l'ottavo salmo

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O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome
su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua
potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e
le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo
perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi?


Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria
e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;

tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna;
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.

O Signore, nostro Dio, quanto è grande
il tuo nome su tutta la terra.

good morning sunshine!!

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Una giornata in un reparto di ospedale. Non sei infermiere, non sei paziente... neanche medico o barelliere, non sei neanche il barista che porta su i caffè... sei un parente impacciato e confuso, che teme di essere di intralcio e chiede, quando può, incalzato dai bisogni improvvisi e inderogabili della persona che ami e che non vorresti veder soffrire.

Comunque la giornata, anche se lunga, passa. Chiacchieri con qualcuno, leggi il giornale, qualcuno passa a trovarti, aiuti per quel che puoi col santo timore di fare peggio, vai fuori a farti un giretto perchè un po' d'aria non è negata a nessuno....
Ma la notte... quando arriva la notte,  quando la luce non illumina più l'apparenza, quando il silenzio lascia spazio alle insistenze del dolore, sussurrato, gridato, a implorazioni, mendicanze e anche pretese. Quando l'attività rallenta e accelerano i movimenti del pensiero, tanto che lo devi tenere stretto per le briglie prima che cada nel labirinto dello sconforto; quando insomma sei da solo e vai a tentoni, nel buio della notte, appunto.... ecco, lì la faccenda si fa più dura.

Deve esserci qualcosa che regge, che fa tenere aperta la ragione oltre che le palpebre, qualcosa che non ti faccia semplicemente sopportare..."ha da passà sta nuttata", ma vivere istante per istante cercando di non buttare niente, cercando di non rovinarsi la vita con il lamento, cercando anche lì, proprio lì, quel 'quid' che dice della vita 'vale la pena'.
'Quid animo satis?'... cosa soddisfa l'abisso del mio cuore? Sembrerebbe più facile rispondere quando stai vivendo qualcosa di evidentemente bello, buono, vero. Ma io ho una pretesa ostinata e ribelle: voglio che la vita mi soddisfi anche lì dove la salita si fa più dura, anzi... è lì che mi piace sfidarla a dimostrarmi il suo significato, il suo 'val la pena'.

E allora capisci che chi ti tiene desto, paradosso dei paradossi, è proprio quel continuo insistere del bisogno di tuo padre, non solo perchè appena credi di averlo aiutato e ti siedi un attimo.... lui riprende a chiamarti, ma l'attività fisica e mentale dello staccarsi da sè, dai fantasmi del pensiero notturno, dalle teorie, il muoversi come risposta ad un altro, come risposta... che devi pensà ancora? Rispondi e basta! Il miglior antidoto alle varie depressioni notturne.

Poi. come una benedizione, come una misericordia dalla faccia allegra... arriva la luce del mattino e puoi vedere meglio che la bellezza della vita sta nel rispondere a qualcuno che ti ama.

Vado a riposare...
ciao ciao

Federico Garolla: fotografi (2)

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Incontri. Non c'è posto al mondo dove non sia possibile fare incontri.
In questi giorni le mie frequentazioni sono piuttosto...'ospedaliere'.. e in genere in posti così uno non si aspetta altro che fatica, sofferenza, guai, rogne eccetera... tutto tranne qualcosa di interessante.
E sbagliamo di grosso, perchè in posti così l'umano viene fuori... se lo lasci libero, le orecchie dell'anima dovrebbero essere più tese perchè la fatica e il dolore chiedono insistentemente le loro ragioni.
Comunque, più semplicemente, per i regali bisogna essere sempre pronti.
Ho incontrato un pezzo della fotografia italiana del dopoguerra... dite poco?

Carissimo e arguto, dall'occhio furbo e attento... e come poteva essere diversamente vista la professione!?
Il signor Garolla nella sua vita ha conosciuto, osservato, spiato l'animo direi, e poi stampato in bianco e nero fior di personaggi della cultura italiana.
Rigorosamente, elegantemente, magistralmente in bianco e nero... scuola di fotografia.
Una chiacchierata che ha il sapore della cordialità napoletana, quella semplicità colta e disincantata di un tempo, la battuta breve e sagace capace di dipingere in pochi tratti una situazione, un ricordo, un volto.
Una fotografia insomma!

