuola e ai pargoli, povere creature che non hanno tempo e denaro per andarsi a comprare quel che a loro serve.
Hanno uno stipendio, sempre più ridicolo va bè, ma che non ha bisogno di essere squallidamente arrotondato con le munifiche elargizioni natalizie tradotte in oggettistica varia.

Siamo quindi arrivati all'epoca del "che cosa ha bisogno la classe?".  Che a volte ti veniva da rispondere: "di una classe".  Nel senso di un'aula decente, che non ci piova dentro, che abbia banchi sani e di misura idonea, di una lavagna intera, gessi e carta igienica. Ma col tempo ho capito che questo equivaleva a domandare l'impossibile. Vi state chiedendo se insegno nel terzo mondo vero? No, in una normalissima scuola pubblica di una grande città italiana del nord... che differenza c'è? Che nel terzo mondo alla scuola ci tengono.

Non è finita.

Si è passati alla domanda "che regalo facciamo ai bambini?" E anche qui la risposta sarebbe stata delle più semplici e faticose al mondo: "di adulti che sappiano cosa vogliono". Ok... lasciamo perdere, roba da orpelli bizantini per le nostre povere menti votate al teleschermo.

Capisco e non biasimo chi semplicemente vuole ringraziare  una persona di cui ha sincera stima, perciò a chi voleva le cose in grande ho consigliato di fare una donazione a qualsivoglia opera caritativa.

Ma se proprio volete dire grazie alla maestra... ragazzi... portatele una margherita come quando eravate piccoli, e ne facevate un mazzolino ciancicato da mettere nel bicchiere sulla cattedra e, soprattutto, non distruggete agli occhi di vostro figlio l'autorevolezza dell'adulto che sta insieme a lui più di quanto non ci state voi, è un regalo a voi stessi, prima che alla maestra.

Lo so, è difficile, ma non c'è bisogno d'altro.

Buon Natale


Libertà

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Sarò breve.
Mio padre e mia madre hanno tirato la cinghia per farmi studiare. Risparmiavano il centesimo sulle loro scarpe e sul cappotto ma dicevano che io dovevo andare a scuola perchè l'ignoranza è la fame peggiore, la maleducazione la più nera povertà.

Questo era il ragionamento di persone semplici.

Stanno girando voci che nella scuola italiana non sarà più insegnata la storia dell'arte perchè....non ci sono soldi. Spero con tutto il cuore che sia una balla.
Ma anche se fosse, non è che senza questa notizia saremmo messi poi tanto bene qui dalle parti della scuola italiana.

Adesso voglio fare una sola domanda, una soltanto ai Soloni del mio tempo, quelli che dovrebbero traghettarci in questa palude chiamata crisi.
 E non parlo solo a quelli seduti in parlamento, ma anche a chi sta dietro le scrivanie delle redazioni, a quelli che parlano alla tv un giorno si e l'altro ancora, a tutti quelli provvisti di megafono e ai loro editori compiacenti, quelli che salgono sul palcoscenico ad insegnarci come si sta al mondo: in quale considerazione tenete l'educazione del nostro popolo? In che misura investite sulla scuola?
Quali sono le vostre scelte? L'auto per tutti o per ognuno un cervello in grado di ragionare? Panem et circenses oppure libri e conoscenza?
Insomma: libertà o schiavitù?
Ma poi non scandalizzatevi se qualche idiota pratica lo sport osceno dei libri al falò... sarebbero degni figli vostri.

Non scomodatevi a rispondere...lo capirò dalle vostre azioni...sono in grado di ragionare, i miei hanno tirato la cinghia perchè qualcuno mi abituasse  ad usare un minimo occhi e cervello.






Amare la scuola?

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Di solito prima di scrivere mi calmo...di solito....ma oggi non riesco. Sono bella carica e scrivo...Visto una puntata della fiction 'Fuoriclasse'. Non la spiego, la conoscono tutti.
Littizzetto prof di italiano in un liceo di....? Torino credo.
Sembra il libro cuore riveduto e corretto per post sessantottini. Ci sono anche Franti e Garrone che stanno uniti in un personaggio solo, vestito da energumeno buono. C'è la ragazza in carrozzina che fa tanto politically correct, c'è il gruppo dei professori stronzi e qualche incursione in giudizi morali e politici... odore di De Amicis riesumato insomma.
Ma la ciliegina sulla torta è il finale. L'eroica prof è in vacanza e aspetta l'esito di un concorso che la vede vincitrice di un super posto da dirigente al ministero....felicità! Finalmente sono finiti gli stenti, finiti gli insulti, finiti i casini insomma.
Arriva a trovarla il Franti/Garrone che hanno bocciato alla maturità...fa gli occhi da "solo tu prof puoi salvarmi" e la scema cosa fa? Rinuncia al posto da dirigente e si immola per la causa.
Ma che razza di c...ta è?!

