Visualizzazione post con etichetta storie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storie. Mostra tutti i post
quella roccia con una spada
Comunque solo per rimanere in Gran Bretagna e Irlanda ne abbiamo di racconti! Nessy il mostro del lago, i misteri di Stonehenge, Causeway il sentiero dei giganti, l'anello di Albione, la fanciulla del lago, re Artù...
Re Artù, la tavola rotonda, Lancillotto...la spada nella roccia...ehi! Un attimo ragazzi! Ma se in Inghilterra la spada se l'è portata via il giovane Artù, con tutto quello che ne è seguito... io allora cosa ho visto quando sono andata in Toscana?
-Maestra che nessi fai? La Toscana non è mica il posto dove sta Firenze?
-Si...Firenze, Pisa, Siena....
-E allora...scusa, un po' lontanina dall'Inghilterra...tipo...qualche migliaia di chilometri? Che c'entra?
-Appunto che c'azzecca re Artù con l'Arno? E' quello che mi chiedo anch'io. Eppure... eppure guardate un po' questa foto:
-Appunto la spada di Semola...
-E dai con 'sti cartoni animati!-Si dai maestra, ci siamo capiti, Re Artù, la spada di re Artù prima che arrivasse Artù.
-E qui vi voglio! Questa spada è DOPO re Artù e non è per niente in Inghilterra ma in Toscana!
Non è mica un disegno, e neppure un trucco, questa è proprio una spada infilata nella roccia, tutta intera... guardate bene: non è un coltello nel panettone!
-Maestra allora se noi abbiamo la spada, in giro per il mondo ci devono essere anche la tavola rotonda e il sacro Graal!
-Questo non lo so, ma quel che so ve lo dico.-La spada che vedete si trova nella cappella di Montesiepi vicino ai resti dell'antica e suggestiva abbazia di San Galgano, a circa 30 chilometri da Siena.
-Ma perchè?
-Giusta domanda ma un po' generica....perchè...cosa?
-Perchè è lì invece di essere in Inghilterra?
-Perchè è lì se dalla roccia l'aveva tolta Artù?
-Così va meglio...abbiamo una serie di domande interessanti. E le domande sono il nostro treno speciale.
-Per andare dove?
-Bè, ci possono portare in tanti posti... nel bel mezzo di una leggenda ma anche nel cuore di una storia vera.
-Ci andiamo?
-Suona la campanella ragazzi....la prossima volta!
la principessa Capricciosa 2
Allora... a che punto avevamo lasciato i capricci? No, non i vostri... quelli della Principessa Capricciosa!
'In effetti non erano nemmeno cominciati'
Si, avete ragione. Era tutta una premessa per arrivare al dunque.
Dunque...dunque...dunque? Ah sì...il principe stava per arrivare. Accidenti quale ebollizione al castello!
Finalmente scarichiamo la peste al bellimbusto azzurro... e questa è un'esclusiva che vi regalo, un filo diretto con il cervello del re suo padre.
Piccolo bocciolo di rosa... la mia bambina si sposa! Mentre questa frase va pensata e letta con una bella voce acuta e un po' stridula... la regina madre era proprio appiccicaticcia alla sua pupattola lagnosa!
'Non lo voglio, non lo voglio e non lo vo-glioooo' e questa indovinate un po' chi è! Per la recitazione vi suggerisco un tono molto eccitato, isterico anzichenò, collo tirato, faccia paonazza e pugni chiusi... se volete potete anche pestare i piedi... ed ecco il bel ritratto di Capricciosa.
Mentre al castello si preparava la buriana, il principe cavalcava beato, e... beota, in mezzo alla valle. Già si immaginava le scene eccitate e convulse causate dal suo trionfale ingresso al castello. Gli OOOH...AHHHH! Il fendersi della folla e i languidi sguardi delle fanciulle.
'Mia diletta! Io dirò appena i miei occhi si poseranno sul bel volto della mia promessa sposa!'
E la voce del principe vi concedo di immaginarvela come volete.
Pochi passi ancora ed ecco all'orizzonte lo svettare delle torri sulla collina. E ogni torre il suo bel vessillo svolazzoso.
