marmo e silenzio

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Un giro al Museo Nazionale Romano, un giro in mezzo ad un popolo muto. Ne hanno visti passare di secoli queste facce! Chissà perchè ma qui c'è un silenzio strano, lunghissimo come secoli e freddo, affascinante ma freddo.
Prima le sculture romane. Tutto sommato volti dai tratti abbastanza familiari, caratteri precisi, nomi incontrati sui libri di scuola...toh! Eccolo qui il Cesare Augusto paludato da Pontefice Massimo! Te lo ricordi? Quello del censimento a Betlemme...quello che, manco lo sapeva, ma ha scavalcato l'anno zero che ha diviso il tempo, come il buco asciutto nel mar Rosso.
E Caracalla, e Caligola... e la serie delle loro matrone con acconciature impossibili. Ma le facce, le facce inconfondibilmente romane, ti viene da parlargli a 'sti illustri 'de noantri 'e...bonasera...e che, ce li famo du spaghi alla carbonara?'
Silenzio.
Ammazza... che serietà! Va bene che eravate tutti nel mio sussidiario di scuola, ma adesso non allargatevi troppo! Adesso nemmeno più i sette re si imparano a memoria! Peccato, una volta i bambini imparavano la storia come si conoscono le persone: Muzio Scevola e la mano sul braciere...Ahia! La lupa con i due pupattoli da allattare, i sette colli e i sette re... nomi e cognomi, come una filastrocca. Adesso si studiano 'i concetti'. Si, caro il mio Augusto paludato e impettito davanti al tuo altare, tu ti aspettavi di essere adorato come un dio....vorrei vedere la tua faccia adesso quando Pierino vedendo la tua immagine sul libro chiede alla maestra: 'ma perchè questo ha addosso l'asciugamano?' nun ce sta più religione... è proprio il caso di dirlo!


Un po' sconsolata passo nella sala delle copie greche.
Silenzio.
E questi sono proprio belli! Si, bellissimi. La bellezza secondo Atene. Un classico.
Mistero. Ma il cuore si stringe un po', perchè mi commuovo? Gli occhi scivolano con grande piacere su queste bellissime e delicate forme. Che opera d'arte il corpo umano! Che misteriosa bellezza l'uomo, dentro e fuori. Nessuna parte, nessun dettaglio è senza dignità. Nessuna censura, perchè la purezza è nello sguardo che ammira e ringrazia il cielo per la creazione. E ti riscopri a fermarti davanti all'incavo di un ginocchio e...cavoli speriamo quello non si sia accorto che da un quarto d'ora sto qui ad ammirare le natiche di Apollo! Ma accidenti sono proprio belle!
Però cos'è questa  malinconia? Qualcosa di desiderato e non posseduto, mai. Un grande bisogno negato: l'eternità della vita, il permanere della bellezza. Perchè non mi può bastare un sublime piacere di marmo, noi tutti lo desideriamo di carne e sangue, desideriamo la vita vita e non l'immagine affascinante ma fredda di quello che potrebbe essere e finisce...perchè finisce?

E poi, all'improvviso, una piccola statuetta un po' insignificante, tra i belli, tra i forti, un ragazzino. Un ragazzetto che a dodici anni si è messo a dissertare con le menti più fini del suo tempo, così come si mangia il pane e si beve il vino, uno che ha detto 'l'eternità sono io, io sono la bellezza, sono io l'acqua per la tua sete, io quella carne, io quel sangue'. Tra tutte quelle statue bisogna scovarla, e una volta che la trovi non è detto che ti interessi... oppure? Oppure accettare la sfida: 'adesso fammi vedere se quello che dici è proprio vero...dai!'