'Io non ho rimpianti... e lo sa perchè? Perchè mi son fatto come regola quella di non vivere mai per gli altri ma con gli altri'

'Per fotografare una persona devi conoscerla almeno un po'... a me basta un quarto d'ora...'
e io ci credo caro signor Federico... basta vedere il suo sguardo!

Mi sono chiesta perchè le foto sono più belle in bianco e nero.
A parte i dettagli tecnici sulla nitidezza dei contrasti, mi sa che è una questione di stima, la stima che il fotografo ha per noi spettatori, guardare una foto non è un'azione passiva, richiede partecipazione e creatività, e gratitudine verso chi ti fa guardare con i suoi occhi.
Non c'è bisogno di tante parole per fare amicizia, ci si capisce con l'essenziale. Non c'è bisogno di strafare con i colori, non c'è bisogno di dire tutto per conoscersi... il resto lo aggiungi tu, lo aggiunge il tempo, basta un quarto d'ora e si incomincia ad essere amici.

Grazie signor Federico... saggio e arguto fotografo partenopeo!

le foto del post: 1961 Giuseppe Ungaretti nella casa romana
                         1958 Napoli, scugnizzi sul marciapiede
                         1960 Marcello e Barbara Mastroianni 
sono state gentilmente concesse dagli Archivi Garolla e si possono trovare al seguente indirizzo
http://www.garolla.net/



Stanley Kubrick: fotografi (1)

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Tra un giro di ospedale e un trasloco di classe sono riuscita ad infilarci un'ora, una soltanto, di fotografia:
Stanley Kubrick.
Non lo sapevo ma il registone genial-folle è stato anche un genial-fotografo, ed ha cominciato presto! A 17 anni era già inviato per la rivista 'Look'.
Ovviamente non poteva essere un fotografo qualsiasi, tampinava i suoi soggetti dal mattino alla sera, azzardava di luce naturale anche per gli interni, si era costruito un aggeggio che entrava nella manica e gli permetteva di scattare le foto senza farsi notare, e non aveva ancora vent'anni... ditemi se questo non lo fa salire di 100 punti!?
Non vorrei sbagliarmi, ma viste le inquadrature, le pose, la grinta, si nota già un occhio affascinato dal cinema.
Il bianco e nero del dopoguerra, le costruzioni geometriche delle immagini, gli ambienti e i soggetti molto americani, alcuni direi molto newyorkesi, catturano lo sguardo e la fantasia.

Le foto della mostra sono raccolte in temi: l'arresto di due malviventi, il lustrascarpe, la starlette del cinema, la Columbia University, il circo, i musicisti dixieland... storie.
E' stata dura trovare qualcosa da preferire,  la serie del shoe shine, il piccolo lustrascarpe, è accattivante, il soggetto è lo stesso ma è sorprendente come il suo atteggiamento cambi nei diversi scatti: a volte è un biondino innocente di pochi anni, bambino tra i bambini, altre ha già quell'aria smaliziata del ragazzetto che si arrangia la vita, pose alla James Dean del quartiere, e poi lo trovi di nuovo incantato davanti al cartellone del cinema 'Il libro della Jungla'... e questo mi sa che la dice lunga sui sogni del fotografo, di pochi anni più grande del suo soggetto.

C'è una foto del circo che non voglio lasciarmi scappare: il domatore che, sorridendo, guarda la tigre... sembra farle la corte, e lei? Accidenti che profilo altezzoso... una che si fa desiderare! Un dialogo stupendo senza parole.

Poi le foto dei musicisti Jazz, ma qui c'è anche il mio debole per l'argomento!
Ma la scoperta delle scoperte è un Kubrick capace di fotografare i bambini, non aspettatevi certo che sia sentimentale... questo no, per fortuna! Ma con lo sguardo divertito direi... allegro... e non andate subito a pensare all'allegria di Jack Nicholson in Shining... quello è un sorriso che se li mangia i bambini!
No, proprio un sorriso 'normale'... e per Kubrick penso sia notevole... non trovate?

