la scuola è finita...
Baby sitter? Trovarle! E poi se ne va più di mezzo stipendio, non solo per pagare la ragazza, ma anche per le inevitabili telefonate di una mamma diffidente.
"Accidenti ai maestri e ai loro tre mesi di ferie!"
Iniziano le olimpiadi delle mamme, salti mortali carpiati e doppi, o tripli, a seconda del numero dei figli.
Giro di telefonate: Sandra li manda al kinderheim...sì per una settimana esclusiva, animatori esclusivi, posto a 4 stelle...ti toccherebbe fare un mutuo, senza risolvere niente...cos'è una settimana? Una goccia nel mare.
Anna lavora in casa...ma col cavolo che si tiene anche i tuoi!
Marina torna a casa sconsolata, mentre i due marmocchi già iniziano a litigare per i turni alla play station. Apre il portone, casella della posta.
"Mamma mi regalate un cane per la promozione?"
"Sì, davvero ci manca anche il cane! E poi bisogna vedere se sei promosso!"
"Ma dai, lo sanno tutti che alle elementari non si boccia nessuno!"
"Ma per te è sempre tutto così scontato...? fringuello!"
Una busta nella casella, la apre distratta e con i movimenti impacciati...tra borsa della spesa, chiavi della macchina e... "Senti Giulia, è ora che impari a portartela un po' tu questa cartella, no?!"
"Cari genitori, siamo un gruppo di mamme del quartiere alle prese con il problema del giorno: a scuole chiuse dove stanno i bambini mentre noi lavoriamo?
Abbiamo pensato di condividere con tutti questo bisogno, perciò ci siamo organizzate in turni, cercando la disponibilità di ragazzi grandi e nonni in gamba. Non vi offriamo un parcheggio, perciò chiediamo una mano anche a voi, anche poco tempo o qualche idea...tutto ci può aiutare. Don Livio ha dato la disponibilità dei locali dell'oratorio. Vi aspettiamo.
...calendario delle attività... telefono del responsabile...."
La manna! Sì...ma Giacomo sarà d'accordo? Solo a sentir parlare di oratorio gli si rizzano i capelli!
Tentar non nuoce...non si dice così?
Marina ripensa agli anni in cui lei aveva l'età dei suoi figli, allora non si stava a scuola tutto il giorno...tornava sempre a casa a mangiare... eppure anche sua madre lavorava... come se la cavava lei?Vicine di casa, oratorio, nonni e cortile, quando i cortili in città avevano i portinai, e che soggetti! Non potevi fargliela al signor Gino, anche quando non lo vedevi era sempre presente. E quella volta che si erano nascosti dietro la latteria? Un gruppo di scalmanati marmocchi in libera uscita? Sì, così credevano loro, ma era saltata fuori la signora Maria, la panettiera...ci aveva pensato lei a sgridarli... e poi li aveva mandati a casa con un panino ciascuno...
E i giochi? Per la campana bastava un pezzo di gesso e l'asfalto, le bilie, cinque noccioli di albicocca e molta abilità di mano. Nascondino. Rialzo, 'Ce l'hai'. Litigate? Tante, ma chi osava andare a frignare dalla mamma affrontando il disonore?Mica c'era nessuno che ti faceva l'animatore... anzi, i grandi erano pregati di farsi gli affari loro, ma c'erano.... accidenti se c'erano! Magari non erano tuo padre e tua madre ma un adulto contro cui incocciare lo trovavi sempre.
Cosa è successo ora? Il deserto. Intorno alla mia famiglia il deserto. La scuola ha iniziato a rosicchiarsi il tempo dei miei figli, bello, per carità, molto comodo...ma non ce ne siamo accorti e a poco a poco le abbiamo consegnato tutto, come quando al parcheggiatore lasci le chiavi della macchina, ti fidi ovvio. Solo che anche i garage hanno i loro orari di chiusura... solo che mio figlio non è mica una golf!
"Giacomo, che ne dici se Luca e Giulia li mandiamo all'oratorio in Giugno?"
sete
Non è che ti vengono tante parole, ma vorresti concentrare nel tempo e nello spazio quello che non sei riuscito a far capire prima, prima quando forse di spazio e tempo ne avresti avuto.
E allora scopri che neanche con un milione di anni e miliardi di parole potresti fare quello che non riesce a fare un abbraccio.
Perchè?
Dannata impotenza! E dannatissima verità: il mondo non lo faccio io, e nemmeno il mio amico lo faccio io, e nemmeno me stessa. Tutto ho ricevuto in questo pacco dono che non ho ancora finito di aprire.
Ma allora perchè questa fastidiosa sensazione di essere stata un po' presa in giro? Perchè mi regali qualcosa....mi lasci il tempo di affezionarmi e poi...zac! Come uno scherzo da prete mi togli la sedia mentre sono lì per sedermi?