Che bel silenzio pieno di mistero in quel museo!

ciao ciao

Vincent

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Roma: mostra di Van Gogh. Bella. Mica sempre càpita così, spesso queste mostre sono più una operazione affaristica, basta qualche nome di moda che fa da specchietto per allodole ed ecco il guadagno. Qualcuno mi ha detto che non valeva la pena: 'ci sono pochi quadri di Van Gogh'. 
Sinceramente non mi hanno convinta, pochi o tanti quadri, affare o no, secondo me vedere anche solo un quadro di Vincent è un'esperienza da fare.
Qui ho trovato in più un percorso semplice e sincero. Non solo quadri ma anche disegni. Non solo colori accesi ma anche immagini più spente, monocromi. E' un rischio perchè mica tutti son disposti a vedere opere meno note di un pittore famoso. E poi l'accostamento ai maestri come Millet, ai contemporanei, ai precedenti. Niente di eccessivo, giusto quanto basta per farsene un'idea.
Comunque il percorso può essere trovato qui. Io voglio, come al solito, limitarmi a raccontare la mia esperienza di stupore di fronte all'ultimo regalo che ho ricevuto.

Cercherò di andare con ordine, ma sono solo impressioni. Mi sono trovata prima di tutto di fronte ai disegni e agli acquarelli che ritraggono contadini, li ho trovati accostati molto bene agli stessi soggetti di Millet che Vincent aveva conosciuto e copiato. Si, copiato come un bambino, come un bravo scolaro.
Ma quanta più commozione in questi diligenti compiti, in confronto alle pur belle ma un po' didascaliche immagini del suo maestro!
Si, lo sappiamo che Van Gogh era sensibile, ma vederlo scritto nei tratti del suo pennello è quasi come vederlo piangere, faticare, condividere, lì, davanti a te.
Tutto verde scuro, marrone, grigio, brumoso, sporco... eppure non senza dignità, soprattutto mai, mai senza speranza, come quell'improvviso, misericordioso lungo tratto di luce arancio all'orizzonte di un campo, alle spalle di due contadini curvi e impastati di terra. Quasi che la luce della grazia ci tenesse ad accompagnarli fin dentro la loro inconsapevole fatica.

La storia è nota. Figlio di un pastore protestante, impegnato in studi teologici, avviato alla stessa missione del padre, desideroso di prestare la sua opera tra la povera gente, Vincent credeva di avere un compito, anche con la sua opera pittorica, pensava di poter aiutare questi contadini a riscattarsi attraverso la bellezza, aveva un suo buon progetto 'sociale'. Fallito.
Fallito? Forse.
Secondo me ci è riuscito quando ha smesso di pensare di dover dipingere 'per' gli altri. Forse non ha mai smesso veramente, ma il dono di Vincent, quello che sento di aver ricevuto da lui, è proprio quello che lui ha fatto a sè, seguendo il suo desiderio, le sue attrattive, il suo commuoversi di fronte ai colori della realtà, alle cose, ai fiori, alle persone.
E' 'per' me quando grida il suo bisogno di essere amato, quando si stupisce di fronte ad un mandorlo in fiore, quando si spaventa sotto un improvviso volo di corvi neri.

Altri quadri, di altri pittori presenti alla mostra sono belli, pieni di atmosfera, capolavori insomma. Case e paesaggi... cose insomma.
Cosa trovo invece nei covoni di Vincent, nelle case, nei campi, negli alberi? E' strano, la stessa cosa che trovo nei suoi ritratti: una presenza. Due occhi che mi guardano da un suo quadro sono quasi esattamente come due cipressi che si innalzano agitati nel cielo: io sono guardata, sono di fronte a qualcuno. Sono di fronte alla passione di Vincent, alla sua domanda, al suo cercare nelle strade del mondo la ragione della sua vita, quella compagnia che forse voleva anche offrire ma di cui certamente aveva infinitamente sete.
Che drammatica bellezza che Vincent sia stato quel che era! Non senza sacrificio ma solo per quel che era.