improvvisamente... la bellezza

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stasera tra amici si parlava di vacanze... argomento quanto mai attuale. Mare, riposo, riposo, riposo... ok, per me si delinea ancora un po' lontano, ma non mi lamento. Non è per questo che scrivo... ma per un ricordo che mi è balzato in testa.
Anni 90, vacanza a Ischia. Pensione, spiaggia. Spiaggia, pensione. Tutto bello, tutto comodo sì, ma dopo tre giorni mi annoio. E che vi devo dire? Ho a disposizione una delle più belle isole del Mediterraneo, il tempo è magnifico, i profumi inebrianti, giallo dei limoni, rosso dei grappoli di peperoncini appesi alle porte, tra cielo e mare tutte le gradazioni del blu... e io devo accontentarmi di duecento metri al giorno tra la spiaggia e il letto della mia stanza? C'è un mondo intorno e io devo dormire e arrostirmi al sole?
Neanche morta!
Lascio volentieri alle altre amiche la sabbia che si appiccica all'olio solare, le urla dei bambini, il pallone che a intervalli regolari ti balza sulla pancia o sulle chiappe a seconda della posizione... e mi prendo l'autobus, comodissimo peraltro, che fa il giro dell'isola.

Salgo, mi siedo e appiccico il naso al finestrino, destinazione? Non so, quando c'è qualcosa che mi piace scendo.

Il piccolo bus costeggia il litorale e poi si addentra verso il centro dell'isola, arrivo ad un punto panoramico, e scendo.
Credo di essere vicino al monte Epomeo, il punto più in alto si raggiunge con l'asinello. Ma io mi fermo. E' un incanto. In lontananza si riconoscono Capri e Procida. Mi siedo su una panchina e incollo gli occhi alla realtà.
Perchè questa è la realtà, è il creato come è uscito dalla testa e dalle mani di Dio in persona. I miei occhi bevono e io sono proprio felice.
La fatica più grossa è staccarsi da quella meraviglia, ma il cuore continua a dire grazie, grazie, grazie... è ritmico.

Riprendo l'autobus. Cavoli, è davvero comodo! E non devi aspettare tanto (grazie, grazie, grazie... bum bum bum).
Si scende. Arriviamo al promontorio di S. Angelo, villaggio super-sciatto-chic. Bambini biondissimi e belli leccati, che urlano esattamente come i figli del mio portinaio, signore fornite di micro-cane, le regine della 'nonchalance', altrimenti detta 'arte di spendere miliardi per un costume da bagno, come se l'avessi trovato all'oviesse'. Signori biancocapelluti con orecchino e coda di cavallo che sorseggiano l'aperitivo e occhieggiano le ragazzine convinti che il mondo intero aveva proprio bisogno del loro fascino.
Insomma varia umanità... mi diverto, ma mi divertirei di più se potessi lanciare una congrua quantità di gavettoni.

Riparto. Forio. Quasi una città. Scendo perchè voglio vedere le vetrine. Mi attorciglio nelle vie, il traffico comincia a stancarmi, giro ancora un po' cercando la fermata del bus, svolto un angolo e.... eccola!
L'ho incontrata! LA Bellezza!
Piazzetta, scalinata, muri bianchissimi contro un cielo di lapislazzuli, a strapiombo su un mare di porcellana: la chiesa del Soccorso. Rimango in mezzo alla strada letteralmente basita, tanto che una macchina deve strombazzare un po' prima che mi sposti. Giuro su quello che volete che non esagero.
Quel posto è una delle cose più belle del mondo.
Ho saputo poi che da lì è anche possibile vedere il raggio verde, un fenomeno ottico creato dal sole al tramonto, una faccenda che ha a che fare con la rifrazione del raggio solare con l'atmosfera, tutta roba che ha spiegazioni scientifiche... che non riescono però a togliere la possibilità dello stupore.

Ecco io penso che quando uno incontra la Bellezza, la incontra così, una sorpresa, un regalo inatteso, la cosa più lontana dalla pretesa... che non può neanche esserne l'opposto.
La chiesetta si chiama 'del soccorso' con chiaro riferimento al pericolo del mare per questa gente che di mare ci vive, ma anche nel mare ci è morta.
Comunque nessuno mi toglie dalla testa che Soccorso è anche perchè la Bellezza è il conforto degli uomini, l'aiuto per affrontare le durezze della vita, il balsamo e il riposo tra le onde di questo mare che dobbiamo attraversare, non ti risolve i problemi ma è il tocco di una presenza che vuole stare al tuo fianco, è come la carezza di un amico.

Quando incontri una cosa bella succede che ti commuovi e il cuore ha questo ritmo grazie grazie grazie..bum bum bum.