Ci deve essere qualcosa che mi sfugge. Non mi rassegno. Tutto il mio amore sta gridando il contrario, ci deve essere qualcosa in più, se c'è la sete vuol dire che c'è anche l'acqua.
"...arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua..."
botulino
Mbè?! Scoperta da un milione di dollari! Ma c'è una bella differenza tra dirlo e crederci. Provaci!
Diciamo che almeno 23 ore su 24 della nostra giornata siamo indaffarati a far fuori la drammaticità dalla nostra vita, il bisogno, quel senso fastidiosissimo, diabolico di impotenza. In che modo? Devo fare l'elenco o posso risparmiarvi quattro ore di lettura noiosa?
Ognuno conosce bene le sue strategie, e, anzi, sarebbe contento di qualche dritta riguardo a quelle degli altri.
Comunque uno dei più comuni è il pensare che per alcuni in fondo la vita non è poi così difficile, e allora giù con un tre o quattro quintali di invidia e lamento....
C'è chi soffre perchè ha la cellulite e vorrebbe il fondoschiena come quello della Belen, e chi si deve arrabattare per arrivare alla fine del mese, con figli, moglie e nonno a carico.
Cosa? Come dici? E' scandaloso che non mi accorga della differenza?
Ma non siamo moralisti per favore.... certo che la ragazzina voglia fare la 'modella' e non ci riesce fa un po' ridere ma per lei non è meno drammatico dello tzunami in Giappone. E cosa mi dite della cinquantenne che corre dietro alle proprie antiche decadenti beltà come un idraulico impazzito nella casa che si sta allagando?
C'è di mezzo sempre una cosa che si chiama morte. Una parola grossa? No, una delle cose più certe della vita.
Ma perchè allora le fans del fisico perfetto ci fanno incazzare e invece una madre che perde un figlio ci ispira i più alti sentimenti di compassione?
Non lo so ma credo che per questa mamma il dramma è evidente, non è falsamente nascosto, mentre per la vecchia la tragedia è inutilmente mascherata dal botulino, e così si trasforma in qualcosa di grottesco.
Forse il problema è che desideriamo tutti una vita senza drammi, cioè falsa, passata fra le mani di qualche chirurgo estetico dell'esistenza, e così non ci accorgiamo di ottenere soltanto un'impalcatura dall'equilibrio precario anzichè una vita vera.
Il nonno pittore
C'era una volta un vecchio pittore malato. Un grande vecchio pittore malato. Per tutta la vita aveva raccontato la gioia nei colori. Con il suo pennello aveva fatto danzare la luce, le forme, la materia morbida e difficile della pittura.
Ma ora il pennello era così faticoso da reggere nelle mani!
L'aveva anche scambiato con forbici e carta, inventando farfalle e petali di colore per farci vibrare della sua stessa beatitudine.
Adesso era malato e stanco.
Lo assisteva una giovane infermiera. Timida, discreta.
Henry, così si chiamava il pittore, era rimasto colpito dalla finezza di questa ragazza e, con l'occhio dell'esperto, ne aveva anche apprezzato la delicatezza del viso, della figura, i movimenti, lo sguardo, il sorriso. Non che fosse particolarmente bella, ma cosa vuoi che sia per un vecchio pittore scovare la bellezza nascosta? Una prova in più, un divertimento, la sorpresa di saper ancora cogliere lo splendore della verità pur con l'occhio affaticato dal tempo.
Dal canto suo Monique considerava il vecchio pittore un amabile nonno, e come ad un nonno riservava le sue cure, confidava preoccupazioni e desideri.
Nacque un'amicizia strana e gentile. Un genio anziano e cortese, una ragazza modesta, sveglia e discreta.
Il tempo passava e il vecchio pittore si riprese un poco. Non aveva più bisogno di Monique come infermiera, ma, con grande sorpresa della giovane che non si riteneva nè bella nè interessante, lui la volle accanto a sè come modella.
Henry non era più in grado di dipingere grandi tele, ma un artista sa cogliere le sfide, sa lottare con gli ostacoli e non contro di essi, sa rendersi amici i limiti. L'arte non è forza incontrollata, il tocco del genio si nutre di umiltà e sa che più è oscura la notte più la bellezza sarà luce nel buio.
Così le sue mani tracciavano segni sottili, svolazzi, linee eleganti per suggerire un volto, una movenza, un'espressione singolare, uno sguardo profondo. Poche risorse, grande profondità: il tocco del maestro in pochi tratti.
Il pittore stava bene con la sua giovane modella. L'aspettava, conversava con lei, ascoltava i suoi racconti, anche i silenzi, le insicurezze giovanili. Si compiaceva nel suo ruolo di saggio nonno, magari un po' brontolone, ma tanto, tanto affezionato alla sua amica.
