silenzio
Ma a volte sei proprio stanco e non vuoi più rischiare. Sei proprio stanco.
Chi sono gli altri in fondo? Qualcuno con il tuo stesso desiderio e forse più impauriti di te.
Suonerò ancora la mia musica... per me, e se vorrai spezzare il mio strumento vuol dire che canterò.
Se proprio non vorrai ascoltarmi non importa, fa conto che non è per te... ma lasciami cantare.
E se anche questo ti disturba, bè mi spiace ma esiste un canto silenzioso che grida di più.
Perchè non esiste musica per gli altri se prima non è per sè stessi.
Eppure bisogna partire, salire la montagna ed inoltrarsi in questo sconfinato silenzio che attira e impaurisce, fregarsene davvero e andare, perchè tutte le fatiche e le sofferenze del mondo valgono l'istante in cui percepisci la voce di qualcuno che veramente, veramente, veramente ti dice 'sono qui... con te, e non me ne andrò più'
E sai che questa è la voce della Bellezza che il tuo cuore da tanto... tantissimo tempo cerca.
Ma ci sono momenti in cui temi di non crederci più.
Pensieri
Stasera, seduta accanto al letto, solita ora, solite mansioni, solite cure... a cui non ti abitui però, guardavo l'albero. Un po' di vento e le foglie iniziavano a danzare. Non so come mai, però mi faceva sentire bene, quel 'vedere' il vento e non sentirlo, il verde cangiante delle foglie. Era come spiare un dialogo tra due misteri, la scoperta di poter capire una lingua sconosciuta.
E l'aria leggera di un'estate che non sembra di città, essere nello stesso posto senza averne la percezione.
Cosa mi hanno detto il vento e le foglie?
'Sono qui, con te. Non aver paura. Non deve passare un istante senza che tu ne faccia tesoro.'Ci sono misteri impercettibili che ci passano accanto, e nella nostra distrazione perdiamo occasioni preziose.
Le ore sono molto più dense di quel che crediamo, il tempo come un pozzo profondo, dove l'acqua è fresca... occorre calare il secchio e lavorare di braccia.
A volte ci si sente proprio soli... ma forse è solo una nuova occasione, devo guardare dentro a quel pozzo... forse ci è caduta addirittura la luna!
Lord of the dance I will dance with you!
I danced in the morning when the world was begun
I danced in the Moon & the Stars & the Sun
I came down from Heaven & I danced on Earth
At Bethlehem I had my birth:
Dance then, wherever you may beI danced for the scribe & the pharisee
I am the Lord of the Dance, said He!
And I'll lead you all, wherever you may be
And I'll lead you all in the Dance, said He!
(...lead you all in the Dance, said He!)
But they would not dance & they wouldn't follow me
I danced for fishermen, for James & John
They came with me & the Dance went on:
I danced on the Sabbath & I cured the lame
The holy people said it was a shame!
They whipped & they stripped & they hung me high
And they left me there on a cross to die!
I danced on a Friday when the sky turned black
It's hard to dance with the devil on your back
They buried my body & they thought I'd gone
But I am the Dance & I still go on!
They cut me down and I leapt up high
I am the Life that'll never, never die!
I'll live in you if you'll live in Me -
I am the Lord of the Dance, said He!
contento e felice
Da giorni ormai mio padre è in un letto di ospedale. A 88 anni l'immobilità non giova certo. Ma non è solo quello, è richiesto al ragazzo un certo grado di umiltà non facile da portare. Se ne vanno la privacy ed il pudore: '...lo so che le infermiere sono abituate a manipolare i corpi umani... ma non sono abituato io!'
Se ne va una certa autorevolezza presso la figlia a cui è 'costretto' ad obbedire anche solo per un bicchier d'acqua, se ne vanno le ultime pretese di autonomia...
Eppure oggi, dopo una mattinata in cui ha sperimentato la totale dipendenza anche per le cose più intime e private, aprendo gli occhi e guardando da sotto in su l'infermiera che gli faceva l'ennesima puntura: 'non so perché, non so proprio bene perché ...ma sono contento e felice!'