Ciao ciao

... anni fa (2)

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‘Dai, suona, qualcosa mi verrà in mente’
Sono amiche, la vita è dura, ma sono amiche. ‘Capirà se dico qualcosa di sbagliato. E se non capirà... allora vorrà dire che perdonerà’
La porta si apre, piano. Una faccia carina e triste. Fazzolettone, occhi rossi ma asciutti, sorriso, triste anche quello.
‘Elena, cara, siamo qui... scusa... la nebbia’
‘Ma figuratevi, ragazze, neanche a pensarci. Grazie, anzi che siete venute. E’ di là. Volete vederla?’
La vita a volte aspetta un po’ ad essere dura. Spesso incomincia presto. A volte comincia presto ma te ne accorgi dopo un po’.
Quale sarà il caso di Elena?
La casa è piena di gente che parla piano, fanno spazio quando passano con lei. Alcuni sorridono un po’ imbarazzati, alcuni abbassano lo sguardo, ma quel ragazzo laggiù no, la guarda e sorride, la guarda in faccia, senza timore e sorride, schietto.
‘Chi è quello?’
‘E che ne so Dani, non fare domande da oca proprio adesso’
‘Ma non sto facendo la scema, chiedo sul serio, non lo conosco e chiedo’
‘Zitta’
Entrano. Sono grandi ormai, non è la prima volta che vedono un cadavere, eppure è sempre una strana e imbarazzante situazione. A vent’anni la morte è ancora una cosa lontana. Ma qui è ancora più strano. E’ la sua mamma. Era ancora giovane, una bella signora, sempre allegra.
‘Accidenti, sembra che dorma, sembra che respiri, se guardo bene adesso apre gli occhi, si mette seduta, ride e ci offre la torta’ Sono pensieri. Un po’ di imbarazzo ma in fin dei conti danno voce a un desiderio vero, che la vita non finisca mai. Che la morte è proprio una cosa contro natura.
Ti verrebbe voglia di andare lì vicino e scuoterla un po’ ‘Signora Lisa, signora Lisa, si svegli!’
‘Diciamo insieme una decina del rosario?’
Si voltano e vedono il proprietario di quella voce che osa alzarsi tranquilla e sonora tra tutti quei mormorii.
‘E’ quel tipo che non conosciamo’
‘Ma chi è Elena? Un tuo parente particolarmente devoto?’
‘No, è un mio ex compagno del liceo, abita qui vicino. Conosce... conosceva bene la mamma, era spesso qui da noi, ha conosciuto anche papà, studiavamo spesso insieme da piccoli.’
Il ragazzo sembra a suo agio, prende la corona del rosario e attacca:
‘Nel primo mistero doloroso si contempla...’
In pochi rispondono, comunque sono tutti zitti, almeno ascoltano.
Lì, seduto in un angolo c’è anche Andrea, il fratello di Elena. Sembra un po’ imbambolato, non ha sollevato lo sguardo un attimo, non ha salutato nessuno.
Finalmente finisce anche questa.
Alcuni rimangono ancora un po’, altri salutano sommessamente le facce conosciute, poi, quando sembra dignitoso possono anche accennare ad uscire.
‘Elena, chi resta con voi stanotte?’
‘C’è la zia Carla. Non vi preoccupate’
‘Senti perchè non andiamo insieme a mangiare una pizza?’
‘Si, certo, quando sarà finito tutto, c’è così tanto da fare sapete. La zia è bravissima, mi aiuta. Ma veramente sono un po’ preoccupata per Andrea. L’avete visto?’
Tre paia di occhi si spostano sul ragazzo, ma non è più da solo, c’è il solito amico, quello che non conoscono, gli sta seduto accanto. Stanno parlando.
‘Oh, guarda che caro il Lorenzo! Ve lo presento?’
‘No, meglio non disturbarli, magari ad Andrea può far piacere stare un po’ da solo con il tuo amico’
‘Andiamo sul balcone allora, è l’unico posto dove si può stare un po’ tranquilli, e poi ho bisogno di una sigaretta’
Non si guarda mai l’orologio quando c’è da chiacchierare, e stasera particolarmente. Anche se da condividere c’è più silenzio adesso. Ma non pesa, anzi, è un silenzio confortevole. Ogni tanto si affaccia qualcuno che vuole salutare. Quando rientrano c’è solo la zia. Sta mettendo in ordine le sedie.
‘Andrea?’
‘E’ uscito con Lorenzo. Volevano fare due passi. Vai anche tu ad accompagnare le tue amiche alla macchina, non ho paura di restare da sola, vai.’
Donna pratica e buona la zia Carla, un vero appoggio.
‘Ragazze stasera ho scoperto una cosa.’ Elena ha una faccia seria ma più serena ora.
‘Dai signorina, sputa una delle tue scoperte storiche’
‘Guardavo Lorenzo, come si è mosso stasera in casa, e non abbiamo scambiato molte parole sapete? Poi con voi, neanche con voi ho parlato tanto vero?’
‘Si, e... mi sembra normale...’
‘Bè, però ho sentito molto di più la vostra amicizia in questo silenzio che non in tutte le parole che ci siamo dette da quando ci conosciamo’
‘Già, a che servono le parole se non a raccontare la vita’
‘Brava Anna! E a che serve il silenzio, se non a far spazio alla vita?’
Bisogna vivere più che parlare, e capirlo a vent’anni è una cosa interessante.
‘Guardate un po’: la nebbia sta salendo, finalmente’
Ed è come uscire da una strettoia, l’allentarsi di un legaccio, l’allargarsi del respiro.
‘Elena’
Il timbro della voce ormai è familiare.
‘Lorenzo, vieni che ti presento le mie amiche’