Che bello allora sapere che, se un compito abbiamo nella costruzione del nostro pezzo di mondo, nel fare quello che ci spetta... questo è solo e unicamente seguire il nostro desiderio, sinceramente, con commozione e libertà. Gli altri hanno solo bisogno che noi siamo noi stessi, fino in fondo.

Ciao ciao

L'eredità di un uomo libero

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TESTAMENTO DI PADRE CHRISTIAN DE CHERGE’

Se mi capitasse un giorno - e potrebbe essere oggi - di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era “donata” a Dio e a questo paese.
Che essi accettassero che l’unico Signore di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale.
Che pregassero per me: come essere trovato degno di una tale offerta?
Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato.
La mia vita non ha valore più di un’altra. Non ne ha neanche di meno. In ogni caso non ha l’innocenza dell’infanzia.
Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca. Venuto il momento, vorrei poter avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nello stesso tempo di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.
Non potrei augurarmi una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo venisse indistintamente accusato del mio assassinio.
Sarebbe pagare a un prezzo troppo alto ciò che verrebbe chiamata, forse, la “grazia del martirio”, doverla a un Algerino, chiunque sia, soprattutto se egli dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’Islam.
So di quale disprezzo hanno potuto essere circondati gli Algerini, globalmente presi, e conosco anche quali caricature dell’Islam incoraggia un certo islamismo. E’ troppo facile mettersi la coscienza a posto identificando questa via religiosa con gli integrismi dei suoi estremismi.
L’Algeria e l’Islam, per me, sono un’altra cosa, sono un corpo e un anima.
L’ho proclamato abbastanza, mi sembra, in base a quanto ho visto e appreso per esperienza, ritrovando così spesso quel filo conduttore del Vangelo appreso sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa proprio in Algeria, e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.
La mia morte, evidentemente, sembrerà dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista: “Dica, adesso, quello che ne pensa!”.
Ma queste persone debbono sapere che sarà finalmente liberata la mia curiosità più lancinante. Ecco, potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i Suoi figli dell’Islam così come li vede Lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre di stabilire la comunione,giocando con le differenze.
Di questa vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo “grazie” in cui tutto è detto, ormai della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, insieme a mio padre e a mia madre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e a loro, centuplo regalato come promesso!
E anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo “grazie”, e questo “a-Dio” nel cui volto ti contemplo.
E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.
Amen! Inch’Allah.
Algeri, 1° dicembre 1993
Tibihrine, 1° gennaio 1994



Seraphine

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"Sii appassionato nel tuo lavoro, Dio è presente anche in mezzo alle pentole"

Questa frase di santa Teresa la pronuncia Seraphine mentre lava i pavimenti.
Chi è Seraphine? O meglio: chi era?
L'ho incontrata in un bellissimo film, era una serva, sì una 'serva' secondo il più classico concetto. Lavava i pavimenti e le lenzuola, stirava e cucinava nelle case dei signori. Ma aveva un segreto: dipingeva.
E dipingeva come si cammina o si respira, nessuno glielo aveva mai veramente insegnato, lo faceva e basta. Si fabbricava i colori con terra, erbe, sangue di bue e olio delle candele, quelle della chiesa; e mentre dipingeva cantava "Veni Sancte Spiritus".
Quello che faceva lo faceva sempre davanti a qualcuno: il suo angelo custode.
Ma la cosa che me l'ha resa più simpatica è stato il vederla percorrere la bellissima verde campagna francese, carica del suo pesante cesto, con passo un po' goffo, arrampicarsi inaspettatamente su un albero e, semplicemente contenta, godersi la pace che solo un momento così può dare all'animo.
E' chiaro che un soggetto del genere non poteva che disturbare l'ordine delle cose, andrà così a finire i suoi giorni in un manicomio. Ma l'ultima immagine del film non è triste, mi ha confermato la verità della frase di santa Teresa: se davvero Dio è presente anche in mezzo alle pentole, in qualsiasi luogo tu sei non sarai mai solo.
Seraphine non è un personaggio inventato. E' realmente esistita, si chiamava Seraphine Louis ed è conosciuta come Seraphine de Senlis.
Sul suo epitaffio avrebbe voluto fosse scritto "Qui riposa Seraphine Louis, che non ha rivali, aspettando la sua felice Risurrezione"invece è stata seppellita in una fossa comune, come Mozart.
Un consiglio: andate a vedere il film,  la protagonista è interpretata da una magnifica Yolande Moreau