Non contenta di questa masochistica visione, subito dopo la sottoscritta cosa fa? Si spara un incredibile filmato di 'pubblicità progresso' dove un zuccheroso Roberto Vecchioni mi spiega che devo amare la scuola.
E' troppo! Un barile di melassa in una serata sola dopo 12 ore di scuola (vera) non lo posso reggere.

Mi viene il dubbio: allora non è che io odio la scuola solo perchè lavorandoci ho la terribile tentazione di desiderare ogni tanto un altro mestiere... magari più pagato e meno insultato?
Cosa significa esimio professor cantautor vincitor di festivall "amare la scuola"? Fare tanti begli spot pubblicitari o inventarsi la fiction edificante alla tv, tutto per farci passare lo scatafascio attraverso i nostri pertugi posteriori con un po' di vaselina?

La scuola italiana è alla canna del gas e non è morta prima solo perchè tanta gente ci sputa sangue tutti i giorni, per favore risparmiateci almeno la presa per i fondelli!
Fine dello sfogo... Amen.

p.s. e comunque io riesco ad amare il mio lavoro perchè non è il mio lavoro lo scopo della mia vita.

ciao ciao


Ricomincio

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Puff puff...pat pat... ho disertato per un bel po'...ma è ora di tornare, giusto?
E' ora di tornare dalle vacanze....ma è proprio proprio giusto?
No, uffa. Decisamente dico...no!
Sono una ribelle tardiva. Dopo aver passato una vita ad essere d'accordo con le banalità più assurde voglio fare una cosa diversa e terribile, di questi tempi anche pericolosa: mi voglio prendere il lusso di fermarmi e...pensare, il lusso di rivedermi un po' tutto quello che da una vita ho dato per scontato.
Allora, cominciamo: pronti via.
Non sono d'accordo che le vacanze debbano finire. Non ho ereditato una fortuna, no. E nemmeno ho vinto alla lotteria, e neppure voglio dedicarmi al dolce farnulla... è che qualche giorno fa ho ascoltato la radio.
Mbè? e allora?
C'erano due simpatici conduttori che neppure so come si chiamano. Stavano chiaramente divertendosi come matti. Eppure stavano lavorando e.... che dici? "see bravi tutti a divertirsi facendo il mestiere del comico... come quel tale mio compagno di scuola che in classe faceva le telecronache delle partite... è andato a fare il giornalista sportivo... eh! Lui sì che è fortunato, fa il lavoro che ha sempre sognato!"
Balle.... il lavoro è lavoro...vuoi che non ci siano casini anche per un comico o per un telecronista? Anche io faccio il lavoro che desideravo... ma per un po' di tempo me lo sono dimenticato.
Allora che cosa può impedirmi un po' di divertimento... lavorando?
Stiamo cedendo al lamento, alla recriminazione, alla pretesa di una situazione ideale, alla paura di quel che ancora non c'è e alla rabbia per quello che manca, e ci scivola addosso la vita.
Non so se c'è un posto così sgangherato come la scuola, non faccio l'elenco delle cose che non vanno...scusa ma...chissenefrega, adesso basta, mi scappa da divertirmi.
Perciò non pretendete che questa maestra scriva dentro le righe... quest'anno comincio da capo, insieme alle mie pulci seienni. Dall' "A B C".
Sono 26, sono tanti, sono piccoli, in una classe stretta dove pioverà dentro anche quest'anno, in una scuola dove sono più importanti i moduli da compilare e i buchi da tappare, dove dieci famiglie su nove ti aspettano al varco per vederti sbagliare, una scuola con una conduzione confusa e che se ne frega di te...ma a me scappa da divertirmi...voglio prendermi il tempo di pensare, guardarli in faccia tutti e dire: "ma cosa c'è di più importante che conoscerti e farmi conoscere da te? Cosa c'è di più bello che divertirmi e crescere con te?"

Allora deciso...buone vacanze a tutti!!!

ciao ciao!