Tua figlia oggi scopre che non gli sei mai stato tanto padre come adesso, che la vita vale la pena di essere vissuta fino in fondo, che non c'è uno stato ideale ma che l'uomo è uomo fino alla fine e che ...non so perchè, non so proprio bene perchè, ma la vita è sempre bella.
Grazie papà.
Uomo saggio
La poesia è una cosa di tutti, in quanto uomini, ma non a tutti è data la capacità di esprimerla, quel 'degna di durata esemplare' ha dietro studio, fatica, tagli e dolore.
Troppo abituati a pensare che la creatività sia qualcosa di spontaneo e naturalistico, ci accontentiamo di sbrodolare le parole appena ce le troviamo in testa, ci accontentiamo di leggere facili emozioni che hanno la durata della fiammella di un cerino.
Lavoro, lavoro, lavoro e lasciarsi ferire, nel silenzio, dal mistero delle cose: questo è un po' di quello che capisco dalle parole di questo saggio uomo.
'Quando uno scrittore verrà considerato dai posteri come un classico vero, si scoprirà che il suo stile reca in sé una certa oscurità. Ciò avverrà perchè il vero classico dice le cose con proprietà di lingua, e ciascuna un’unica volta, e gli è, persino a se stesso, inimitabile l’opera sua. (…) L’opera vera di poesia è quella che è arrivata in sé a distruggere il più possibile la parte della scimmia o del pappagallo o del robot. La poesia è viva in ogni anima, e possono essere anche labbra di un semplice ad esprimerla. Ma il sentirla e l’esprimerla sono due cose distinte, almeno l’esprimerla in modo che risulti, serbando l’originalità d’impronta di chi l’esprime, degna di qualche durata esemplare. Il vivente segreto della natura tanto più diversifica dalle altre ciascuna persona umana quanto più alle altre l’umano essere l’accomuni. Perchè dunque stupirsi che nell’opera duratura di poesia l’umanità si manifesta conservando tracce di quel mistero che è la sostanza stessa della poesia'
Giuseppe Ungaretti, Missione del letterato (1947)
'Togliete all’uomo il desiderio d’eterno, toglietegli la lotta contro la morte, toglietegli l’illusione, inariditegli nel cuore la poesia, e quel giorno sarà sulla via di perder l’arte, e quel giorno gli cadrà dalle mani quel lumino che l’aiutava a intravedere nel suo abisso e a farsi padrone d’un grano di potenza.'
Giuseppe Ungaretti, Classico, Romantico…, in “Il Resto del Carlino”, Bologna, 23 ottobre 1929.
(foto Archivio Garolla)
ricordi
Roba casalinga, che sa di sudore ed esercizio, di testa china e mani doloranti.
Interminabili scale, melodie ripetute, interrotte, riprese. Io giocavo sul pianerottolo, all'ultimo piano di una vecchia casa nel centro storico, vicino alla scuola di musica, dove aveva studiato anche mamma.
Non ricordo molto, solo che quando attaccava il pianoforte io mi fermavo, qualsiasi cosa facessi, mi fermavo. Era un mistero allora, da dove venisse quel suono non lo sapevo ancora, forse me l'avevano spiegato, ma ero ancora troppo piccola.
I tetti di Milano e la musica del pianoforte, questa è per me la poesia della mia città. forse non è granchè, ma ogni volta che sento un pianoforte suonare io mi fermo, qualsiasi cosa stia facendo, mi fermo, chiudo gli occhi e ascolto.
Zivago poeta
Il vento
Io sono già morto e tu vivi ancora.
E il vento, con gemiti e pianto,
fa oscillare il bosco e la dacia.
E non per proprio conto ogni pino,
ma tutti insieme gli alberi
nella loro distesa sconfinata,
come armature di velieri
sulla superficie d’una baia.
E non per tracotanza
o per vano furore,
ma per trovare nell’angoscia le parole
d’un canto di culla per te.
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