paure

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Dottore: "Guardi il suo papà potrebbe anche tornare a casa, ma potrebbe restare e fare questa cura, d'altra parte ci sarebbe anche questa, ma con altre medicine forse è possibile... comunque mi dica lei cosa si può fare.... e mi raccomando usi i termini clinici adatti e poi mi firma questa cartella con cui ci scarica da ogni responsabilità su eventuali decisioni errate"
Paziente: "Dottore che malattia ho? Che cure mi prescrive?"
Dottore: "Non so, se lo faccia dire dai suoi parenti!"
Parente del paziente: "Dottore ho bisogno di inoltrare una pratica per l'invalidità..."
Dottore: "Sì, mi procuri carta, penna, dizionario dei termini medici e... scriva, prima però mi paga 50 euro per il disturbo di firmare.... sa noi medici rischiamo grosso!!"
Parente del paziente: "Mi permetta ma... non capisco, mio padre sta male e non so cos'ha, può venire a fargli una prima visita?"
Dottore: "Ma scusi è lei la figlia, e viene a chiederlo a me.... ma dove sta andando la sanità in Italia! Una bella bomba ci vorrebbe!"

A Scuola
Direttore: "Abbiamo un caso di disobbedienza recidiva e genitori che si lamentano... ecco la strategia:
Punto I   far studiare a memoria il regolamento della scuola
Punto II  scrivere una nota a mezzo diario
Punto III minacciare l'invio del piccolo delinquente negli uffici della direzione
Punto IV portare il suddetto delinquente in direzione dove scoprirà che il direttore non è poi così cattivo, riceverà un buffetto sulla guancia, un bel 'non farlo più' e magari anche una caramella
Punto V convocazione dei genitori da parte del direttore che poi non si farà trovare alla riunione, che comunque ho degli insegnanti bravissimi e poi l'importante è che le famiglie sappiano che la
scuola si muove ogni volta che... alzano la voce...


Paura. Paura di sbagliare, e allora carte e regolamenti, firme e scarico di responsabilità. Mansionari anche per i rapporti umani... così più nessuno potrà dirmi che ho sbagliato.
Sbagliare: forse questo è lo spauracchio?
Non siamo più capaci di ammettere la cosa più facile del mondo: l'errore.
E non dico che c'è una giustificazione.... dico solo che c'è... la possibilità dell'errore c'è.

Come bambini viziati pensiamo che se qualcosa va storto basta sbattere un po' i piedi, urlare e picchiare il colpevole e.... magicamente tutto andrà a posto.
E così, con questa caccia al 'Chi è stato deve pagare' nessuno più si muove a fare quel che gli spetta. Perche? Perchè siamo stati tutti. E tutti stiamo diventando morbosamente attenti agli errori degli altri, forse per tirare un sospiro di sollievo e pensare "Eh no, io non sarò mai così...!"
Sono sempre più convinta che il senso di colpa genera paura, mentre con un sano senso del peccato c'è rischio che si generi anche condivisione.

 

Imparare a leggere

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I bambini... i bambini hanno tanti modi per dirci le cose più grandi, ma sempre semplicemente e senza giri tortuosi.
Gli adulti non sempre sentono, non dico 'ascoltano', ma proprio spesso non 'sentono'. E' come se non sapessimo leggere. Non dobbiamo deprimerci però... siamo un po' dislessici, leggiamo storto nelle righe dritte, abbiamo bisogno di pazienza.