fatti per volare

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Mi hanno chiesto: "ma non piangi che ce ne andiamo?"...me l'hanno chiesto ieri, ultimo giorno di scuola, ultimo giorno dell'ultimo mese, dell'ultimo anno della prima scuola, quella dell'ABC, quella del sussidiario e delle ginocchia sbucciate. La scuola della nota sul diario che ancora ti fa tremare, la scuola che "quello che impari alle elementari non te lo scordi più", la scuola delle amicizie che non sai ancora come funzionano e che se litighi ti sembra di aver perso il mondo.
 Mi hanno chiesto perchè non piango dopo cinque anni di imparare e di conoscersi insieme.
Allora... adesso che ci siamo già salutati, adesso rispondo.
Punto primo, e ultimo: la vostra maestra - ragazzi -  di ragazzi ne ha visti un sacco, e in ogni sacco c'era un tesoro diverso; semi che sono stati messi a dimora, alcuni nella terra buona, altri tra i sassi...come raccontava un mio amico. Lacrime asciugate e alcune lasciate scorrere per terra, risate contagiose e argentine, altre sciocche e inutili. Occhi attenti, curiosi, vivaci, altri stanchi e annoiati.
 A volte la vostra maestra ha sofferto, a volte è stata contentissima come a Natale davanti ad un regalo inatteso, spesso ha conosciuto lo stupore di una scoperta antica tra le mani di un piccolino...segni che diventavano suoni e parole...la magia delle parole scritte e dette, e vi assicuro, è una vera magia! Una maestra ha delle gioie e dei dispiaceri, come tutti.
Però il dispiacere più grande, quello che la lascia sempre con il cuore per strada in una notte di pioggia, è vedere un bambino che non vuole crescere, non perchè non vuole diventare grande, ma perchè grande si crede già. Sai, uno di quei bambini che qualsiasi cosa gli dici è come se non fosse per loro, come se il tempo non avesse niente in serbo per loro, nessuna gioia di scoprire, nessuna voglia di sorprese. Sono bambini che hanno paura, in genere circondati da adulti terrorizzati, che vorrebbero conservarli in naftalina, preservarli dal sacrificio e dalla fatica...preservarli dalla vita insomma.
Grandi - grandi?- che impediscono la gioia di ogni conquista, che nascondono ai piccoli il gusto dolce-amaro delle sfide.
 Questi loro bambini vivono circondati da barriere, barricate di difesa contro tutti i possibili schiaffi della vita...alcuni dicono che così si difende il futuro, in verità non vogliono rogne, e forse c'è anche da capirli, il rischio di tirar su degli uomini può sembrare roba adatta solo a super-eroi. Ma così i loro bambini soffocano.
Forse hanno tutto...ma soffocano, sempre malatini e saputelli, così impauriti di fronte all'imprevisto di una faccia diversa, di un fatto non programmato...di un amico che non è come vogliono loro, di un mondo che non funziona secondo i loro piani, dove una zanzara diventa un mostro. Condannati al lamento e forse anche alla solitudine.
 Ecco, sono questi i dispiaceri della vostra maestra. Ma voi siete fatti per volare, sono pronta ad affrontare il rischio di una vostra aluccia rotta, di uno smacco che brucia, sono pronta a sentirmi dire che sono senza cuore o troppo distratta e debole, che non ascolto i piagnistei ma... non voglio, per niente al mondo voglio fermare il vostro volo... e così se vi vedo spiccare il salto, anche con delle goffe rincorse, sbattendo le ali senza stile o pericolosamente inclinati alla prima brezza...tratterrò il respiro, mi darò i pugni in testa per tutti gli errori fatti ma...no, non piangerò perchè voi siete fatti per volare.
Grazie per avermi insegnato ancora qualcosa della vita...speriamo che mi promuovete...
 E le lacrime...lasciamole a chi ha paura di soffrire per qualcosa di grande come la normalità della vita.

albero maestre n°2

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Ci ho messo un po' ma adesso provo a suggerire un altro posto interessante dove approdare. Sarà che in queste ultime settimane mi è scoppiata la 'ritoccomania'....ma ho trovato divertentissimo pasticciare, stropicciare, ridisegnare, cincischiare....cone le mie banalissime foto delle vacanze, grazie a mezzo miliardo di applicazioni pressochè gratuite.
Ci ho provato un po' anche con i bimbi in classe ed è davvero divertente. Per chi non volesse scaricare applicazioni ci sono cose fantastiche online. Una semplice semplice ma davvero completa è questa


si chiama  http://ipiccy.com/editor  ed è davvero facile e veloce da usare. Si carica l'immagine e si comincia a scegliere tra le varie possibilità: l'editor permette di tagliare la foto, correggerne la luminosità, il contrasto, la saturazione...parole difficili? Ma no, dai....basta cliccare e si capisce bene cosa significa...lo vedi!
Poi gli effetti speciali, l'aggiunta del testo, la pittura a mano libera....see....libera, col mouse, che è diventata quasi la mia appendice sub-umanoide.
E se sbaglio? Ma niente paura! Si clicca sulla freccina in alto dove c'è scritto "undo" e torna tutto come prima! Vuoi far vedere agli amici? Spedire sul sito della scuola? Tenertela sul desktop? Puoi scegliere save & share in alto a destra ed ecco che tutto è fatto.