Monique intanto sapeva che nella sua vita presto ci sarebbe stata una svolta. Però temeva il momento in cui avrebbe dovuto parlarne al suo caro nonno pittore.
Forse la sua scelta non sarebbe piaciuta a Henry, forse non avrebbe capito, lui così lontano da certe cose come conventi e messe e....suore. Sì, perchè Monique aveva deciso di entrare nel convento delle Domenicane di Vence. Avrebbe lasciato il mondo e si sarebbe chiusa tra quattro mura a pregare. Era convinta forse che non ci fosse cosa più lontana dalla mente del suo carissimo amico, ma un giorno prese il coraggio a due mani e glielo disse.
In effetti non fu facile per Henry capire come una giovane potesse trovare la felicità in una scelta del genere, ma fu come sempre gentile e comprensivo, davvero come un nonno che ama la sua cara nipotina.
Devi sapere che a Vence, nel convento delle Domenicane, dove sarebbe entrata Monique, da tempo pensavano di costruire una cappella. Ma come molte decisioni che devono essere prese in gruppo, e... in un gruppo di donne, non se ne veniva a capo.
Solo dopo che Monique ebbe preso i voti perpetui e dietro insistenza anche del suo amico pittore, ecco che parve sbloccarsi qualcosa.
Il pittore sapeva bene che quella sarebbe stata la sua ultima fatica, e forse per questo ci mise tutte le forze che gli rimasero, prima per convincere tutti della bontà del progetto e poi nell'esecuzione. Non volle lasciare incompiuto nulla: progettò i disegni degli ambienti, preparò le vetrate e le immagini che avrebbero decorato i muri della chiesetta, pensò addirittura a finanziare egli stesso l'opera. Fu la sua ultima sofferta, gioiosa, luminosa parola in questo mondo, fu la sua preghiera.
Lui, che non aveva mai avuto molta dimestichezza con gli altari, arrivò a disegnare anche i paramenti sacri e le vesti dei sacerdoti che sull'altare avrebbero rinnovato il sacrificio di Cristo.
E fu la festa della luce, l'eleganza del tratto, puro senza inutili postille e orpelli.
In un piccolo punto del mondo un artista poco incline alla devozione cantò la sua ultima canzone come una preghiera, e disse alla sua amica che 'no', non era vero che lui non credeva in Dio, ma che tutto il lavoro della propria vita era esattamente come il suo recitare le ore con le consorelle, una domanda che attraverso i suoi colori e le sue tele potesse passare un soffio di tutta la gioiosa bellezza del divino.
Si chiamava Henry, Henry Matisse.
Cappella Sistina
Tra le cose belle. Quelle che ti incantano e ti ammutoliscono al primo sguardo, quelle che ti fanno rimanere in silenzio, quelle che vorresti godere da solo o in compagnia di pochi amici, senza commenti, tanto la bellezza parla da sè, e gli amici capiscono dallo sguardo.
Tra queste cose gli affreschi della cappella Sistina...eppure.
Eppure eccoci in metropolitana: caldo, calca, spinte e urla. Intanto, da quel soffitto e dalle pareti, forme e colori che hanno incantato la storia ridotti a suggerimento come la pubblicità sui muri della metro.
E il massimo che ti racconta la guida è 'osservate lo sguardo di quel personaggio dipinto che vi segue in ogni posizione' la voglia di non essere soli al mondo ridotta alla bizzarria di un tromp d'oeil...
Ho visto gli affreschi di Michelangelo. Sono uscita chiedendomi 'ma posso dirlo veramente?'
Una volta si leggeva un libro, si guardava un quadro, si ascoltava un concerto per trovare una corrispondenza con il cuore, per conoscere e crescere. Una risposta alla tua sete insomma.
Richiedeva tempo, molto. Silenzio, tanto.
Ora la bellezza si usa, si è contenti solo di dire 'l'ho visto'...ecco, trimbrato il biglietto, passiamo alla prossima moda. Ma cosa ti ha detto non sai, non ti ricordi. E dentro di te le immagini e i suoni si confondono, fanno un gran minestrone assieme a quello che vedi altrove o che, peggio, altri vedono per te.
Eppure...eppure Michelangelo e il suo tormento, Michelangelo e il suo talento sono sempre là, mi parlano lo stesso, un sussurro tra le grida....e la mia sete ha bevuto lo stesso, miracolo dell'irriducibile cuore umano, basta l'eco sottile di una cosa vera e subito viene risucchiato!
Quei colori, i gesti, le forme danno voce a una cosa che grida anche dentro di me: voglio qualcosa che mi riempie la vita, voglio una soddisfazione vera, voglio vivere e respirare a pieni polmoni, voglio essere rifatta e ricreata nuova ogni volta che faccio pasticci..insomma voglio un abbraccio vero e per sempre.