'La dolce dimora della principessa'. Il cavallo ebbe un sussulto e si impiantò a terra. Forse che proprio purosangue non era, e tra i suoi antenati almeno la testardaggine di un mulo avesse lasciato il segno, o forse per il fatto che voleva dimostrare di essere più intelligente del suo padrone... fatto sta che l'animale pareva deciso a non fare un passo in più.
'Forza destriero... coraggio mio fidato compagno... hop... heiò... e muoviti!'
Niente da fare, cavallo e conseguente cavaliere erano fermi in mezzo al prato, tra l'olezzar dei fiori e il cinguettio dei passeracei.
Il ragazzo d'azzurro vestito sempre con il sorriso sul labbro principesco, al dire il vero un po' rigido, si decise a scendere di sella e, visto che nella testa equina non passava neanche l'alito del pensiero di seguire il padrone, lasciò il cavallo a pascolare tra insulse margherite e si incamminò solitario verso il castello.
Non passò neppure un giro di clessidra che un suonar di trombe e rullar di tamburi ruppero il silenzio della valle, a cui rispose puntuale uno scocciatissimo nitrito di principesca cavalcatura.Evidentemente le sentinelle sugli spalti del castello avevano notato l'avvicinarsi del personaggio.
Insomma è meglio non farla tanto lunga, in men che non si dica il principe appiedato fu caricato su una carrozza di salvataggio e portato al cospetto del re.
Caro, caro, carissimo ragazzo! Allora saresti tu il fortunatissimo ( e coraggiosissimo, ma questa parola rimase ben serrata all'interno dei regali pensieri) che riceverà la mano della mia diletta figliola!
Ebbene sì caro padre, sento già la sua dolce voce dentro il mio cuore chiamarmi per nome !
In effetti non si stentava a crederlo, visto l'eco delle urla di disappunto che la 'diletta' non smetteva di lanciare da qualche ora.
E mentre nella sala del trono si riceveva lo sposo, nei principeschi appartamenti ci si tappava le orecchie:
'non lo voglio, mandatelo via...via...via...via!!'
2. continua
L'arte è un'obbedienza
C'era qualcosa che ricordava, qualcosa di vagamente incompiuto, ma scrollò le spalle e avanzò, curioso, come sempre.
"Purchè il mio caro babbo non arrivi a rompere l'anima anche qui con le sue manie di grandezza. Voglio trovare mamma e fermarmi un po' con lei a raccontare balle, facezie e storielline. A farci i solletici con un po' di barzellette.
Niente corti principesche e niente esibizioni. Da oggi vacanza!"
"Come! Nessuno è venuto ad accogliermi? Ohibò, che disdicevole mancanza! Ma, dopotutto neanche al mio funerale c'è stata poi quella gran folla. Calma, calma.. non spingete e non fate chiasso...darò retta a tutti!"
Cercò di guardarsi alle spalle ma... capì che non era più possibile una cosa del genere, neanche 'tecnicamente'.
Rimase un po' contrariato, ma solo un po', perchè sapeva ridere di sè stesso, sì, ne era sempre stato capace, e adesso qui, gli riusciva particolarmente bene.
Tutto sembrava familiare e nuovo nello stesso tempo. Tutto era così diverso. Diverso tranne...tranne una cosa: la musica. Si, la musica, quella cosa che, ora ricordava, quella cosa che era stata, nella gioia, la sua gioia, nel dolore, il suo dolore... era stata tutta, tutta la sua vita.
Non si sentiva triste, né per sè stesso, né per gli altri. Tutta quella libertà che la sua musica nascondeva e rivelava, tutta quella leggerezza, quell'allegria, quel lavoro, sudore, studio, desiderio, voglia, passione e sdegno, tutta la nostalgia e la tensione, tutto il riposo e il profondo e vero e sacro e sublime amore che la sua musica appena accennava... ora erano qui, rivelati e presenti e soprattutto semplici, semplice e purissima musica.
Potenza e sorpresa, vita e beatitudine della verità in un suono sublime. Quello che aveva sempre avuto nella testa e nel cuore e mai mai era riuscito a rendere suono, musica e armonia.