Sì, bello.... ma come usarlo a scuola?
Intanto la maestra può anche andare di fantasia e preparare cose a casa....poi se si è così fortunati da avere un laboratorio di informatica, o addirittura la LIM....e magari anche un collegamento internet....bè...dal gioco puro e semplice alla preparazione di illustrazioni per le ricerche, il giornalino, gli inviti alla recita di Natale.... non è che ci sia poco da fare, volete qualche altro suggerimento? No, li date voi a me.
Vi piace la mia margherita?

ciao ciao

bambini e neutrini

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Si potrebbe chiamare così una nuova serie di pupazzi, quelli che trovi come sorpresa nell'ovetto di cioccolato....  oppure i personaggi di quelle carte che quando ci giochi in classe te le ritira la maestra: "quanti poteri ha il tuo neutrino?"
"Bè...il mio va più veloce della luce"
"accidenti, allora vince contro il mio che si chiama Albert Piquadro"
"e dove si rifugia?"
"ha la tana in un tunnel sotto il Gran Sasso"
Senti maestra, non c'è tanto da scherzarci sopra.... sai cosa vuol dire andare più veloci della luce? Significa che se tu vai a farti un viaggetto tra le stelle rischi di tornare più giovane di quando sei partito... significa che potremo fare i viaggi nel tempo.

"Fermi tutti" dice Pierino "I viaggi nel tempo li possiamo già fare anche adesso, alla velocità della luce" Albert Piquadro non è poi così senza valore...gioca ancora bene i suoi poteri!

La maestra non riesce a stavi dietro....è proprio vero, crescete come i neutrini e avete voglia di correre verso il futuro...fuori da qualsiasi tunnel.
Il sogno di uno di voi? Costruire la macchina del tempo...."ho già fatto i progetti. Vedi qui? Devo solo andare avanti a studiare, e vedrai che ci riesco..."
La maestra non ne dubita e per nulla al mondo si perderebbe lo spettacolo, salta sulla sedia proprio come hanno fatto gli scienziati del Cern.... solo che lei è più fortunata....le capita di farlo più spesso, ogni volta che voi fate un passo nel tempo.... futuro.


cosa 'fa' un maestro

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Questa mattina studiavo geometria. Fra un biscotto e l'altro: il punto, la retta e compagnia bella.
"Ehi! ma una maestra 'ste cose non dovrebbe già saperle?"
Ecco. A parte il fatto che ogni volta che sento questa musica mi viene voglia di spegnere lo strumento...devo dire che io veramente non sono mai troppo sicura di quello che so, nel senso che.... "non si è mai finito di imparare".
E dopo questa pietra miliare della saggezza popolare, riprendiamo il filo, no, la retta.
Geometria dicevo, ma avrebbe potuto anche essere il passato dei verbi, la caduta dell'impero romano o la ricetta della pasta alla carbonara. Alla fine, proprio lì, quando hai finito di leggere, quando sei tranquillo perchè hai capito, quando sapresti rifare i passaggi senza rileggere....quando hai studiato insomma...insomma lì si comincia davvero. Lì inizia una delle cose più belle del mio mestiere, inizia con una domanda: "...e adesso come lo faccio capire ai pargoli?".
Potrebbe esserci una soluzione: spiegazione, trascrizione esercizi, compiti, interrogazione.
Ok come dire: noia!
In fondo insegnare è un po' come cucinare: puoi farti un giro veloce al supermercato, riempire il carrello di  "salti in padella" e precotti e una volta a casa infilare tutto nel microonde, oppure...
Oppure girare tra i banchi di frutta e verdura del mercato, guardare, annusare, toccare, scegliere perchè devi preparare qualcosa di unico in cui fanno festa tutti i sensi.
Il problema non è la fatica, il problema è davvero il godimento!
Allora come la spiego la retta ai bimbi? No, non posso dare una definizione precotta in padella....gliela devo cucinare in modo che gli vada giù cantando, e mentre sono lì tra pentole e fuochi matematici le mie papille razionali sudano e si divertono.
In-segnare...in-dicare...dare una direzione a gambette che hanno voglia di correre.

Il segmento come "il percorso più breve che collega due punti P e Q nel piano euclideo" a un bambino fa lo stesso effetto di un piatto di zucchine bollite e insipide, occorre che i segmenti diventino un bel piatto di spaghetti da risucchiare e sbavarsi il mento...roba che si mangia con gusto...roba che si può prendere e pasticciare nel piatto, e anche mangiare con le mani se occorre. Le buone maniere le impariamo dopo.

"Allora bambini, qual è la strada più corta tra casa e scuola? Andiamo a fare un giro che poi lo segniamo sulla cartina"

Cosa fa di un maestro un maestro? La cucina casalinga.



l'attimo che fugge

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E' solo quello senza senso, e allora che vada pure al diavolo!
L'attimo fuggente.
Siamo forse in cinque o sei, cinque o sei persone al mondo a cui non piace questo film.
C'è una linea abbastanza sottile che divide la cattedra dal palcoscenico, ma è una voragine e per non caderci dentro non ci basterà certo ballare sui banchi.
C'è un uditorio da affascinare, ci sono parole da dire, frasi di altri da interpretare, gesti da misurare e pause da rispettare... ma una cosa è fare l'attore e un'altra il maestro.
E non è affatto facile trovare qualcuno in cui le due cose coincidono, come non è facile trovare il genio, la genialità non si trova al supermercato.