                                                                                         (continua)

il II° capitolo c'è: infermieri

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...ci risiamo, tempo un mese e papà è ancora al pronto soccorso.  C'è un giorno nella vita che credo sia più chiaro di altri giorni, più di altri giorni ti rendi conto dell'orizzonte. Sembra un giorno in cui va tutto storto e devi sollevare un macigno con uno stuzzicadenti... invece poi torni a casa, a macchine ferme rifletti un attimo, e ti accorgi che è stato un giorno di sole, più chiaro e limpido di altri.
Nel giro di un mese papà due volte in ospedale. Significa che la vita stringe i fianchi, significa che le maniche vanno rimboccate ancora, significa che per nuotare in questo mare dovrò essere più docile, niente resistenza, se no affondi. Assecondare l'onda e andare di braccia e gambe... ritmo!
Questa volta papà non è ritornato con me, e non abbiamo fatto battute sulle belle dottoresse.
Frattura alla rotula. Estate a Milano. Fermi tutti. Cioè... si inizia a ballare.
Quello che spaventa è che tutti, proprio tutti si aspettano che sia tu la nave che li condurrà in porto, ergo la prima reazione è di ribellione, sorda, irrevocabile, netta.
Alt, silenzio! Io non salvo proprio nessuno.
Ma come muoversi? Cosa sarà giusto? Quale bene e quale conforto, e come?
E' la prima volta che sono figlia di un padre vecchio, non ho studiato il manuale.

Sono lì in corridoio, ad aspettare che gli infermieri finiscano. Si sentono rumori, lamenti, voci, provenire dalla stanza chiusa. Si capisce molto bene ciò che avviene lì dentro, e non è niente di piacevole. Le voci degli infermieri sono ferme ma gentili, quasi allegre.
Penso al loro lavoro, alla parte di umanità che deve vedere un infermiere. Non è un giro in giostra, è il contatto fisico con ciò che l'umanità scarta e scarterebbe: il dolore, la paura, le azioni e le parti meno dignitose, si direbbe, del corpo. Ma cosa c'è di non dignitoso nell'uomo se lo sguardo è puro e amorevole?
No, questo non è un lavoro per tutti, esiste una parola sola per definirlo ed è la parola più difficile e male interpretata che conosco: carità.
E' una montagna, ed è strano, perchè più ti avvicini alle parti meno nobili dell'umano, più devi salire a vette vertiginose dell'animo.
Non è un lavoro per tutti, non è filosofia, non è discorso. E' azione, praticità, delicatezza ma decisione.
A spendere parole si impara in fretta, ma a fare gesti di carità non si improvvisa.
Occorre un cuore grande.
Mi occorrerà un cuore grande nei prossimi tempi, questo occorrerà a me. Non per guidare navi altrui o per salvare situazioni familiari ingarbugliate. Un cuore grande per lasciarmi guardare e curare anche là, nelle parti meno nobili del mio animo.