Incantevole! E incantato ne seguiva il filo, come un sentiero che si dipanava sotto i suoi passi. E lo seguiva come un bambino segue il volo del suo aquilone, con l'allegria e la spensieratezza di un gioco, gridando "Ancora! Ancora! Più in là...non fermarti...portami dove vuoi, portami con te".
Silenzio. Ad un tratto silenzio. Si fermò. Non era deluso, né stanco, né triste. Attesa. Era un attimo di attesa, certo, sicuro di un incontro, certo, sicuro di essere di lì a breve ancora sorpreso e felice.
Sarebbe stato capace comunque di aspettare all'infinito. Non gli importava, non se ne sarebbe lamentato per niente al mondo. Quell'attesa, quel silenzio erano pieni, colmi, densi del colore e del profumo di una certezza. Non avrebbe scambiato un secondo di quell'attesa con cento anni di soddisfazioni terrene. Ci sguazzava come un pesce nell'oceano. Se ne trastullava come un bambino in giostra. 'Ebbro di attesa' si sarebbe detto.
E ricordava un preludio, una fantasia che aveva scritto...'nooo...fesserie, niente di più lontano...' eppure, era stato come il suo primo balbettìo. Lontana eco di qualcosa che esisteva, ora, qui.
Era un fatto. Era lì. Attendeva. Silenzio.
Una voce, no, una musica, no, un fiume di gloria prese a sussurrare intorno a lui.
"Finalmente, qui. Sei arrivato. La mia gioia incontenibile hai fatto passare, come da un pertugio il fumo dell'incendio ha invaso la casa degli uomini. Ma l'incendio sono io e tu solo una fessura. Ché la tua arte non è stata che obbedienza alla mia voce. Quando il tuo cuore, il tuo povero cuore umano, si è lasciato andare a quella che chiamavi la tua passione aprendo anche solo un piccolo spiraglio, io ho esultato libero e sono passato. Sono passato dalle tue mani, dalla tua mente, dalle tue note e lì ho parlato. Con parole discrete, misurate... che se avessi sciolto il mio canto al mondo, il mondo intero e le galassie avrebbero rotto l'ordine e l'equilibrio, impazzendo di gioia.
Ora potrai sentire da quali sorgenti la tua musica è sgorgata. Potrai inebriarti al profumo del giardino da cui è caduto il seme germogliato in armonia. La mia parola è canto. Il mio amore è sinfonico. La mia gioia è danza... continuerai a suonare, in eterno a parlare con me...lo vuoi?"
Silenzio. Non osava rispondere. Tutto questo per lui, per il povero 'lui' che era? Fu un momento. Ricompose in un istante tutta la sua musica, tutti gli studi, gli scherzi, le sonate e le sinfonie, le opere e le sacre armonie cantate e capì che era niente. Niente. Quello che il mondo intero avrebbe osannato per secoli, per secoli ascoltato in lacrime e purissima gioia umana... era niente, niente di suo.
Eppure come gli apparteneva! Tutto, fino all'ultima più piccola pausa, all'ultimo bemolle dell'ultimo pentagramma, all'incompiuto sonoro dolore di quella nota che non riusciva a trovare. Tutto aveva bevuto e donato al mondo intero.
"E come potrei non volerlo, mia gioia e felicità in compimento? Per sempre...sì"
"Allora vieni a liberare la tua musica e rallegrati per sempre... vieni Amadeus"
La principessa Capricciosa 1
Sì, non è la prima e non è l'ultima. Certo è che era unica!
'...in che senso?'... sì, adesso vi spiego... calma e con ordine.
Codesta principessa, cari signori dai gusti difficili... codesta principessa dicevo, era una lagna di prima categoria. La chiamavano 'la Capricciosa' e, al contrario della famosa pizza, non era per niente invitante nè facile da gustare.
Non le andava mai bene niente: la corona troppo stretta, il trono troppo alto, la parrucca con troppi capelli, i pizzi troppo traforati, i vestiti troppo stirati. La carrozza troppo scomoda, i cavalli troppo lenti, della serva non andavano bene i denti. Il castello troppo freddo, i gioielli troppo brillanti, delle scarpe i tacchi troppo bassi e perfino sulla strada non le piaceva la forma dei sassi.