Tante cose dotte e interessanti sono state dette su questo film, eppure continua a lasciarmi quel rabbioso senso di falsità estetica che me lo rende insopportabile.
E' facile, facilissimo salire in cattedra e scoprire dopo una lezione particolarmente riuscita che una buona dose di soddisfazione è stata il frutto di un auto-compiacimento. Ci si ascolta parlare, ci si piace. Ok, ci può stare...ma solo questo non è educare, non è tirar su uomini mi spiace, non lo è.

Sono ben più numerose le lezioni sgonfie, faticose, quelle che ti spaccano i muscoli e i sentimenti, sembra di salire una montagna con un carico di sassi da trascinare a braccia. Finisce la giornata e ti accorgi che non ti sei spostato di un millimetro. Non hai fatto il grande gesto, non è entrato uno iota in quelle testoline, l'unica cosa di cui sei certo però è che li hai amati, anche così hai cercato di scoprire il loro destino insieme al tuo.
Non è una tua parola detta bene che li può salvare, non è l'estetica nè il romanticismo che fanno di un appassionato un educatore.
Perchè inseguire l'attimo che fugge se è vuoto?
Io devo dire di una pienezza, a cosa educo se tutto fugge? Se la bellezza è vana a che scopo vivere? La bella immagine del poeta con la fronte imperlata di sudore perchè appassionato di...vuoto? La normalità è una catena? Solo una vita esteticamente affascinante vale la pena di essere vissuta? Allora per noi, massa di impiegati e fattorini, per noi che riempiamo le tangenziali ad ore fisse, sì per noi, l'unico gesto poeticamente vero sarebbe solo il suicidio?
Ho visto persone semplici curve per notti intere su pile di quaderni, ligi compilatori di registri, pazienti ascoltatori, attenti lettori di pagine dalla grafia impossibile, gente che non aveva memorabili frasi per definire Tizio e Caio, per squadrarli e incasellarli nei ristretti spazi di definizioni senza speranza...gente appassionata e invisibile, forse esteticamente brutta ma consapevole di avere a che fare con la cosa più grande degli uomini: la loro libertà.
Niente danze sui banchi nè sulle tavole del palcoscenico, solo un paziente lavoro da giardiniere, curvo, curvo sulla terra di un altro a far crescere il seme di un altro, perchè è di un altro la baracca non della tua performance.

Corsi di aggiornamento

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Quando i bambini hanno finito di stare dietro ai banchi incominciano a starci le maestre. Mai dimenticarsi cosa vuol dire sottoporre qualcuno a ore e ore e ore di ascolto.
"Pierino non è maturo, fatica ancora a mantenere l'attenzione durante le spiegazioni"
Accidenti Pierino...quanto ti capisco! Oggi non ne potevo più! Tutte cose sacrosante e importanti, non dico di no.
Comunque eccomi qui: interrogatemi pure su tutti i possibili casi di (in ordide alfabetico): discalculia, disgrafia, dislessia, disortografia... ah sì c'è un nome anche per quella cosa di quando uno è proprio imbranato con le mani che non sa neanche allacciarsi le scarpe, neanche mettersi le dita nel naso...ma non mi ricordo che razza di 'dis' è.
La dottoressa è preparata, belle slides...tante informazioni, forse troppe. Sì, decisamente troppe.
Dottoressa, io sono solo una maestra, tanti dubbi sulle capacità dei bambini, tutti messi insieme, mi portano un po' di...sconforto.
Io come farò ad accorgermi che Pierino ha quella cosa così strana e pericolosa che negli anni lo potrebbe portare a gravi conseguenze? Come faccio a capire che quella tal distrazione non è perchè la mosca vola, il sole scalda già e Davide ha voglia di andare a giocare... ma perchè ci sono dei disturbi di apprendimento e allora bisogna fare tutte le prove e può essere che se non lo facciamo in tempo può essere che Davide perda il treno del futuro e...
Calma ragazzi, bisogna ragionare. Una cosa è dare la giusta importanza alle nuove ricerche sull'apprendimento, e un'altra è pensare che siamo tutti malati.
La diagnosi la fanno i dottori, le maestre possono solo guardare i loro bambini con l'attenzione del desiderio. Desiderio del bene, del vero, del bello che c'è nei bimbi e, perchè no, anche nel cuore un po' scalcagnato delle maestre. Mica sappiamo tutto, anzi, mica è garantito che anche sapendo tanti bei paroloni psicologici, pedagocici, didattologici... saremo poi capaci di salvare Pierino.
Noi possiamo solo fare il nostro lavoro umilmente e con passione, imparare tutto quello che c'è da imparare, ma per fortuna la salvezza di quei bambini non siamo noi.
Va bene dottoressa, vengo anche lunedì al suo corso, ma solo perchè voglio bene a Pierino... e un po' anche a me.

