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Zivago poeta
Il vento
Io sono già morto e tu vivi ancora.
E il vento, con gemiti e pianto,
fa oscillare il bosco e la dacia.
E non per proprio conto ogni pino,
ma tutti insieme gli alberi
nella loro distesa sconfinata,
come armature di velieri
sulla superficie d’una baia.
E non per tracotanza
o per vano furore,
ma per trovare nell’angoscia le parole
d’un canto di culla per te.
il dottor Zivago non è un libro romantico
quelli che non sono mai caduti,
non hanno inciampato.
A loro non si è svelata la bellezza della vita."
B. Pasternak
...già, rovinati dall'appiattirsi della vita, conosciamo 3 o 4 sentimenti e bisogni primari... e neanche molto profondi.
Con che occhi abbiamo guardato il film? Con che cuore abbiamo letto il libro?
Il dottor Zivago non è un libro romantico, Lara non è solo una donna... Lara è la poesia, il tormento e la pace della scrittura, Lara è il mare delle parole che abbracciano la vita, la descrivono, la torturano e la quietano. Mare calmo o in tempesta, a volte pericoloso, profondo e misterioso eppure così accogliente da ricevere tutto l'essere che vi si immerge e reggerlo... anima e corpo.
Questa nelle mie poverissime parole, ma molto di più è Lara per Zivago... e Zivago è un poeta. Tutta la realtà per Zivago svela il suo volto nella poesia, nella scrittura.
Tutta la storia racconta il dolore e la dolcezza dello scrivere. Jurij Andrèevic è prima di tutto un uomo che guarda, osserva, uno che ficca gli occhi negli avvenimenti... fin dalle prime battute del libro è così, poi quando incontra Lara inizia anche ad agire, inizia la parola, l'espressione dello stupore mai placato, perchè anche di fronte alla tragedia Zivago guarda e si stupisce... quindi scrive.
La pace e la lotta di Jurij è Lara perchè Lara è la sua azione, il suo compito estremo che regge ed espande i suoi capillari in tutti gli altri doveri della vita, il tema musicale, l'ostinato.
L'arte di Zivago è un lungo, tormentoso e inesorabile cammino verso la casa, verso il suo destino, e Lara lo accompagna fino alla fine.
Ho detto fesserie? Forse sì, ma mi rifiuto, quasi con rabbia mi rifiuto di pensare a questo romanzo come ad un banale romanzo d'amore.
"...D'improvviso, per la prima volta in tutti quei giorni, Jurij Andrèevic comprese con assoluta chiarezza dove stesse, cosa gli fosse successo e cosa lo attendeva fra un'ora, due, al massimo.
Tre anni di cambiamenti, d'incertezza, di partenze, la guerra, la rivoluzione, sconvolgimenti, sparatorie, scene di distruzione e di morte, ponti saltati, incendi, devastazioni: tutto, di colpo, gli apparve come un enorme vuoto, privo di contenuto. Il primo vero avvenimento dopo tanto lungo intervallo, era questo vertiginoso avvicinarsi del treno alla sua casa, ancora intatta, ancora esistente nel mondo, e della quale gli era cara ogni pietra. Ecco cos'era la vita, che cos'era l'esperienza, che cosa inseguivano coloro che andavano in cerca d'avventure, ecco a che cosa mirava l'arte: ritornare a casa propria, ai propri affetti, riprendere a vivere."
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