Insomma a poco a poco aveva perso tutti gli amici, e anche i conoscenti facevano fatica a salutarla per strada.
Ma la cosa che soprattutto non le piaceva, e non se n'era ancora accorta, era proprio essere una principessa!
'Caspita! Una bella rogna non voler essere quello che si è!'
Sì, davvero, è il problema dei problemi, la disdetta delle disdette, il guaio dei guai, il fastidio dei fastidi.
Tutti l'avevano capito ma, figuriamoci, lei ancora no e continuava a fare i capricci su tutto, anche se tutto non c'entrava niente.
Un bel giorno, bruttissimo secondo lei, uno dei principi azzurri ancora rimasti scapoli, arrivò al castello per chiederla in sposa.
Il poverino veniva da molto lontano e, strano ma vero davvero, non aveva mai sentito parlare del caratterino di questa fanciulla. Vagamente aveva saputo della sua esistenza e del fatto che fosse in età da mettere su famiglia; questo, ahimè, gli era bastato per decidere di salire sul suo destriero e correre a chiedere la sua mano.
'Che fretta avrà mai avuto il malcapitato?'
Dovete sapere che questo principe era la più buona pasta d'uomo che mai regno delle favole abbia conosciuto. Era soprannominato 'Labbro Lieto' perchè cantava sempre ed era davvero soddisfatto del suo regno. Gli sarebbe bastato avere quello che aveva e non avrebbe voluto cambiare mai.
'Più che Labbro Lieto gli stava meglio Frescone come soprannome, 'na noia!'
Aspettiamo la fine della storia, poi giudicheremo. Sta di fatto che un giorno il re, suo padre, vedendosi invecchiare, gli disse che doveva decidersi a dargli dei nipoti per assicurare una discendenza alla famiglia reale.
Così il principe, suo malgrado, prese l'Annuario Principesco, che è un librone peggio delle pagine gialle con l'elenco di tutti i principi e principesse scapoli e nubili dell'anno corrente, lo aprì a caso, e ad occhi chiusi, puntò il dito proprio sul nome della principessa Capricciosa.
'Ma non ci hai detto come si chiamava realmente!'
Sapete che non mi ricordo!? Erano tutti abituati a chiamarla così che il suo nome vero si è perso nella notte dei tempi... andrò a cercare l'Annuario Principesco e poi ve lo dico.Com'è come non è... il principe partì in un battibaleno alla volta del regno dove abitava la fanciulla, impettito e stirato di fresco. Deciso, baldanzoso e fiducioso nel futuro.
Anche questo principe azzurro cavalcava, e come tutti i principi azzurri andava un po' serafico incontro alla sua bella dose di guai.
(1 continua)
il II° capitolo non c'è, c'mon Lady kiss that frog
Viveva in uno stagno con altre ranocchie e ranocchi, né più belli, né più brutti, solo che loro si accontentavano dell'acqua ferma dello stagno, di qualche foglia di ninfea dove saltare a prendere il sole e di gracidare alla luna, quando c'era.
Il ranocchio no, quello scemo s'era messo in testa che doveva conquistare una principessa.
E dire scemo è dire poco!
La principessa in effetti c'era anche, passeggiava tutte le mattine in riva allo stagno, leggeva, giocava a palla, coltivava le sue rose e sospirava per il suo principe, quello vero.
Il ranocchio scemo, quando passava la principessa si metteva a gracidare più forte, pensando di essere un magnifico cantante; saltava più in alto, pensando di avere possenti muscoli, si tuffava con grande esibizione di spruzzi, pensando di essere un eccellente atleta.
Ogni tanto la principessa alzava lo sguardo, invero un po' disturbata da quello strepito ranocchiesco, sospirava profondamente pensando al suo principe, quello vero, e sbatteva un po' gli occhioni sognanti. Il ranocchio vedendola si emozionava credendo, povero cretino, che la fanciulla proprio per lui sospirasse.
"se riuscirò a saltarle in grembo" pensò un giorno "allora sarà fatta, l'avrò definitivamente conquistata!"