Il racconto di Sara

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Ultimo tema dell'anno...la maestra non ha più idee...bè raccontatemi del supermercato, realtà o fantasia, dite quello che volete basta che abbia una logica. Ed ecco cosa si è inventata Sara. Decisamente la maestra ha tanto da imparare!!!


ciao ciao...buone vacanze bambini!!!

la scuola è finita...

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...e Marina non sa dove mettere Luca e Giulia. Le ferie sono ancora un miraggio lontano. Fabio è sempre in giro per lavoro e i nonni...fortunato chi li ha!
Baby sitter? Trovarle! E poi se ne va più di mezzo stipendio, non solo per pagare la ragazza, ma anche per le inevitabili telefonate di una mamma diffidente.
"Accidenti ai maestri e ai loro tre mesi di ferie!"
Iniziano le olimpiadi delle mamme, salti mortali carpiati e doppi, o tripli, a seconda del numero dei figli.
Giro di telefonate: Sandra li manda al kinderheim...sì per una settimana esclusiva, animatori esclusivi, posto a 4 stelle...ti toccherebbe fare un mutuo, senza risolvere niente...cos'è una settimana? Una goccia nel mare.
Anna lavora in casa...ma col cavolo che si tiene anche i tuoi!
Marina torna a casa sconsolata, mentre i due marmocchi già iniziano a litigare per i turni alla play station. Apre il portone, casella della posta.
"Mamma mi regalate un cane per la promozione?"
"Sì, davvero ci manca anche il cane! E poi bisogna vedere se sei promosso!"
"Ma dai, lo sanno tutti che alle elementari non si boccia nessuno!"
"Ma per te è sempre tutto così scontato...? fringuello!"
Una busta nella casella, la apre distratta e con i movimenti impacciati...tra borsa della spesa, chiavi della macchina e... "Senti Giulia, è ora che impari a portartela un po' tu questa cartella, no?!"

"Cari genitori, siamo un gruppo di mamme del quartiere alle prese con il problema del giorno: a scuole chiuse dove stanno i bambini mentre noi lavoriamo?
Abbiamo pensato di condividere con tutti questo bisogno, perciò ci siamo organizzate in turni, cercando la disponibilità di ragazzi grandi e nonni in gamba. Non vi offriamo un parcheggio, perciò chiediamo una mano anche a voi, anche poco tempo o qualche idea...tutto ci può aiutare. Don Livio ha dato la disponibilità dei locali dell'oratorio. Vi aspettiamo.
...calendario delle attività... telefono del responsabile...."


La manna! Sì...ma Giacomo sarà d'accordo? Solo a sentir parlare di oratorio gli si rizzano i capelli!
Tentar non nuoce...non si dice così?
Marina ripensa agli anni in cui lei aveva l'età dei suoi figli, allora non si stava a scuola tutto il giorno...tornava sempre a casa a mangiare... eppure anche sua madre lavorava... come se la cavava lei?
Vicine di casa, oratorio, nonni e cortile, quando i cortili in città avevano i portinai, e che soggetti! Non potevi fargliela al signor Gino, anche quando non lo vedevi era sempre presente. E quella volta che si erano nascosti dietro la latteria? Un gruppo di scalmanati marmocchi in libera uscita? Sì, così credevano loro, ma era saltata fuori la signora Maria, la panettiera...ci aveva pensato lei a sgridarli... e poi li aveva mandati a casa con un panino ciascuno...
E i giochi? Per la campana bastava un pezzo di gesso e l'asfalto, le bilie, cinque noccioli di albicocca e molta abilità di mano. Nascondino. Rialzo, 'Ce l'hai'. Litigate? Tante, ma chi osava andare a frignare dalla mamma affrontando il disonore?
Mica c'era nessuno che ti faceva l'animatore... anzi, i grandi erano pregati di farsi gli affari loro, ma c'erano.... accidenti se c'erano! Magari non erano tuo padre e tua madre ma un adulto contro cui incocciare lo trovavi sempre.
Cosa è successo ora? Il deserto. Intorno alla mia famiglia il deserto. La scuola ha iniziato a rosicchiarsi il tempo dei miei figli, bello, per carità, molto comodo...ma non ce ne siamo accorti e a poco a poco le abbiamo consegnato tutto, come quando al parcheggiatore lasci le chiavi della macchina, ti fidi ovvio. Solo che anche i garage hanno i loro orari di chiusura... solo che mio figlio non è mica una golf!