Povero mondo, che invece di contemplare la bellezza la fotografa per metterla su facebook... e poi non se ne ricorda più.
Non c'è più esperienza c'è una bacheca. Non c'è più desiderio c'è solo 'mi piace'...click
Ma il Cristo giudicante è sempre là, con il suo volto sereno e forte, con la sua mano alzata in un gesto potente e dolce: 'vi attirerò tutti a me.... e allora sì che vi saprete godere la Bellezza!'
Ho visto la Cappella Sistina: un incanto!
ascoltare
"Non sanno ascoltare"
Quante volte ho sentito questa frase? Una collega, una mamma, un'amica...
"Non mi ascolta"
La situazione è questa:
hanno otto, nove, dieci anni...sono tutti (quasi) seduti al banco, sei lì che aspetti il momento opportuno, segnali la tua presenza con una postura adatta, insegnare è stare sul palcoscenico a volte.
Schiarisci la voce, batti le mani...nulla.
Alzi il tono e ripeti...nulla
Ti avvicini e alzi il volume...nulla
Ripeti, ripeti, ripeti...nulla
ISTERIA
Tutti si bloccano e ti guardano attoniti...
Si sono accorti che esiste un'entità diversa e da loro distinta...ohibò!
Ok! Allora inizi a dire la tua, si chiamava 'spiegare'...non so adesso....
"Aprite il libro a pagina tot..."
Faticosamente metti insieme tre frasi, te ne mancano altre due e..."Maestra che giorno è oggi?"
Ricominci da capo, ma proprio da capo, da quando tentavi di far notare la tua presenza...hai presente risalire la china con il carico che ti era caduto a valle?
Finalmente una specie di silenzio e...
entra la bidella con la circolare!
Questo succede almeno dieci, dico DIECI, volte al giorno (bidella compresa).
Apro un dibattito, vi prego rispondetemi dall'abisso del nulla: cosa significa educare ad ascoltare?
ciao ciao
Sagrada Familia, Gaudì
Pochi giorni fa ho potuto vedere un filmato sulla Sagrada Familia. Non un documentario, solo foto e musica.
Era una situazione particolare, la disposizione d'animo e l'ambiente adatto per fare spazio alla bellezza.
Così mi sono innamorata di questa cattedrale.
Certo che ne avevo sentito parlare... foto, racconti, entusiasmi...tanto che io, bastian contrario, mi ero stufata anche un po'...quando tutti hanno da dire qualcosa su qualcosa...quella cosa non mi interessa più, vado in 'cimbali', non so cosa pensare.
Allora?
Allora eccomi qui, a smentire me stessa e balbettare una meraviglia.
Sagrada Familia: ovvero della passione.
Di tutta questa bellezza ho avuto un'eco. Di tutto il lavoro, del sudore, della fatica. Perchè non c'è come un'architettura a ricordarmi che l'arte è lavoro, uso, funzione, servizio per quel che deve fare l'uomo, per quello che deve vedere e per quello che deve pensare mentre vede e lavora.
Gaudì ha guardato intorno a sè ed ha plasmato lo spazio come fosse materia, ha fatto fiorire la materia come fosse un giardiniere ed è cresciuta la pietra come fosse la sua preghiera.
Ma tutto questo è solo la superficie, è dire 'che bello' solo perchè è facile....lo dicono tutti!
E invece non è facile.
Rimanere fermi alla superficie è sentimentale. E', appunto, rimanere fermi.
Ma se ti addentri nella bellezza incontri l'imprevedibile. E cosa c'è di più imprevedibile in una verde e bellissima foresta di una terra desolata e arida? Proprio lì, nel mezzo.
Ma, che sorpresa... un'aridità che non nega la bellezza, anzi, la esalta.
Aridità, solitudine, tristezza che ti spingono, ti costringono, ti accendono il fuoco della passione.
mentre le bellissime immagini scorrevano io pensavo a Gaudì, il signor Anton curvo sul suo tavolo di lavoro, alle prese con un problema di misure, o semplicemente a lottare con un mal di testa. La sua fatica come pane quotidiano, così dentro, così presente a dare assetto alla smisurata e incompiuta bellezza della sua cattedrale.
Ed ecco tutti i passaggi aridi e noiosi della mia giornata, tutto il deserto del mio desiderio, la fatica spicciola del lavoro, che sembra inutilmente senza fine e senza scopo, senza un disegno completo...è invece l'armatura di questa costruzione.
Nella fatica, nel deserto non è negata la bellezza, se non fosse anche lì, soprattutto lì, allora perchè stupirsi? Perchè vivere? Perchè?
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