Passarono i giorni, le settimane e le stagioni, il ranocchio era molto impegnato ad allenarsi nei salti e a sognare l'impossibile, il temerario, il leggendario "salto della principessa". Si era impegnato così tanto che anche le altre rane dello stagno avevano iniziato a credere che fosse un ranocchio affidabile, esperto e sicuro di sè; diciamo che era un ranocchio con un certo seguito ma con nessuna sostanza: un ranocchio inutile quindi.
Insomma, il gran giorno arrivò. La principessa arrivò. Il grullo, tutto eccitato si mise in posizione strategica, attese trepidante il momento opportuno e.... spiccò il gran salto, il salto 'padre di tutti i salti'... il capolavoro della sua vita!
"Mia diletta!" la voce del principe, quello vero, venne a disturbare l'istante supremo, lo stagno si zittì all'improvviso... la principessa si precipitò principescamente verso il suo grande amore, quello vero, proprio mentre il povero ranocchio stava per caderle in braccio.... (fermo immagine: ammirate lo sguardo stupefatto e beota del verde saltatore in mezzo alla sua unica, stupenda evoluzione aerea!)
Conclusione: la principessa volò finalmente tra le braccia del suo ragazzotto, quello vero, mentre l'orrenda e stupida creatura degli stagni... fece un primo rimbalzo su un sasso in mezzo alle ortiche... boing! andando poi ad atterrare esattamente in mezzo alle cacche della famiglia conigli... morendo così pieno di bubboni e puzzolente come una mosca in una stalla.
Morale: non crederti quello che non sei se non vuoi finire i tuoi giorni nella cacca.
Suggerimenti per la lettura

Oggi incomincio l'angolo del libro... chissà se riuscirò ad essere fedele?
Ho due bellissimi titoli da suggerire. Veramente uno me l'ha consigliato Valentina, che dall'alto dei suoi otto anni ha certamente uno sguardo più limpido del mio; il libro si intitola "I sentimenti dei bambini. Spremuta di poesie in agrodolce." di Janna Carioli (Mondadori).
Ieri mattina, dopo averlo preso in mano per una scorsa veloce non riuscivo più a staccarmene... vi immaginate leggere una poesia dopo l'altra ad un uditorio di bambini appena tornati dalle vacanze? Bè... l'abbiamo letto quasi tutto, ed alla fine di ogni poesia un bosco di mani alzate per dire qualcosa di sè e dei propri sentimenti. Grazie Valentina, ci hai fatto un magnifico regalo!
Di Janna Carioli purtroppo non so molto se non che scrive in modo lieve, vivace e accattivante. Poi so che è autrice di varie trasmissioni televisive tra cui la Melevisione. Ma in rete si troverà senz'altro qualche notizia più approfondita.

Il secondo libro l'ho scoperto andando per librerie. Veramente costa un sacco di soldi per le mie povere tasche, ma per fortuna ci sono le biblioteche; anche se, e chi ama i libri lo sa bene, un bel libro non ha prezzo, magari mi deciderò a comprarlo.
Bando alle ciance... il titolo:"Scintille e piroette un libro sulle parole " di Ann e Paul Rand (Edizioni Corraini)
La prima edizione è del 1957 . E' più vecchio di me! Ma sembra un libro appena nato. E' un poema per i piccoli ma che diverte anche i grandi. Rende ragione del suo titolo, ci porta nel parco giochi a scivolare, saltare, piroettare con le parole.
Insomma, sono saltate fuori dai quaderni, dai libri e dai giornali dove sempre le costringiamo ed eccole diventare dei giocattoli, degli oggetti che possiamo conoscere e usare.
La grammatica non ci deve spaventare... incomincia come un gioco!
Le illustrazioni sono come il giardino, lo scivolo, la giostra, il cortile per queste scorribande. Insomma un bel libro allegro.
Anche di questi autori so poco. Sono marito e moglie, lei scrittrice e lui designer illustratore, allievo di George Grosz (espressionismo tedesco).
Sicuramente gli esperti diranno che ho scoperto l'acqua calda perchè pare sia un classico della letteratura per bambini. Comunque anche se tardi, sono contenta di averlo scovato.
Ciao ciao!
Iscriviti a:
Post (Atom)