"Giacomo, che ne dici se Luca e Giulia li mandiamo all'oratorio in Giugno?"















ascoltare

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Come si fa? Come si fa ad educarli? Come si fa ad educarli a quella cosa espressa con quella parola ormai sconosciuta: "ascoltare"?
"Non sanno ascoltare"
Quante volte ho sentito questa frase? Una collega, una mamma, un'amica...
"Non mi ascolta"

La situazione è questa:
hanno otto, nove, dieci anni...sono tutti (quasi) seduti al banco, sei lì che aspetti il momento opportuno, segnali la tua presenza con una postura adatta, insegnare è stare sul palcoscenico a volte.
Schiarisci la voce, batti le mani...nulla.
Alzi il tono e ripeti...nulla
Ti avvicini e alzi il volume...nulla
Ripeti, ripeti, ripeti...nulla
ISTERIA
Tutti si bloccano e ti guardano attoniti...
Si sono accorti che esiste un'entità diversa e da loro distinta...ohibò!
Ok! Allora inizi a dire la tua, si chiamava 'spiegare'...non so adesso....
"Aprite il libro a pagina tot..."
Faticosamente metti insieme tre frasi, te ne mancano altre due e...
"Maestra che giorno è oggi?"
Ricominci da capo, ma proprio da capo, da quando tentavi di far notare la tua presenza...hai presente risalire la china con il carico che ti era caduto a valle?
Finalmente una specie di silenzio e...
entra la bidella con la circolare!
Questo succede almeno dieci, dico DIECI, volte al giorno (bidella compresa).
Apro un dibattito, vi prego rispondetemi dall'abisso del nulla: cosa significa educare ad ascoltare?

ciao ciao

errori

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Una persona candidamente perfetta, alla quale devo dire che mi sono affezionata, mi ha detto che non sono una maestra affidabile perchè ho sbagliato un accento.
Non solo, ma che dovrei vergognarmi dei miei errori ortografici invece di riderci sopra.
In effetti la cosa è gravissima, divertente, ma gravissima: sono totalmente priva di rimorso davanti a tali errori...! dovrei farmi curare.

Oltretutto, non pare essere l'errore la cosa grave, bensì la totale assenza di sensi di colpa grammaticali.
L'accento è diventato il nuovo peccato originale? Devo dire che quello di Adamo ed Eva era più...diciamo...divertente?

Sarebbe bello che il mio lavoro di insegnante, no, la mia vita intera, dovesse fare i conti solo con limiti di tal fatta!
Quello che mi fa contare le ore notturne, che mi fa rigirare nel letto per trovare una soluzione, quello che mi tormenta il cuore e non mi lascia un istante ha ben altro peso e misura.
E' lo scoprirmi totalmente incapace di amare la faccetta di bambino che ho davanti, è il non trovare le parole da dire quando mi chiede perchè deve far fatica o fallire. E' il non sapere la formula della libertà, è il non poter soffrire al posto suo.
Ho conosciuto bambini che non sapevano mettere gli accenti al posto giusto perchè avevano la mente occupata da orrori troppo familiari, bambini autistici che si rotolavano per terra perchè avevano paura di essere toccati, mentre io non potevo, non dico abbracciarli, ma anche solo guardarli negli occhi.
Ho conosciuto bambini capaci di cinismo a otto o nove anni perchè la notte erano lasciati in balìa di programmi televisivi feroci...'me l'hanno regalata...è nella mia cameretta...la posso guardare quando voglio'... e ogni volta uscivo da scuola in compagnia della mia impotenza, e forse anche di parecchi sensi di colpa perchè quel giorno avevo osato sgridarli per un apostrofo dimenticato.

Per molto tempo ho fatto a botte con i miei limiti, e ancora sono in guerra. Cosa mai mi potrà consolare, curare, guarire?
Ci sono diversi metodi per provarci: dimenticare e vivere come in un eterno luna park, farsi soccorrere da qualche strizzacervelli, convincersi che si è perfetti perchè si sanno mettere gli accenti al posto giusto e non confondere le dotte citazioni, già perchè insegnare consiste solo in questo... (?) oppure, oppure trovare qualcuno che ci ama così come siamo, non che si dimentica dei nostri errori, strabiliante! Li vede, li conosce e ci ama lo stesso! Lo stesso, senza aspettare la nostra perfezione.

C'è bisogno di un padre per poter sopportare i veri errori, ridere di quelli piccoli e tentare di convivere con quelli grandi, se proprio non si possono correggere.

Carissimo blogger Leonardo, che sogni ancora la maestra dalla penna rossa e ti tormenti sul centesimo materasso per un accento...oops...un pisello fuori posto, io ti auguro di iniziare presto a fare i conti con i veri errori che tormentano la vita, quelli dove non basta rileggersi quattro pagine di un manuale di grammatica per cavarsela...forse diventerai un insegnante meno perfetto e cavilloso ma sicuramente più tollerante con i tuoi alunni.

Un abbraccio a tutte le persone che sbagliano e sono vergognosamente prive di paura!
 

oggi mi butto sul politico...aiuto!!!