Un bambino disegna: case, bambini, animali... colori... sembra tutto così bello e ingenuo; poi guardi bene, te lo fai descrivere e scopri che c'è tutta la famiglia... tranne lui, bang!!!
Un bambino scrive una storia allegra, una storia di animali e giochi e avventura. Poi arrivi alla fine e invece di 'vissero felici e contenti' trovi  "tutto finì bene: suo padre gli disse che sarebbe arrivato presto" bang bang!!!

Tuo figlio arriva a casa e ti racconta che Pierino non vuole giocare con lui... hai deciso che quel giorno lo  ascolti e fai il genitore responsabile? Bene, parti in quarta e telefoni al babbo di Pierino, dicendogli che proprio non si fa e che deve educare suo figlio. Risultato? Se Pierino fino ad oggi poteva avere dei dubbi ora sa con certezza che deve stare alla larga da quel cocco di mamma.

Ma santo cielo come si fa? Come si fa a combinarla giusta? Chi ce lo insegna a leggere dritto?
Quando si deve tirar grandi degli uomini la cosa peggiore è credere di saperlo fare, o credere che il proprio dovere sia non sbagliare mai.

Ma per imparare a leggere bisogna guardare le parole scritte... "non distrarti Luigino! Guarda il libro e non le tue dita!"
"Non distrarti papà.... guarda me e non la tua faccia nello specchio dei tuoi pensieri importanti!"
Forse educare è proprio guardare un altro e smetterla di pensare se siamo o no capaci.

sacre alture

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Fra pochi giorni S. Carlo, il Borromeo, quello che a Milano è stato cardinale e padre di popolo. E quest'anno saranno 400 gli anni dalla canonizzazione (quando una persona prende la patente vera e propria di santità).
Mi permetto solo di ricordare una delle innumerevoli opere nate grazie a questo instancabile, formidabile e commosso padre della mia terra: l'edificazione dei Sacri Monti. Ed uno in particolare, il Sacro Monte di Varallo.
Non propriamente in terra lombarda, non propriamente ideato ed edificato dal Borromeo ma, in qualche modo legato all'una e all'altro, per storia e per affetto.
Testori lo ha chiamato "Il gran teatro montano". Solo un grande come lui poteva trovare un titolo così appropriato, sintesi delle sue tante passioni, il teatro, l'arte e la propria storia.
Non racconterò del libro, dovete leggerlo, perchè Testori non si racconta, Testori si conosce in prima battuta, poi, se ti resta un po' di fegato puoi anche parlarne ma... senza definizioni per favore, niente etichette, niente cassetti, niente scandali e moralismi, solo passione.
Allora... Varallo. Ci vai perchè non puoi andare a Gerusalemme a fare il pellegrino, e giuro che per la fede vale lo stesso! E' davvero una città costruita perchè tu entri nella storia e nella geografia, anche per chi non ha fede che, scusate, ma se lo gode un po' meno... è teatro totale, quindi esperienza!
C'è chi fa migliaia di chilometri per andare a vedersi un Cezanne, Pollock, Rothko... legge libri in codice sulla storia dell'arte e storce il nasino (ancora!!??) di fronte ad opere del genere, pazienza, li sopporteremo... ma non si accorgono, povere stelle, che i Sacri Monti sono vere 'genialate' dove l'arte è ancora al servizio della gente, come una volta. E quando parlo di gente parto dalla mia nonna che andava alla via crucis in quaresima e aveva fatto fino alla terza elementare, ma sapeva chi era il Dante Alighieri perchè aveva scritto una preghiera alla Madonna, e conosceva Tiziano perchè aveva visto l'Assunta sull'immaginetta del curato.

L'hanno appena restaurato, il Sacro Monte di Varallo una ragione in più per andarci. Chi vuole date e programmi per l'inaugurazione 'clikka il link', basta non dico di più.

ciao ciao