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Indignazione. La parola più usata, abusata e sbandierata di questi tempi. Sinonimi? Scandalo, ira, irritazione, rabbia.

Ho quasi deciso di fare una cosa scandalosa, cercare di ragionare prima di indignarmi, e se ci saranno delle buone ragioni...allora mi indignerò, ma... dopo.

Allora, il tema è la scuola. Svolgimento:

l'ultima occasione, come se non ce ne avesse fornite abbastanza, ce la porge il cavalier Silvio, sì, lui, quello che riesce miracolosamente a tener unita la sinistra italiana. Esternazioni sulla scuola e su chi ci lavora.

Posso ragionare un attimo?
La dignità del mio lavoro, la bellezza, la ragione per fare sacrifici e reggere i fallimenti nel mio mestiere le ho scoperte un po' di anni fa, quando il cavaliere forse stava ancora suonando sulla nave...quindi, come non me ne ha elargito lui il beneficio, lui neppure me ne potrà privare, allora perchè prendersela tanto?
Mi si dice che ha il potere di dare o togliere soldi agli insegnanti? Che non permetterà mai una scuola di qualità?
Bene, in quanto a soldi non è che ci può togliere quello che non abbiamo, se avessi voluto fare i soldi avrei forse fatto la maestra? E fino ad ora le scuole hanno forse nuotato nell'oro?
Non permetto a nessuno di elargirmi la dignità, semplicemente perchè è una cosa che mi appartiene come il mio naso, mi è stata fornita con la mia appartenenza al genere umano, quindi se anche possono ammaccarmi il naso, nessuno ha il potere di togliermi la dignità, se non io stessa comportandomi da animale.
Allora danno più dignità alla scuola quelli che la considerano come un parcheggio per i figli? Oppure quelli che la paragonano ad un mezzo di trasporto..."come sono libero di prendere il taxi invece che il tram posso essere libero di scegliere una scuola non statale...basta che me la pago"?
Già perchè educare sarebbe esattamente come tenere un deposito bagagli o fare il tranviere. Ho rispetto per tutti i mestieri, ma se non vediamo la diversità allora è inutile che ci arrabbiamo con Silvio...lo seguiamo a ruota.

La scuola è un posto di esseri umani adulti che secondo il loro cuore, la loro intelligenza, l'esperienza e altre bazzecole, come passione, dedizione, lavoro...tentano di introdurre i piccoli alla conoscenza della realtà, secondo mezzi e metodi liberamente scelti. Non abbiamo le tecnologie all'avanguardia? Non abbiamo aule grandi e fornite di materiale? Abbiamo acqua che filtra dai muri? Certo sarebbe meglio avere il meglio, ma non per questo è impossibile educare... mi servono solo due cose: un cuore umano curioso e la realtà.
Tutto il resto è grasso che cola.
Gioco al ribasso? Mi spiace no, e ancora no. Gioca al ribasso chi pensa che per fare la qualità della scuola sia sufficiente una bella impalcatura di procedure per avere la patente iso 9000 vattelapesca, chi pensa che la dignità si misuri in base all'ammontare dello stipendio, o al consenso di chicchessia.
Certo tutte cose belle, ma io mi permetto di considerarle solo l'antipasto, cose che non disprezzo ma di cui ho fatto a meno fino ad ora. Di una sola cosa non posso fare a meno nel mio lavoro: la libertà di mostrare la mia faccia.

Punto due dello svolgimento:
scuola statale e non statale.
Ci sono bravissimi insegnanti nello stato e nelle non statali, mediocri insegnanti nelle non statali e nello stato. E allora? Dove sta la differenza? Appunto! Non c'è. E quindi in questo mondo così pieno di discorsi sulla tolleranza, la libertà, l'apertura eccetera eccetera...come mai questa paura della scuola non statale? Noi, che non abbiamo paura di lasciare che sia la televisione ad educarci i figli.
Si tratta di soldi? Scuola di ricchi e scuola di poveri? A parte che vorrei capire chi è mai diventato ricco facendo una VERA scuola... proviamo a chiudere anche solo gli asili parrocchiali, anche solo quelli, e vediamo in quale collasso rischia di precipitare la scuola statale... allora sì che potremmo davvero andare a insegnare l'ABC sotto gli alberi...ma questa parte del tema è solo accennata, per chi è interessato ho una carrettata di argomenti.
A proposito.... io insegno in una scuola statale in cui piove dentro ogni volta che c'è brutto tempo...;-) e giuro che non c'è nesso economico tra il buco sopra il mio tetto e la scuola dietro casa mia di un manipolo di genitori... anche perchè tirando la cinghia si pagano la loro scuoletta, e con le tasse pagano anche il mio tetto.

Comunque io di politica ci capisco poco... sono solo una maestra ;-))
ciao ciao